Escludendo maldestri tentativi sul campo quando ancora dalle gengive spuntavano dei corrucciati denti da latte, l'ultimo approccio che ho avuto con il tennis è stato nel mio salotto nei primi anni 2000 con la Wii Fit e gli avatar colorati. Sarete stupiti tanto quanto me, quindi, nel sapere che la mia prima vera lezione sul tennis si è svolta ai Nitto ATP Finals di Torino, uno dei tornei professionistici più importanti al mondo, in compagnia di un grande campione. Ho infatti incontrato Lorenzo Musetti in Nuvola Lavazza, a Torino, tra profumo di caffè e foliage tutt'intorno. Ma prima qualche numero. Classe 2002, toscano di Carrara, è diventato all'età di 16 anni il più giovane italiano di sempre a essersi aggiudicato uno Slam a livello juniores. Corteggiato dai brand - tra cui, per l'appunto, Lavazza -, amato in campo e con una fan base di 170mila persone solo su Instagram, Lorenzo è solo all'inizio della sua ascesa e conta già tanti, tanti successi. Per questo il nostro occhio si è voluto concentrare su Lorenzo oltre Lorenzo, sulla persona oltre all'astro nascente. Il risultato? Un intreccio di cantautorato, concentrazione, gentilezza e equilibrio, l'elemento che, in fondo, unisce un grande campione ad un grande caffè.

Lorenzo, chi è Lorenzo?

«Sono un ragazzo di diciannove anni con una vita particolare. Mi piace viaggiare, mi piace il lavoro che faccio e sono riuscito a trasformare la mia passione in una professione, quindi sono molto fortunato. Ho tutto quello che mi serve. Ho degli obiettivi, sono sempre stato ambizioso, e mi piace coltivare i miei sogni».

Sono un ragazzo di diciannove anni con una vita particolare

«Agli altri miei coetanei mi accomunano le tendenze del momento anche se devo fare una digressione sulla musica. Sai, io ascolto una musica che magari tanti ragazzi della mia età non conoscono: sono cresciuto con la musica degli anni 80, 90 grazie ai miei genitori e ora colleziono vinili, oltre ad ascoltare tantissima musica mentre viaggio. Sì, mi ritrovo anche nei testi contemporanei, ho due facce, ma in questo momento ad esempio ascolto tanto cantautorato italiano, sono grande fan di Battisti, e sono in fissa con Raf, non chiedermi il perché.

italys lorenzo musetti reacts during his group stage match against usas sebastian korda of the next generation atp finals on november 11, 2021 at the allianz cloud venue in milan photo by tiziana fabi  afp photo by tiziana fabiafp via getty imagespinterest
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Quando sei un campione è facile montarsi la testa. Chi fa da contraccolpo e ti tiene con i piedi per terra?

«Il mio coach Simone Tartarini, il mio team, la mia famiglia mi fanno volare bassissimo e ci sono sempre riusciti. Sono davvero contenti di averli al mio fianco. Sono concreto. Sin da bambino ricercavo, non dico la perfezione, ma ho sempre preteso tanto da me stesso quindi davo il massimo per meritarmi tutto quello che ottenevo. Ora riconosco invece i miei limiti, quelli di un ragazzo di diciannove anni, e lavoro su questi». Ed è proprio parlando del lavoro su se stesso che tocchiamo il tema dell'analisi. «Io all’inizio del mio percorso non credevo nel potere della psicoterapia, che io preferisco definire una chiacchierata con un professionista. Ora mi trovo invece molto bene e non pensavo di potermi aprire tanto, sto lavorando sulla mia sensibilità e timidezza. Ho saputo raccontare me stesso, le mie emozioni, andando in profondità e facendomi conoscere dal di fuori. La lezione è: bisogna sapersi ascoltare e riconoscere, poi vivere, le emozioni che si stanno vivendo».

Piccolo match (di parole)

Concludiamo così, con un match singolo che chiude il cerchio.

Tennis è sfida.

Sfida è? Quotidianità.

Quotidianità è? Vita.

Vita è? Tennis. Perché la vita è passione.