Lo dicono tutti gli studi, tutte le nuove inchieste (compresa la Grande Inchiesta di Cosmopolitan sul corpo e la salute mentale), tutti i report e i sondaggi: i giovani in Italia non si sentono bene. Lo conferma anche il nuovo Rapporto del CENSIS sulla situazione sociale del Paese del 2024: il 58,1% dei giovani tra i 18 e i 34 anni si sente fragile, il 56,5% si sente solo e il 69,1% ha bisogno di sentirsi rassicurato. A questo si aggiungono disturbi come ansia e depressione, sempre più diffusi.
«Si tratta», spiega il CENSIS, «di stati d’animo legati all’incertezza, alla paura di non farcela, alle difficoltà sperimentate nel reggere il confronto con i pari. Se vissuti di frequente, possono sfociare in frustrazione, stati d’ansia, attacchi di panico, depressione o disturbi alimentari». Sono molti gli aspetti da tenere in considerazione, come gli strascichi della pandemia, una situazione globale instabile, la crisi climatica che incombe sul futuro, ma anche una mancanza di stabilità economica. La situazione lavorativa in Italia rende difficile per i giovani fare programmi, comprare casa, crescere. Gli italiani sono i più lenti in Europa a lasciare la casa di famiglia (in media a 30 anni), ma allo stesso tempo dal 2013 al 2022 sono espatriati circa 352.000 ragazzi tra i 25 e i 34 anni di cui più di 132.000 in possesso della laurea. Vivere nell'incertezza, senza margine d'azione, finisce per danneggiare la salute mentale.
Secondo CENSIS, il 51,8% dei giovani dichiara di soffrire di stati d’ansia o depressione, contro il 40,8% delle persone di età compresa tra i 35 e i 64 anni e il 19,0% degli ultrasessantacinquenni. Il 32,7% dei 18-34enni afferma di soffrire di attacchi di panico, a fronte del 23,8% degli adulti e del 4,2% degli anziani. Inoltre l'ansia può sfociare in altri disturbi: il 18,3% dei giovani denuncia di soffrire di disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia, mentre la quota scende al 12,8% tra gli adulti e all’8,2% tra gli anziani. Di conseguenza il report sottolinea come un giovane su tre (il 29,6% del totale) dichiari di essere andato in cura da uno psicologo (tra gli adulti la percentuale scende al 17,9% e tra gli anziani si ferma ad appena l’1,9%) e come il 16,8% assuma sonniferi o psicofarmaci per stare meglio. Questo evidenzia ancora una volta quanto sia importante puntare sulla cura e la prevenzione della salute mentale, andando oltre il bonus psicologo e puntando a integrare nei programmi sanitari nazionali dei servizi di supporto psicologico e psichiatrico più accessibili, soprattutto per i più giovani.








