«Ultimamente nulla mi dà conforto», raccontava qualche tempo fa uno dei ragazzi che hanno partecipato alla Grande Inchiesta di Cosmopolitan su corpo e salute mentale. «Mi odio per questo, perché non c'è nulla che vada particolarmente male. Cerco di passare le giornate così, facendo quello che devo e il più presto possibile per non avere pensieri. So che non smetterò di cambiare, è l'unica cosa che so. Spero solo di non lasciare mai indietro il mio desiderio di essere felice, davvero e in qualunque modo». Che cosa ci serve per essere felici? Apparentemente poco: concetti come pace, opportunità, diritti, tempo libero, stabilità. Secondo TikTok anche una casa in campagna, un orto, un cane e un futuro meno angosciante potrebbero aiutare. Ultimamente la felicità sembra sempre più legata a qualcosa che avevamo dato per scontato e ora ci sembra irraggiungibile. Ma se, per essere felici, serve una ricerca costante, il rischiò è che i più giovani si stanchino di provarci.

Nel 2024, il World Happiness Report ha scoperto che la Gen Z è, attualmente, la generazione più infelice, in particolare negli Stati Uniti. Secondo una ricerca condotta l'anno scorso negli USA da Gallup in collaborazione con la Walton Family Foundation, i ragazzi della Generazione Z tra i 18 e i 26 anni hanno meno probabilità di valutare positivamente la propria vita rispetto alle generazioni più anziane quando si trovavano in quella fascia d'età. Non è, quindi, solo il dramma di avere vent'anni, è anche questione di come va il mondo.

Spensieratezza

Nell'inchiesta di Cosmopolitan il 46% degli intervistati ha identificato il benessere con il non avere preoccupazioni o ansie e il 49,8% ha dichiarato di stare male al pensiero dell'incertezza del futuro. Senza un briciolo di spensieratezza è difficile essere felici. Per compensare, si manifesta un'esistenza più felice su TikTok, una "soft life" delulu in contatto con la natura e il verde, senza l'obbligo di timbrare il cartellino.

Parlando con Dazed, Sarah, 27 anni, spiega che è difficile provare gioia oggigiorno «quando si è consapevoli del potenziale e dell'esistenza di sofferenza di massa, nonché dei nostri contributi a queste realtà». In altre parole: come si fa a essere felici se il riscaldamento globale incombe e gli investimenti vengono usati per le armi, se le guerre e i genocidi li vediamo in diretta sui nostri smartphone, se trovare un lavoro sembra un'impresa impossibile e logorante? Dopo aver intervistato ragazzi come Sarah, Dazed conclude che i più giovani oggi richiedono che i loro bisogni fondamentali siano soddisfatti: «Vogliono lavoro, salari dignitosi, assistenza sanitaria accessibile (gratuita) e la fine delle ingiustizie. Chi ha già un lavoro desidera ardentemente la libertà, il tipo di libertà che ha sperimentato quando era all'università. Vogliono essere meno legati ai loro telefoni, la fine della cultura della sorveglianza, vogliono il loro spazio e relazioni profonde e significative con altre persone».

Connessione

La connessione è un punto focale. Se, negli anni (e in particolare con la pandemia), lo stare insieme ha preso sembianze più virtuali che fisiche, oggi sono spesso proprio i ragazzi a mettere in discussione questo paradigma. C'è chi rinuncia allo smartphone e compra un "dumb phone" o recupera un vecchio 3310 dalla stanza della sorella Millennial. C'è chi, come i membri del Luddite Club di New York, si impegna a «promuovere il consumo consapevole della tecnologia», «a favore della connessione umana». I ragazzi del club si riuniscono per stare insieme senza la distrazione degli smartphone, disegnano e dipingono fianco a fianco, leggono in silenzio Dostoevskij o Kerouac e Vonnegut.

Forse non hanno tutti i torti dato che, in una nuova ricerca documentata nel paper Blocking mobile internet on smartphones improves sustained attention, mental health, and subjective well-being, il 91% dei partecipanti ha visto un miglioramento della propria salute mentale dopo una pausa di due settimane dallo smartphone. «Non è che smetti di usare Internet e magicamente ti senti meglio», spiega uno dei ricercatori, Adrian Ward, «Ciò che è successo è che le persone hanno trascorso più tempo impegnate in comportamenti sani. Hanno trascorso più tempo nella natura, più tempo a socializzare, più tempo a dedicarsi agli hobby. Hanno dormito di più e si sono sentiti più connessi socialmente con le altre persone».

Vita e scopo oltre il lavoro

Eppure le distrazioni non bastano. Spesso la Gen Z viene descritta come una generazione poco incline al sacrificio, ma mettere in discussione il senso del dovere non significa non avere aspirazioni. Secondo lo studio già citato di Gallup in collaborazione con la Walton Family Foundation, uno dei fattori che influenza maggiormente la felicità della Generazione Z è «la sensazione di avere uno scopo nel lavoro o a scuola». Il 60% dei ragazzi della Gen Z che si identificano come persone felici affermano di fare qualcosa di interessante ogni giorno, rispetto al 28% di coloro che generalmente non si sentono felici. Inoltre, circa due terzi (64%) dei membri della Gen Z che sono felici concordano sul fatto che le cose che fanno al lavoro o a scuola sono importanti.

Gli esperti dicono che la Gen Z è la generazione che più sente il bisogno di trovare uno scopo in ciò che fa. «Avendo sperimentato una pandemia globale, recessioni economiche e grandi cambiamenti culturali durante i periodi formativi delle loro vite, vedono il mondo in modo diverso», spiega Forbes, «Sono appassionati della risoluzione dei problemi sociali e si aspettano che i luoghi in cui lavorano abbiano convinzioni simili». Il punto, quindi, non è lavorare il meno possibile, ma impegnarsi in progetti e con persone in cui si crede: la qualità della vita e della vita lavorativa è definita dal valore, molto più che dalla fama o dal denaro.