L’Area Marina Protetta di Torre Guaceto, si trova in Puglia, comprende un tratto di costa relativamente breve, ma si estende per circa 1.110 ettari. Include diversi habitat di particolare importanza naturalistica come le dune e il posidonieto.

L’Area Marina protetta è suddivisa in tre zone con un diverso grado di tutela: la Zona A, dove le attività dell’uomo sono vietate, la Zona B e la Zona C, nelle quali sono permesse alcune attività purché non compromettano la biodiversità.

La storia dell’AMP inizia nel 1970, quando il WWF si interessa dell’area, arrivando a dichiararla di interesse internazionale per il suo valore naturalistico. Si inizia a ipotizzare l’istituzione di una vera e propria area di protezione, che diventa realtà solo nel 1991. Nonostante il titolo di “Area Marina Protetta” sulla carta, inizialmente era un’area molto degradata, soggetta a pesca incontrollata, che aveva causato una drastica diminuzione delle popolazioni di pesci. Nel 2001, il neonato Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, con il contributo dell’Università del Salento, ha imposto un blocco pesca al fine di studiare un metodo per ripopolare le acque protette. Una scelta drastica e ovviamente molto discussa dai pescatori locali.

torre guaceto italia 30x30pinterest
vololibero//Getty Images


Dopo 4 anni dal divieto di pesca il miglioramento delle condizioni ambientali ha permesso di mettere in pratica una pesca sperimentale co-gestita tra ente gestore e pescatori locali. L’obiettivo del progetto era riportare l’attività artigianale nell’AMP in un’ottica sostenibile, quindi compatibile con il mantenimento della biodiversità dell’area. In particolare, venne concesso ai pescatori di tornare a pescare all’interno dell’area protetta, nella zona C, rispettando un regolamento definito dal Consorzio. I pescatori notarono subito la differenza rispetto al passato. La quantità di pescato era raddoppiata, pur avendo dimezzato lo sforzo di pesca. I ricercatori hanno affermato che la protezione dalla pesca aveva permesso alle popolazioni di pesci di crescere di numero e di dimensioni, registrando un incremento della popolazione ittica del 400%.

Un caso diventato di interesse mondiale che ha attratto studiosi provenienti da tutto il mondo. Questo risultato incredibile è stato possibile solo grazie a una stretta collaborazione tra l’ente gestore e i pescatori, fattore fondamentale per far sì che le Aree Marine Protette non rimangano “solo su carta”, ma producano un risultato in termini di protezione e benefici per la comunità locale.