Da alcuni anni il mondo sta cercando alleati per contrastare il cambiamento climatico e risanare i suoi oceani. Un insospettabile aiuto sembrerebbe arrivare da un gruppo di organismi che si incontrano spesso in mare o sulle spiagge durante i clean-up organizzati da associazioni aderenti alla campagna 30x30 Italia di Worldrise, tra cui The Black Bag. che, periodicamente, organizza questo tipo di incontri aperti a chiunque desideri partecipare. Si tratta delle alghe: questi organismi estremamente antichi, che variano incredibilmente in dimensioni, forme e colori, si stanno rivelando ricchi di sorprese.
Una fonte sostenibile di nutrimento
Le alghe e le microalghe sono una fonte estremamente ecosostenibile di nutrienti. Contengono infatti alte percentuali di acidi grassi (omega-3 e 6), vitamine (B12 e C) e persino di proteine. E proprio grazie all’elevata concentrazione di quest’ultime, le alghe rivaleggiano con gli allevamenti animali. Infatti la loro coltivazione emette cinque volte meno CO2 rispetto alle produzione di carne.
Alghe per fare tessuti
L’industria tessile al momento è una delle meno ecocompatibili e sostenibili della Terra. L’uso di coloranti e di grandi quantità d’acqua ne fanno una delle più dannose per il pianeta; per questo le grandi case della moda stanno cercando nuovi materiali più ecologici per le loro creazioni. Alcuni laboratori hanno sviluppato tecniche o tecnologie che permettono l’uso delle alghe per produrre tessuti. In Argentina, ad esempio, hanno trovato il modo di ricavare da un’alga invasiva del materiale tessile. Questo potrebbe rivoluzionare totalmente questa industria.
Curare il pianeta con le alghe
Il mare accumula una grande quantità di sostanze inquinanti: dai metalli pesanti alla plastica, ai carburanti, ecc. Per poterli eliminare ci si avvale di quella che viene chiamata bioremediation (biorisanamento): una tecnologia che permette di catturare ed eliminare le sostanze tossiche. Anche in questo caso le alghe sembrano fare al caso nostro. Infatti hanno la capacità di catturare i metalli pesanti e trattenerli, rendendoli innocui grazie al rilascio di sostanze chelanti. Tuttavia l’uso delle alghe per la bioremediation presenta costi proibitivi, quindi si sta cercando di ridurli sfruttandole per produrre biocarburanti, fertilizzanti o sostanze farmaceutiche.











