Secondo la Corte Suprema degli Stati Uniti, non è possibile vietare quelle pratiche che tentano di modificare l'orientamento sessuale o l'identità di genere dei minori LGBT+. Con 8 voti a favore e solo 1 voto contrario, i giudici si sono schierati a favore delle cosiddette «terapie di conversione» nonostante queste siano ampiamente condannate dalla comunità scientifica e dalle organizzazioni a tutela dei diritti umani, che le considerano pericolose e violente, vere e proprie forme di tortura con gravi conseguenze fisiche e psicologiche per chi vi viene sottoposto.
Eppure la sentenza ha dato ragione a una consulente cristiana che sosteneva che la legge del Colorado che vieta le terapie di conversione violasse il Primo Emendamento. I giudici hanno confermato: a loro parere rendere illegali questo tipo di pratiche va contro la libertà di parola e ora è probabile che la decisione renderà inapplicabili leggi simili in altri Stati.
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La sentenza USA sulle terapie di conversione
La Corte Suprema statunitense ha dichiarato che la legge del Colorado rappresentava un «attacco eclatante» alla libertà di parola e al Primo Emendamento, nonostante non ci siano basi scientifiche a sostegno della possibilità di modificare l'orientamento sessuale o l'identità di genere di una persona. Le cosiddette «terapie di conversione» o «terapie riparative» partono dal presupposto che l’omosessualità (così come la bisessualità o l'identità trans) sia una malattia o una forma di devianza curabile. Per questo i "pazienti" vengono sottoposti, spesso tramite gruppi religiosi, a sedute che hanno lo scopo di spingerli a negare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Si va da approcci che si basano sulla terapia comportamentale e cognitiva (ma in Italia, ad esempio, queste "terapie" sono vietate a livello deontologico dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi e dalla Società italiana di psicologia) a pratiche volte a produrre una sorta di avversione tramite l'elettroshock e droghe che inducono la nausea. Vengono usati anche farmaci a base di ormoni e si arriva a dei veri e propri esorcismi.
La sentenza USA è arrivata in risposta a Kaley Chiles, una terapeuta cristiana evangelica che ha fatto causa allo stato del Colorado nel 2022 per l'emanazione di una legge che vietava le terapie di conversione. Ha sostenuto che il divieto le impediva di lavorare con giovani pazienti che desiderano vivere una vita «coerente con la loro fede» e i nove giudici federali le hanno dato ragione. «Il Colorado può considerare la sua politica essenziale per la salute e la sicurezza pubblica», ha scritto il giudice Neil M. Gorsuch, «Ma il primo emendamento si erge a scudo contro qualsiasi tentativo di imporre l'ortodossia nel pensiero o nella parola in questo Paese». Secondo il Colorado, la legge non violava il primo emendamento perché la terapia è una questione diversa da altre forme di espressione verbale, essendo una forma di assistenza sanitaria che lo Stato ha la responsabilità di regolamentare. «La Costituzione non pone un ostacolo a una ragionevole regolamentazione dei trattamenti medici dannosi solo perché le cure scadenti provengono dalla parola anziché dal bisturi», ha scritto Ketanji Brown Jackson, l'unica giudice che si è opposta alla sentenza, criticando i suoi colleghi per aver preso una decisione che «rischia di arrecare gravi danni alla salute e al benessere degli americani».
Il dibattito in Europa
Nel frattempo, proprio in questi giorni, il Parlamento europeo ha iniziato a discutere la proposta dei cittadini europei ACT LGBT che ha raccolto oltre 1 milione di firme per chiedere il divieto definitivo delle terapie di conversione nell'UE. Viene richiesta l'adozione di un divieto giuridico vincolante in tutta l’Unione, e l’inserimento di queste pratiche nell’elenco dei reati puniti a livello europeo oltre all'introduzione di standard minimi di protezione per le vittime che siano uniformi in tutti gli Stati membri. Entro il 20 maggio, spetterà alla Commissione europea stabilire se dare seguito o meno alla proposta sottolineando i motivi della decisione.
In Europa sono 8 gli Stati che hanno già vietato queste pratiche, ma la maggior parte non ha una legge ad hoc. In Italia, secondo i dati 2024 dall’Agenzia dell’Unione Europei per i diritti fondamentali, si stima che una persona LGBTQIA+ su 5 abbia subito almeno un tentativo di conversione, mentre in Europa si parla di una persona su 4. «L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità e il cosiddetto disturbo dell’identità di genere dalla sua classificazione delle malattie nel 1990», ha ricordato la commissaria europea per le pari opportunità, Hadja Lahbib, durante il dibattito, «Non c’è assolutamente nulla da curare. Le pratiche di conversione si basano sulla falsa idea che le persone LGBTIQ+ siano in qualche modo malate. Non c’è bisogno che ve lo dica io, ma questa è ovviamente una percezione errata della realtà. E ciò che è vero e reale è che le pratiche di conversione causano danni reali. Possono portare a profondi traumi psicologici, possono causare danni fisici e, cosa altrettanto importante, ledono la dignità di una persona».














