«"Che fatica fingere di star bene". Qualche mese fa ho digitato queste parole sulle note del telefono. Tra le tante frasi che annoto di continuo, questa ha ispirato la scrittura del mio brano in gara al Festival di Sanremo. Non tutto ciò che appunto si trasforma in qualcosa, a volte rimane lì per sempre. Come molti dei vestiti che compriamo, sicure che prima o poi arriverà l’occasione perfetta per indossarli. Spoiler: due anni dopo li vendiamo su Vinted insieme all’ennesimo regalo immettibile di zia Roberta.

Quest’anno ho affrontato una profonda crisi. Non riuscivo a ritrovarmi nell’immagine che mostravo agli altri, paralizzata tra cosa volevo essere, cosa gli altri chiedevano che fossi e chi sono. “Ditonellapiaga” è una sorta di alter ego e quando hai la fortuna di avere una finestra su una vita che non è a tutti gli effetti la tua, è come possedere una bambola. La bambola non sei tu, ma è direttamente subordinata alle tue volontà e diventa una proiezione dei tuoi sogni e delle tue fantasie. Puoi scrivere la sua storia e vestirla come vuoi. Finché qualcuno non ti lascia intendere che non c’è più tempo per giocare, che il vestito che le hai scelto non piace a nessuno, che tanto in fin dei conti non conta molto quanto tu ne sia innamorata. Conta quanto lo sono gli altri. Nessuna residenza a Barbielandia bensì un rocambolesco vagabondare nel compromesso fra i propri voleri e le regole di un mercato discografico che si costruisce su schemi ben precisi, con dei ritmi che rischiano di soffocare la creatività in virtù di risultati rapidi. Eccomi qua, immobile, con i piedi in due scarpe diverse: troppo pop per l’underground, troppo respingente per il mainstream.

Incastonata nel mio purgatorio di bagni con le scritte sui muri e party brandizzati ai quali nessuno sa bene perché sia stato invitato. Sempre fuori posto o sempre al posto giusto, a seconda di come la si guarda. Come nella storia del bicchiere: nell’ultimo anno l’ho svuotato fino all’ultima goccia e l’ho riempito da zero. Erano acque troppo confuse. Ho dovuto imparare ad azzerare le aspettative, le mie e quelle degli altri. Smollare le paresi facciali da sorriso patologico e ricordare di farmi più domande. Quand’è l’ultima volta che mi sono interrogata su chi sono invece di chiedermi chi dovrei essere? Bella domanda, è proprio vero che dovrei farmene di più».

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Ilaria Ieie (via ufficio stampa)
Al secolo Margherita Carducci, cantautrice romana classe 1997, è in gara al 76° Festival di Sanremo con il brano “Che fastidio!”, anticipato dal singolo “Sì lo so”.