Non sono mai stata abituata a concepire l’amore come qualcosa di durevole. Guardo la storia della mia famiglia, quella dei genitori dei miei coetanei, e da sempre vedo qualcosa che si spezza, magari a più riprese, ma che alla fine si rompe. Tanti legami rotti generano insicurezza nella speranza di affezionarsi a qualcuno.
Per questo faccio fatica a parlare d’amore con chi vive una relazione resistente al tempo, alla crescita personale, all’incertezza del futuro. Certe volte sembra un inganno. Com’è possibile trovare non una, ma la, persona da giovanissimi e tenerla per mano qualsiasi cosa accada? Come si arriva a questo patto? Probabile sia una bugia antica come le tradizioni del passato, ma è bellissimo poterci fare affidamento.
Quindi iniziamo una ricerca affannata nel tentativo di dimostrare quale sia la nostra verità. E succede che sbagliamo tantissime volte. Costringiamo il nostro corpo a stare immobili, lo incastriamo in dinamiche relazionali dalla terminologia complessa e decidiamo di meritarci delle cose orribili.
Più volte mi è capitato di trovarmi con una persona che non mi voleva e io non ero disposta ad accettare l’eventualità del reale: spesso le cose sono talmente vicine a noi che non riusciamo più a metterle a fuoco, perdiamo qualche decimo e la vista tradisce il nostro cuore.
Da qui nascono i contenuti online che ogni giorno ci ricordano, da un lato, quale siano i comportamenti da evitare, gli indizi da tenere sotto controllo, dall’altro che il nostro “meant to be” è lì fuori che ci aspetta e che al primo incontro tutto quel baccano del mondo tornerà a fare silenzio, quasi fosse una cura miracolosa.
Mi ero convinta che l’amore fosse qualcosa di tagliente e preciso, uno spartiacque fra il dolore e la felicità. Le commedie lo dipingono come un fulmine benevolo, che tutti cercano e vogliono. Speravo di essere colpita, rintontirmi e dare inizio a una nuova e bellissima vita. Ero pronta a ricevere l’incontro che mi avrebbe cambiata per sempre.
Nella confusione generale, nel non sapere più in cosa credere, il sentimento che pervade la mia mente adesso è la paura di non riconoscere l’amore. Di aver programmato un sistema protettivo così forte da allontanarmi terribilmente. Impariamo prima a leggere i tratti psicologici dell’altro, a studiare ogni sua reazione e poi, quando arriva il momento di chiedersi “come sto in questo momento?”, continuiamo l’elenco delle green flag della persona che abbiamo difronte per giustificare il benessere irradiato che proviamo, smettendo di raccontare a noi stessi cosa veramente accade dentro di noi.
Per questo ci serve più tempo. Più tempo dei nostri nonni sposati a vent’anni, più tempo dei nostri genitori divorziati a trenta. Vorrei avere il tempo di sentirmi vulnerabile, ma anche di sapere dove mi trovo. Non sentire la mia libertà minacciata, avere il diritto di priorità assoluta sul mio cuore, e non far pendere la polarità delle mie azioni dalla parte di qualcun altro solo per paura di perderlo. Siamo due interi che si incontrano e la presenza dell’uno non dovrebbe eclissare quella dell’altra.
Vorrei che l’influenza che subisco non mi faccia inclinare, ma mi allungasse verso l’alto. Nell’aria ondeggio e sento altre mani che sfiorano le mie.
Vorrei smettere di pensare che la reazione all’intimità che prende vita fra due corpi sia una manifestazione della mia debolezza, che mi sia arresa allo sguardo di qualcuno. Che tutto sia mosso dal mio male, dal desiderio di trovarmi incastrata in un altro dramma, dalla mia paura della solitudine. Ho il terrore di sentirmi calpestata da un sentimento che non riesco a controllare.
Forse davvero non avremo abbastanza tempo, il mondo non sta migliorando. Vivremo lontani l’una dall’altro, con meno soldi, meno figli e magari più carriere da portare avanti. Ma mi rifiuto di gettare al vento la possibilità di sentirmi amata soltanto perché qualcuno ci ha detto che siamo una generazione troppo libera, scostante anche quando non lo siamo, debole perché non facciamo quello che tutti si aspettano.
Anni fa mi sono chiesta se l’amore potesse essere preservato in una scatola, nascosto. La risposta credo mi sia arrivata oggi, dopo aver incontrato qualcuno che non mi ha fatto promesse, ma che si impegna ogni giorno per dimostrarmi quanto il presente sia una forma bellissima di cura.
L’amore contiene, non si sbarazza di niente, non fa figli e figliastri, si fa posto come riesce e lotta per restare. Non si incastra fra un impegno e l’altro, non matura nel silenzio, contiene il tempo e lo spazio, contiene l’intero e i frammenti spezzati delle persone. Contiene le lacrime per mostrarle all’altro. Contiene le nubi di pensieri. Contiene quello che non avevamo previsto, sorridere e scordarci quanti anni abbiamo, ma non chi siamo e chi stiamo diventando.








