I colloqui di lavoro possono generare grande agitazione soprattutto in chi è alle prime esperienze professionali oppure ha finalmente ottenuto un appuntamento con l’azienda dei propri sogni. È bene quindi prepararsi con anticipo, elaborando delle risposte efficaci alle domande più comuni. Tra queste rientra la temuta frase “ci parli di lei”.

Descriversi in maniera oggettiva, infatti, può risultare complicato, ma con i giusti suggerimenti, e partendo dal curriculum, è possibile aggirare l’ostacolo in maniera brillante.

Vediamo allora come presentarsi ad un colloquio di lavoro e come parlare degli studi, delle esperienze lavorative, delle competenze e degli interessi per lasciare il recruiter a bocca aperta.

Come presentarsi ad un colloquio di lavoro: gli studi

Iniziamo la guida a come presentarsi ad un colloquio di lavoro analizzando il primo aspetto del CV che dovrebbe essere preso in causa quando il recruiter chiede una descrizione del proprio percorso, ovvero gli studi. Le esperienze formative dovrebbero essere elencate brevemente, specificando il tipo di diploma o laurea e presso quale scuola o ateneo si è studiato.

Il voto finale può essere omesso durante l’intervista, mentre è bene sottolineare il titolo della tesi se è affine alla posizione per la quale ci si è candidati.

Parlare delle proprie esperienze professionali

Dopo aver raccontato in maniera sintetica gli studi svolti, si può passare alle esperienze professionali. Chi ha già esordito nel mondo del lavoro può elencare la mansione ricoperta, le responsabilità avute e i risultati ottenuti, ma come presentarsi ad un colloquio di lavoro quando si è all’esordio assoluto?

In questo caso è utile passare in rassegna i lavoretti estivi, i progetti di volontariato o la partecipazione ad attività pomeridiane organizzate dal liceo, in modo da dimostrare una buona intraprendenza.

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Raccontare le proprie competenze

La descrizione delle esperienze lavorative permette di anticipare il racconto delle proprie competenze. Si può infatti partire dalle abilità apprese durante i primi lavori o a scuola, per poi passare ai certificati linguistici o agli eventuali corsi extra-scolastici frequentati, come il conservatorio, gli incontri di scrittura creativa e tutto ciò che ha permesso di approfondire una passione.

È importante però dilungarsi solo sugli aspetti che possono essere interessanti per i recruiter e l’azienda autrice dell’offerta di lavoro, mentre le capacità non in linea con l’annuncio possono essere solo accennate brevemente.

Come presentarsi ad un colloquio di lavoro: gli hobby

L’obiettivo di un colloquio di lavoro non è solo esaminare le competenze dei candidati, ma anche sapere qualcosa in più sulla loro personalità e capire se si tratta delle risorse giuste da inserire in azienda. Durante la risposta alla domanda “ci parli di lei”, quindi, è bene raccontare anche hobby, interessi e passioni coltivati al di fuori del contesto lavorativo o scolastico.

Chi pratica o ha praticato uno sport, ad esempio, può parlare del livello raggiunto e di come l’attività agonistica abbia permesso di sviluppare determinazione e ambizione, due aspetti molto utili sul lavoro o durante il percorso formativo.

Il linguaggio verbale

I consigli su come presentarsi ad un colloquio di lavoro possono poi proseguire con alcuni suggerimenti da seguire e con gli errori da evitare. Tra i primi rientra l’attenzione al linguaggio verbale. Durante l’intervista è bene parlare in modo appropriato e professionale, evitando espressioni gergali e mantenendo un atteggiamento inclusivo.

Meglio poi non mostrarsi troppo amichevoli, dato che recruiter e aziende sono interessate al valore aggiunto che il candidato potrebbe portare nella giornata lavorativa e non a instaurare nuove amicizie.

Come presentarsi ad un colloquio di lavoro: linguaggio non verbale

Anche il linguaggio non verbale è un aspetto che viene valutato in sede di colloquio. Un po’ di agitazione soprattutto nei primi minuti dell’intervista è del tutto normale e non inficerà la decisione finale. Dimostrare un atteggiamento chiuso e insicuro, però, potrebbe ridurre le probabilità di successo.

Bene quindi optare per una stretta di mano decisa, guardare gli interlocutori negli occhi mentre parlano e rimanere dritti con la schiena per non dare segnali di scarsa attenzione o disinteresse.

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Evitare l’arroganza

Mostrare un atteggiamento sicuro non significa però essere arroganti nelle risposte o nel modo di porsi. Al contrario, è meglio cercare un buon compromesso tra fiducia in sé stessi e modestia, anche quando i risultati accademici o professionali ottenuti in passato sono di alto livello.

Selezionatori e aziende apprezzano infatti la voglia di imparare e di mettersi in gioco, ma difficilmente potrebbero selezionare dei candidati troppo convinti o che sentono di sapere già tutto.

Come presentarsi ad un colloquio di lavoro: studiare l’azienda e il recruiter

Per presentarsi ad un colloquio di lavoro in maniera ottimale è importante studiare in anticipo l’azienda e il recruiter che condurrà l’intervista. Bene quindi fare una breve ricerca online per andare alla scoperta dei valori, degli obiettivi e della vision della realtà per la quale ci si è candidati, così da dimostrare un grande interesse per il posto vacante.

Nel caso si conosca il nome del selezionatore, inoltre, potrebbe essere utile visitare il suo profilo LinkedIn. Non bisogna poi esitare a porre domande di approfondimento, qualora qualche aspetto non fosse chiaro. Anche questo, infatti, è un segno di curiosità che non potrà non essere apprezzato.

Rispondere alle domande con il metodo STAR

Concludiamo la guida a come presentarsi ad un colloquio di lavoro con una piccola tecnica di storytelling che può rivelarsi utile nella preparazione delle risposte alle domande più classiche di un’intervista.

Le esperienze passate possono infatti essere raccontate attraverso il metodo STAR, acronimo che raccoglie le iniziali delle parole Situation, Task, Action e Result. Il discorso dovrà quindi partire dalla descrizione del contesto, per poi passare al compito che si è stati chiamati a svolgere, alle azioni specifiche che si è deciso di intraprendere e ai risultati che sono stati raggiunti.



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