Se vi doveste trovare in un aeroporto statunitense in questo periodo, i vostri documenti potrebbero essere controllati da un agente dell'ICE. I membri dell’US Immigration and Customs Enforcement (ICE), ossia l'agenzia anti immigrazione del governo nota per le violente operazioni svolte a Minneapolis (dove sono stati uccisi due cittadini americani) e in molte altre città per volere di Trump, ora sono stati inviati negli aeroporti per aiutare con i controlli dei passeggeri.
Il motivo di questa decisione è legato all’assenza di migliaia di agenti della Transportation Security Administration (TSA), l’agenzia che solitamente si occupa della sicurezza dei trasporti. Questi ultimi lavorano senza stipendio dal 14 febbraio, per via di un parziale shutdown del governo, un disaccordo politico che ha bloccato i finanziamenti al Dipartimento per la Sicurezza Interna. Gli agenti dell'ICE sono intervenuti per supplire alla carenza di personale in almeno 14 aeroporti e potrebbero rimanervi finché la situazione non sarà tornata alla normalità.
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Cosa fanno gli agenti ICE negli aeroporti?
Lo scorso 23 marzo Donald Trump ha annunciato che l'ICE si sarebbe recata «negli aeroporti per assistere i nostri straordinari agenti della sicurezza». Il presidente ha accusato i Democratici di non voler raggiungere un accordo per porre fine allo shutdown parziale che sta privando dello stipendio circa 50.000 lavoratori del settore e portando a un numero elevato di dimissioni e a code e ritardi negli aeroporti. Ironicamente lo scontro politico che causa il blocco riguarda proprio l'ICE: i democratici vorrebbero restrizioni più severe dopo i fatti di Minneapolis, compresa la necessità di presentare un mandato giudiziario prima degli arresti.
In realtà l’ICE era già presente negli aeroporti, ma solitamente si occupava di violazioni della legge federale sulle frontiere e sull’immigrazione. Ora, invece, gli agenti stanno svolgendo compiti che normalmente erano in capo ai dipendenti della TSA. Mentre nei primi giorni, si aggiravano per gli aeroporti dando una mano a gestire le code e distribuire bottiglie d'acqua ai passeggeri, successivamente hanno iniziato ad occuparsi dei controlli dei bagagli e dei documenti di viaggio. Secondo Everett Kelley, leader del sindacato della TSA che ha parlato con il New York Times, gli agenti dell'ICE «non sono formati né certificati sulla sicurezza aeroportuale». A suo dire gli agenti della TSA seguono programmi di formazione per sviluppare competenze altamente specialistiche per individuare esplosivi, armi e tentativi eludere i controlli. «Non ci si può improvvisare», ha concluso.
Cosa succederà adesso?
Non è chiaro attualmente quanto a lungo gli agenti dell'ICE rimarranno in servizio negli aeroporti. Come riporta il TIME, la Casa Bianca ha dichiarato domenica che potrebbero restare negli aeroporti statunitensi fino a quando gli agenti del TSA torneranno ad essere pagati e anche oltre. «Dipende da quanti agenti della TSA torneranno al lavoro e da quanti si sono effettivamente dimessi e non hanno intenzione di tornare», ha spiegato Tom Homan, lo "zar del confine" designato da Trump nel suo secondo mandato, «Sto collaborando a stretto contatto con l'amministratore della TSA e il direttore dell'ICE per decidere di cosa ha bisogno ogni aeroporto».
Al momento sembra che la fine dello shutdown possa essere vicina. Mercoledì, infatti, come riporta il Guardian, i leader repubblicani del Congresso hanno raggiunto un accordo per portare avanti una legge che finanzierebbe la sicurezza nazionale, ma escluderebbe i fondi per l'ICE. I democratici sono rimasti fermi nell'opporsi al finanziamento dell'ICE senza prima stabilire nuove regole sulla condotta degli agenti: «Durante tutta questa battaglia, i senatori democratici non hanno mai vacillato», ha dichiarato il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer, «Siamo stati chiari fin dall'inizio: finanziare la sicurezza essenziale, proteggere gli americani e non dare carta bianca alle azioni sconsiderate dell'ICE e della polizia di frontiera. Siamo rimasti uniti, abbiamo tenuto duro e ci siamo rifiutati di lasciare che il caos repubblicano vincesse».














