Siamo tutti stanchi. Di tornare a casa la sera nel traffico dopo dieci ore in ufficio, di entrare in palestre affollate, di pagare affitti soffocanti, di non sapere neanche che storia abbiano i nostri vicini di casa. Negli ultimi anni, termini come “quiet quitting”,“great resignation” e “downshifting” sono entrati nel nostro vocabolario, riscrivendo un nuovo senso del lavoro nella nostra epoca e forse anche in quella futura. È emerso il desiderio di provare a immaginarsi nuovi modi di vivere il quotidiano, che da oltre un secolo si protrae quasi invariato, giorno dopo giorno, e risponde sempre meno ai bisogni collettivi così come a quelli individuali.
È in questo contesto che nel 2021, dopo gli sconvolgimenti post pandemia, il fotografo Alessandro Vullo decide di mollare tutto – casa, carriera, città e abitudini che, come racconta oggi, non gli erano mai veramente appartenute. Inizia così un viaggio: dalle comunità intenzionali dell’Appennino Tosco-Emiliano, luoghi di condivisione dedicati al creare uno stile di vita sostenibile, ecologico, sociale e spirituale, basato su autosufficienza e cooperazione, fino al Messico. Per infine tornare a casa nella Sicilia rurale. Qui si scopre una rivoluzione silenziosa alla ricerca di un nuovo modo di stare insieme, con se stessi, con il prossimo e con Madre Terra. Non si tratta di utopia ma solo un modo altro, nuovo di vivere. Un Nuovo Mondo Antico, su tutti i piani: fisico, energetico, emotivo.
Alessandro Vullo è nato in Sicilia nel 1987, sotto il segno zodiacale dello Scorpione. Fra i tanti lavori a cui si è dedicato nel corso della sua vita, la fotografia ha occupato un posto importante. Parla al passato perché a un certo punto non è più riuscito a sopportare l’idea di fare il fotografo per sempre. Allo stesso modo, non potrebbe sopportare l’idea di vivere senza mai più scattare fotografie.

























