Prosegue con The Timeless Issue il nuovo percorso di Cosmopolitan Italia che trovate in edicola da oggi 2 giugno, un numero dedicato alle cose che restano, all'arte di dire "no", a quella di fare valere le proprie idee e alla libertà di sbagliare raccontata tramite la voce di Natalia Dyer, la star di Stranger Things. Ce lo racconta nell'editoriale Lavinia Farnese, Chief Editorial & Brand Officer di Cosmopolitan.

Nel tempo senza tempo

C’è un errore di distrazione che commettiamo spesso, e spesso senzanemmeno accorgercene. È scordarci di quanto infinito - tantissimo - c’è, nel poco tempo - pochissimo - che abbiamo. Presi dal quotidiano, cadiamo nell’inganno di non pensarci: nel transitare delle nostre vite, molto di noi resta e resterà indelebile, anche oltre la nostre esistenze. A volte è una fotografia di nostra madre scattata quando ancora non eravamo nati (come questa della mia, in riva al mare di Castiglione della Pescaia), o un documentario intimo come quello che Charlotte Gainsbourg dedica alla sua, Jane Birkin (Jane par Charlotte, di cui parliamo in Play) a ricordarcelo: una nostra creazione (un film, uno scritto, una canzone d’amore), o un’intuizione della nostra generazione (un certo modo di vestire, di arredare, di portare i capelli) può sì passare di moda, per un po’, ma poi tornare e, tornando, in qualche modo superarci, durare in eterno. Gli anni Ottanta che sono di nuovo qui li veste per noi Natalia Dyer, diventata grande in Stranger Things e star di copertina di questo Timeless Issue – un numero in cui attraversiamo piccole grandi storie intramontabili, come gli ex che non spariscono, mentre le sopracciglia sì, il vintage che governa e le madri da governare, l’eternità in Terra di due persone che «vengono insieme» e un femminile che lavora su di sé per essere pienamente capace di dire no in modo deciso e fermo, per essere ogni mattina un po’ meno compiacente. «Voglio poter provare e poter sbagliare», dice l’attrice nel passaggio più importante della conversazione, affermando un diritto sacrosanto dei suoi 27 anni e della stranger generation a cui appartiene (la gioventù è sempre e per fortuna una terra straniera): «Poter sbagliare come una persona che sta solo crescendo». La buona notizia è che si cresce durante tutta la vita. Ad avere curiosità, si cresce a 18, a 30, a 75. Perché pure crescere, in fondo, è un concetto senza fine. E il viaggio che conta è forse sapere della propria finitezza, averla chiara e, rinnovando lo stupore infantile, rendersi infiniti.

Lavinia Farnese

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