«Non pensavo che gli uomini soffrissero di disturbi alimentari», il tuffatore olimpico Tom Daley, nel raccontare il suo percorso con i Dca, lo dice in modo chiarissimo. Esiste ancora un pregiudizio per cui si parla poco di come i disturbi del comportamento alimentare colpiscano le persone a prescindere dal genere. Nel suo nuovo documentario, 6 seconds, disponibile anche in Italia su Discovery+, Daley affronta anche questo tema.
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Che cos'è una vita normale? Tom Daley, 31 anni e 5 medaglie olimpiche, non lo sa. Quello che sa è che non si è ancora abituato al cambio di passo dopo aver chiuso la sua carriera di tuffatore durata 23 anni. Il nuovo documentario è un'occasione per raccontarsi, ripercorre la carriera che l'ha portato a diventare un'icona dello sport britannico e mondiale e soprattutto svelare le sue fragilità, i momenti difficili: «In cuor mio spero di aiutare le persone a sentirsi meno sole nell’affrontare qualsiasi tipo di problema, non come mi sono sentito io», spiega al Corriere della Sera.
Tom Daley e i disturbi alimentari negli uomini
«Ho voluto parlare apertamente dei miei disturbi alimentari perché all’epoca, quando ne soffrivo, mi vergognavo, gli uomini fanno fatica a parlarne pubblicamente», racconta a Glamour il tuffatore appassionato di uncinetto e lavori a maglia, fiero sostenitore dei diritti LGBT+. «Molti atleti hanno davvero problemi con l'immagine corporea perché il nostro corpo è usato come mezzo per praticare lo sport che amiamo», spiega parlando dell'impatto dei commenti sul fisico, sul livello di allenamento, sul peso e le sue performance. «Ho lottato a lungo e in silenzio con un disturbo alimentare, perché non pensavo che gli uomini ne soffrissero. Non era qualcosa di cui gli uomini parlavano».
Daley ha raccontato che in quel momento c'erano troppe cose da gestire nella sua vita: «Avevo appena perso mio padre, stavo facendo i conti con me stesso e cercando di capire se avrei fatto coming out. Mi stavo preparando per le Olimpiadi. Stavano succedendo così tante cose e sentivo di non voler gravare su nessuno».
Col tempo, però, Daley si è preso cura della sua salute mentale, ha ridefinito quali per lui erano le cose importanti, si è sposato con lo sceneggiatore Dustin Lance Black ed è diventato papà. «Ho lottato a lungo per sentirmi a mio agio con me stesso, con la mia omosessualità e il mio ruolo di atleta. Ci sono così tanti elementi che ti fanno cercare sempre di inseguire ciò che pensi di volere, quando in realtà a volte anche solo prendersi un momento per essere grati per ciò che si ha è importante». «Credo che se si può imparare qualcosa dal documentario», aggiunge, «è il non dover affrontare tutto da soli».
I disturbi alimentari non hanno genere
Come ha spiegato in occasione della Giornata del fiocchetto lilla a Cosmopolitan Aurora Caporossi, Founder e Presidente di Animenta, associazione non-profit che si occupa di disturbi alimentari e di Comestai, startup che offre servizi clinico terapeutici per i disturbi alimentari, non bisognerebbe utilizzare il binarismo di genere nel parlare di disturbi alimentari. «Ci sono molte persone che affrontano i disturbi alimentari e che appartengono alla comunità LGBT+ e su di loro può esserci un'elevata pressione per quanto riguarda il corpo», ha spiegato.
Se da un lato è vero che la popolazione che soffre di Dca è, secondo gli studi, «circa all'80% femminile e al 20% maschile», dall'altro, spiega Caporossi, «è mancata parte della narrazione». «Spesso si parla di disturbi del comportamento alimentare solo al femminile quando in realtà sono malattie democratiche che possono riguardare tutte le persone». È vero che, nella nostra società, il corpo della donna riceve una maggior pressione legata ai canoni estetici, ma il rischio è ricadere in degli stereotipi. «Ora si comincia a vedere una pressione anche sui corpi maschili. Anche i ragazzi possono soffrire di anoressia, bulimia, binge eating», spiega l'esperta, «Poi c'è la cosiddetta anoressia inversa o vigoressia per cui si sviluppa una vera e propria ossessione per un corpo troppo esile, per tutto ciò che riguarda il mondo della palestra e anche un abuso di tutti quei prodotti per aumentare la massa muscolare».







