Botox o non botox, filler o non filler? Di recente sembrano queste le domande che non possiamo fare a meno di porci. Sarà perché, almeno sui social, pare che nessuna sia esente dai ritocchi di medicina estetica, più o meno invasivi. Poco importa che oggi si cerchi l'effetto naturale, il punto è sempre mascherare i difetti che finiamo per odiare. Eppure un'alternativa, un modo diverso di percepire i nostri corpi e le nostre facce c'è e ne ha parlato Gaia, ospite a Say Waaad?!? su Radio Deejay.

«Ho pensato di rifarmi», ha ammesso la cantautrice, «ma credo che accettarci e andare contro corrente rispetto allo standard sia anche un segno di resistenza al beauty e di rispetto nei confronti di chi mi ha portato qui».

Gaia sulla chirurgia e l'accettazione di quello che vediamo

«Body dysmorphia, ma non mi rifaccio», canta Gaia in "Fumo blu" brano del suo nuovo album Rosa dei venti ed è in questo senso che accettare la propria immagine diventa una forma di resistenza. Secondo l'artista «Tutti noi in questo momento storico abbiamo dei complessi con i modi in cui ci vediamo» e del resto si parla da anni di Snapchat dysmorphia, di Instagram face e visi da TikTok con effetti concreti sia sulla salute mentale sia sul bisogno di modificare tramite medicina estetica e chirurgia plastica quello che il nostro occhio, allenato dall'algoritmo, riconosce come difetto.

«Riesco a trovare le parti di me che ancora devo accettare», spiega Gaia riflettendo su come, però, l'omologazione sia una trappola che nega la storia e l'unicità dei nostri corpi. «Sono così fiera della mia fisicità e della mia ancestralità», ha aggiunto, perché fa parte del mio DNA, fa parte delle donne della mia famiglia che erano come me, delle persone della mia famiglia. Mio nonno ad esempio ha delle orecchie importanti. Gli altri miei nonni hanno un naso un po' aquilino. Non rifarmi mi sembra una forma di resistenza e di rispetto verso di loro».

Di recente la cantautrice di "Chiamo io chiami tu" ha anche postato un video in cui mostrava la sua pelle struccata e uno sfogo visibile sul viso. «Reality check». ha scritto in quell'occasione, «Il nostro corpo è il nostro universo, risponde agli stimoli esterni ma soprattutto a quelli interni. Sto vivendo uno dei momenti più belli, intensi e significativi della mia vita e mi ritrovo a dover fare i conti con una pelle che urla, chiede aiuto e una tregua. Non mi era mai capitato di vedermi in questo modo, ammetto che inizialmente ho pensato di coprire, truccare, evitare il confronto ma non credo sia la soluzione e soprattutto non è da me».