«Essere una giovane donna», scrive Rebecca Solnit in Ricordi della mia inesistenza, «significa affrontare il proprio annichilimento in innumerevoli modi, cercare di sfuggirgli o di sfuggire alla consapevolezza di esso, o alle due cose insieme». Esiste, a partire dalla pubertà quello che viene chiamato "confidence gap", un buco a livello di autostima che si crea tra coetanei, tra maschi e femmine, e si allarga come una voragine. Le ragazze, quasi inevitabilmente, vanno verso l'annichilimento di sé.

Una ricerca svolta chiedendo a più di 1.300 ragazze tra gli 8 e i 18 anni di valutare la loro autostima, mostra come, fino ai 12 anni, non ci sia quasi differenza tra ragazzi e ragazze, poi però qualcosa cambia e una ragazzina di 14 anni si valuta molto meno sicura di sé rispetto alla media dei maschi coetanei. «Dalle ragazzine di 12 anni sentivamo frasi come "Faccio amicizia molto facilmente", "Adoro scrivere poesie e non mi interessa se gli altri pensano che sia un bene o un male"», raccontano le ricercatrici Claire Shipman, Katty Kay, e JillEllyn Riley all’Atlantic, «Dopo un anno o più di adolescenza, dicevano "Sento che tutti sono così intelligenti e carini e io sono solo una ragazza brutta senza amici", o "Sento che se mi mostrassi per come sono, nessuno mi vorrebbe"». Sembra ci sia un punto di rottura ed è, a quanto pare, lo stesso che porta le ragazze la lasciare lo sport: una su due abbandona l'attività sportiva tra i 13 e i 17 anni e ben 2 su 3 lo fanno per mancanza di fiducia nel proprio corpo.

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Andrew Zaeh

Il legame tra sport e autostima

Secondo le Nazioni Unite, «Le ragazze che praticano sport sviluppano autostima, fiducia, resilienza e imparano a lavorare in squadra. Tendono a rimanere a scuola più a lungo, a ritardare la gravidanza e a trovare lavori migliori». Anche le ragazze stesse, secondo la ricerca un'indagine di AstraRicerche per Dove, sono consapevoli di come gli effetti benefici dello sport riguardino non solo la salute fisica, ma anche quella mentale. Riconoscono, infatti, l’impatto positivo dello sport, che permette di imparare a fare cose di cui non si credevano capaci (nell'83,4% dei casi), che migliora la propria autostima (lo pensano nel 78,8% dei casi), e che consente di imparare ad affrontare critiche e offese (secondo il 71,8% delle ragazze).

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Westend61

Senza lo sport le giovani perdono fiducia nel loro corpo, si sentono meno coordinate nei movimenti (-20%), meno agili e flessibili (-12,7%), meno veloci e scattanti (-14,1%), meno forti e potenti (- 19,3%). Eppure le ragazze mollano lo stesso e spesso lo fanno per motivi legati alla percezione della loro immagine. In Italia il 47% delle ragazze si sente a disagio per le pressioni legate al proprio aspetto esteriore e, nel 45% dei casi, le critiche provengono dai compagni, ma anche dalle altre ragazze (il 22% arriva dalle amiche). Anche l’abbigliamento sportivo è fonte di imbarazzo per più di una ragazza su due perché troppo attillato. Gioca un ruolo anche la pressione delle ragazze a sentirsi brave a tutti i costi e in questo è importante il ruolo di insegnanti. Nel 70% dei casi, allenatori e allenatrici sono decisivi nella scelta delle ragazze se smettere o continuare a fare sport.

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Thomas M. Barwick INC

Stiamo fallendo nel modo in cui presentiamo lo sport alle ragazze? È come se fosse considerato normale che, a un certo punto, le ragazze si dedichino ad altre attività. Se a mollare lo sport sono le ragazze, infatti, prevale l'accettazione (nel 73% dei casi, mentre per i ragazzi solo nel 51% dei casi). Anche per questo Dove ha lanciato il programma Body Confident Sport, un percorso formativo gratuito per insegnati e coach, in partnership con la fondazione Laureus impegnata a promuovere il cambiamento sociale positivo attraverso lo sport. «Grazie ad una formazione ad hoc e programmi e guide facili da utilizzare, ogni coach avrà a disposizione le nozioni, gli strumenti e l'ispirazione per preparare atlete ad avere fiducia nel proprio corpo», si legge nel sito web dell'iniziativa che mira a «favorire un ambiente inclusivo per ragazze e giovani di tutte le identità di genere, incoraggiandoli a sentirsi a proprio agio nell'approcciarsi all'attività fisica».