Tra i primi in Europa c'è stata la Francia, ancora nel 2017, poi tanti altri Paesi come Spagna, Portogallo, Irlanda e di recente l'Australia hanno introdotto il cosiddetto "Diritto alla disconnessione". In Italia attualmente non esiste ma potrebbe presto venire introdotta con una norma che punta a tutelare maggiormente i lavoratori e le lavoratrici dalle richieste fuori orario, dalle email a tarda sera e dalla generale tendenza a non porre più alcun confine tra lavoro e tempo libero. Proprio in questi giorni, infatti, sta venendo discusso al Senato un Ddl sul Diritto alla Disconnessione che propone almeno 12 ore di riposo tra i turni e il divieto di comunicazioni fuori orario.
Il nuovo Ddl sul diritto alla disconnessione
«È sempre più presente una lamentela forte da parte di tanti dipendenti, in particolare i più giovani, che lamentano una invasività dei datori di lavoro nei confronti della loro vita personale digitale», ha sottolineato al Sole24Ore Filippo Sensi senatore PD, primo firmatario del decreto legge, «E cioè il fatto che finito l’orario di lavoro si continuano a ricevere mail, whatsApp e qualsiasi altro tipo di sollecitazione senza nessun riguardo alle ferie, alle vacanze, ai festivi. Raccogliere questa istanza non vuol dire fare qualcosa che va contro l’impresa, ma al contrario vuol dire rendere il lavoro più utile, più proficuo, evitando che uno sia bombardato di messaggi che non fanno parte di una corretta, leale e anche proficua relazione tra dipendente e datore di lavoro».
Il Ddl Sensi, se approvato, tenterà di garantire un migliore equilibrio tra vita lavorativa e vita privata. La proposta riguarda tutte le aziende con più di 15 dipendenti (compresi i lavoratori autonomi) e, come ha spiegato il senatore, mette in chiaro che «una volta che uno ha fatto il proprio orario di lavoro ha diritto a non essere richiamato o sollecitato, WhatsAppato dal suo datore di lavoro fino al giorno successivo e comunque per almeno 12 ore di pausa». Nel caso in cui le 12 dodici ore consecutive di completa disconnessione non venissero rispettate, saranno previste sanzioni pecuniarie anche se rimane il problema di come far valere il diritto nel concreto quando per il lavoratore, specie se in una condizione di precarietà, esporsi può risultare rischioso.









