Era il 7 febbraio 2017 quando, su iniziativa del MIUR, è stata istituita la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Sono passati 8 anni e il fenomeno, nonostante se ne parli di più, è in costante crescita. Secondo lo studio Espad Italia 2024 sono più di 1 milione gli studenti tra i 15 e i 19 anni che hanno subito episodi di cyberbullismo nel corso del 2024 mentre 800.000 ragazzi hanno invece compiuto atti di cyberbullismo. Sono numeri record e si parla soprattutto di insulti e minacce nelle chat di gruppo e sui social, esclusione dai gruppi online e diffusione non consensuale di informazioni e contenuti personali. «Il cyberbullismo (o bullismo online)», spiega lo psichiatra e psicoterapeuta Federico Tonioni nel suo libro Cyberbullismo. Come aiutare le vittime e i persecutori, «è un fenomeno complesso in continuità con il bullismo classicamente inteso, ma con caratteristiche qualitativamente diverse e conseguenze tanto imprevedibili da renderlo in genere un fenomeno fuori controllo».
L'evoluzione del Cyberbullismo
Il termine Cyberbullismo esiste ormai da tempo. Nel 1998 il Merriam-Webster Dictionary lo ha definito come «la pubblicazione elettronica di messaggi meschini su una persona spesso fatta in forma anonima», ma la sua definizione si è evoluta nel tempo. Nel 2006 l’educatore canadese Peter Smith ha identificato il cyberbullismo come «una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta, attuata attraverso un testo elettronico, agita contro un singolo o un gruppo con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento che non riesce a difendersi». Si tratta, però, di un fenomeno vasto e difficile da circoscrivere che si mescola con il forte impatto dei social sulla vita e la salute dei più giovani.
«Il cyberbullismo, al pari di ogni manifestazione della vita online, nasce come un fenomeno del quale è difficile stabilire i confini, e perciò destinato a sorprenderci», spiega ancora Tonioni. La violenza nel contesto delle nuove tecnologie prende nuove forme: «Le relazioni digitali, escludendo il corpo nella sua concretezza e quindi la comunicazione non verbale che attraverso esso si esprime, tendono a favorire pensieri e comportamenti più disinibiti, incrementando l’aggressività e la sessualizzazione nelle relazioni».
Tipologie di cyberbullismo
È pressoché impossibile catalogare tutti i tipi di cyberbullismo esistenti, ma questi sono i più diffusi:
Flaming: invio di messaggi violenti e aggressivi privatamente o sui social. Si tratta di "litigi online" dove si trascende usando un linguaggio molto violento con insulti e minacce.
Harassment: tramite l’invio continuo e reiterato di una moltitudine di messaggi denigratori e aggressivi che può sfociare anche nel cyber-stalking che porta la vittima a temere per la propria incolumità fisica.
Denigration (o put down): si tratta della divulgazione in rete o tramite chat di fake news per danneggiare la reputazione della vittima. Genera vergogna e la sensazione che la propria immagine non potrà più risollevarsi.
Masquerade: avviene quando il perpetrator si appropria dell’identità virtuale della vittima per inviare messaggi a nome suo e pubblicare contenuti offensivi.
Exposure: quando vengono rivelate informazioni che riguardano la vita privata della vittima senza il suo consenso. Possono essere dettagli inventati o estorti con l'inganno.
Trickery: avviene quando si ottiene la fiducia della vittima costruendo un rapporto online fasullo allo scopo di ricevere confidenze e materiale intimo che verrà poi divulgato senza ocnsenso.
Exclusion: consiste nell'escludere intenzionalmente qualcuno da un gruppo online come forma di ritorsione o molestia.
Cyberbashing: succede quando la vittima viene aggredita o molestata mentre altri riprendono la scena con la telecamera del cellulare allo scopo di diffonderla in rete.
Come affrontare il cyberbullismo?
Il cyberbullismo è un problema socio-culturale che andrebbe affrontato tramite un'educazione al rispetto e alla gestione del conflitto e un'educazione digitale sul ruolo specifico del mondo online nell'alimentare la violenza e l'impatto dei social sulla salute mentale. «La creazione di una cultura antibullismo è fondamentale per prevedere modalità di interazione positive tra istituzioni diverse», spiega Tonioni nel suo libro, «In questo senso, qualsiasi forma di prevenzione e intervento deve coinvolgere la famiglia e la scuola, che di fatto sono i luoghi dove bambini e adolescenti passano il loro tempo».









