Gli anni Ottanta erano gli anni delle paillettes, dei sintetizzatori e di icone femminili graffianti e irriverenti come Madonna, Cindy Lauper, Loredana Bertè e Donatella Rettore.

In quel periodo Lucia Manca era solo una bambina e a noi piace immaginarla incollata allo schermo di una televisione ad ammirare i luccicanti videoclip in rotazione o attaccata a una radiolina, magari nella sua cameretta, incantata da quelle melodie synthpop.

Oggi Lucia Manca ci restituisce le sonorità e l'immaginario di quegli anni d'oro con le sue canzoni e con quell'italian touch da diva 80s che ci fa venire subito voglia di alzare il volume e correre a rispolverare i lustrini dall'armadio.

Maledetto e Benedetto è il suo ultimo album e il suo secondo lavoro a distanza di sette anni, durante i quali la cantautrice salentina ha stretto importanti collaborazioni nel panorama musicale italiano. Voce per Jolly Mare e Populous e una partnership sotto il segno dell'amicizia con Matilde Davoli, che ha prodotto il suo disco e con cui continua a lavorare, regalandoci bellissimi brani.

L'ultima perla si chiama Quello che lasci ed è uscita proprio poche settimane fa. In questa intervista Lucia ci racconta come nasce il suo progetto e perché gli anni Ottanta hanno ancora molto da insegnarci.

Domanda di rito: come nasce Lucia Manca?

"La musica ha sempre fatto parte della mia vita, sin da piccola è sempre stata una cosa naturale e spontanea, una necessità. Ho sempre cantato, motivata anche da mio padre che mi faceva ascoltare le grandi voci della canzone italiana, ed io in qualche modo cercavo di imitarle. Crescendo, ho fatto un percorso piuttosto standard: ho preso lezioni di canto e pianoforte e a 17 anni ho iniziato a cantare nelle varie band e orchestre. Da un momento all’altro ho avuto il desiderio di mettermi a nudo in un certo senso, di avere delle mie canzoni e mettere su carta i miei pensieri ed è stato bello rendersi conto di come alcune melodie che mi venivano in testa riuscivano a suggerirmi tante immagini e da li il susseguirsi di parole”.

Il tuo lavoro nasce anche sotto il segno di una bellissima collaborazione femminile, quella con Matilde Davoli. Pensi che condividere il tuo percorso con un'artista (e un'amica) abbia dato una marcia in più al progetto?

"Si, è sempre una grande fortuna lavorare con persone che stimi non solo dal punto di vista musicale. Con Matilde è stato tutto molto naturale, un po’ come vedersi la sera per stare insieme a bere o mangiare qualcosa. Dal punto di vista artistico è stato molto stimolante lavorare con lei, mi ha spinta ad osare e a credere in me stessa”.

La tua musica è piena di riferimenti agli anni Ottanta. Tre artiste di quegli anni che consiglieresti a un pubblico più giovane e che fanno parte delle tue influenze?

"Giuni Russo, Loredana Bertè e Anna Oxa”.

E per quanto riguarda il tuo stile?

"Sicuramente un ruolo fondamentale nella mia crescita musicale sono stati i grandi interpreti della canzone italiana, il mio stile credo sia stato influenzato da tutto ciò che ho ascoltato in passato ma soprattutto dagli ascolti attuali che spaziano dall’indie internazionale, l’r’n’b, il soul e l’elettronica contemporanea”.

Come pensi sia cambiata l'idea di femminilità dagli Eighties a oggi e cosa invece dovremmo conservare di quegli anni?

"Personalmente penso sia cambiata in peggio. Molti possono pensare che le donne in quegli anni fossero attratte solo dalla moda fatta di paillettes e lustrini e invece proprio le mode hanno avuto un ruolo fondamentale nel cambiamento, soprattutto nella musica, c’era il coraggio di osare e non solo nel modo di vestire, ma anche nella scrittura delle canzoni e la femminilità veniva espressa con fascino e sensualità, libera da ogni forma di tabù. Oggi dovremmo appunto osare di più, nella musica come nell’immagine. Mi piacerebbe ritrovare sempre più donne libere, fiere di avere un ruolo determinante nell’arte”.

Giusto poche settimane fa hai pubblicato un nuovo singolo, Quello che lasci. Qualche anticipazione sul futuro?

Quello che lasci è una canzone scritta da me e prodotta da Matilde Davoli nel periodo in cui andavo spesso a trovarla a Londra per lavorare al disco. Sto scrivendo della musica nuova, auto-imponendomi di non pensare ai trend del momento e alle correnti di mercato. Mi sto approcciando alla composizione in modo sempre più libero”.