Mi capita, quando leggo un testo poetico, di sentire il bisogno di ascoltare il suono che le parole fanno, messe le une vicino alle altre. Non mi pare sufficiente che suonino solo potenzialmente nella mia testa, voglio che prendano forma attraverso la bocca e l'udito. Allora leggo sottovoce, per me stessa: un sussurro, un mormorio. La traduzione inglese onomatopeica «murmur» assomiglia al soffio del fiato sulla carta, del vento sulle foglie o al fruscio delle pagine sfogliate. Per questo mi è subito sembrata perfetta come nome del collettivo di poesia contemporanea nato a Milano nell’inverno 2022. Murmur è dedicato a chiunque ami l'arte poetica e voglia viverla come occasione di incontro. Nel passaggio tra la poesia letta e i versi detti, pronunciati ad alta voce nasce infatti la possibilità di qualcuno che ascolti.



Le fondatrici del collettivo, Maria Luce Cacciaguerra e Greta Sugar, sono partite da qui, dal bisogno di far uscire la poesia dallo spazio intimo e silenzioso (ma anche “scolastico” e strettamente accademico) e renderla terreno di legami. Così, hanno portato i versi nei bar e negli spazi pubblici in giro per l'Italia (dalla Gelateria Sogni di Ghiaccio di Bologna alla Nuova Orfeo di Palermo passando per l'Hangar Bicocca di Milano), intrecciandoli con altre forme d’arte tra performance e open mic. Hanno organizzato workshop in cui far risuonare i propri versi per ottenere riscontri reciproci e condividere pratiche di scrittura. Oggi il progetto è portato avanti da Cacciaguerra, poeta e artista, insieme ad Allison Grimaldi Donahue, artista, poeta e traduttrice, e hanno da poco lanciato, in collaborazione con Fondazione Elpis, un ciclo di quattro workshop «che attraversano la scrittura, la voce e le sue declinazioni contemporanee». Il primo incontro è stato condotto insieme a Carmen Gallo, poeta, traduttrice e docente di Letteratura inglese alla Sapienza. Così Murmur si fa strada come spazio sperimentale e già tanto amato, ricordando che avere a cuore la poesia può essere anche un modo per sentirsi meno soli: «È un invito a ripartire dalla condivisione dei testi per approdare a un dialogo, un confronto, un lavoro sulla parola. Murmur è suono, lettura, vento. Murmur sono le parole che hai dimenticato».

Com’è iniziato tutto?

Maria Luce Cacciaguerra: «La storia inizia nel 2022 dall'incontro tra me e Greta Sugar, che oggi però non fa più parte del progetto. Devo dire che la spinta propulsiva l'ha data proprio lei. Nel 2022 ero andata ad una mostra e avevo trovato una sua poesia assieme ai testi curatoriali. Mi sono subito innamorata della sua scrittura e a quel punto l'ho cercata su Instagram. Abbiamo iniziato a scriverci, io mi sono complimentata per la poesia e lei ha letto le mie perché in quel periodo le pubblicavo sui social, cosa che è un po’ pericolosa prima di aver pubblicato e che ora non faccio più. Comunque lei continuava a dirmi “Dobbiamo vederci, dobbiamo parlare”. Quello di cui dovevamo parlare era una domanda: “Che cosa possiamo fare insieme per far nascere una comunità attorno alla poesia?”».

Avete trovato una risposta?

MLC: «Abbiamo iniziato a tastare il terreno, a raggruppare una piccola costellazione di persone che avevano una pratica di scrittura molto intima che non condividevano con nessuno. Poi ci siamo buttate con il primo evento a febbraio 2023».

E com’è andato?

MLC: «Greta era molto determinata, io ero terrorizzata. Pensavo: "Vabbè, ci saranno 30 amici, 15 miei e 15 suoi" e finisce lì”. Invece no.

La poesia è infinita, è come l'arte o la musica: c'è qualcosa per tutti

Devo dire che ce la siamo giocata bene. Intanto abbiamo scelto un posto neutro, La Belle Aurore che è un bar, perché la cosa che ci interessava era l'incontro, l'incontro anche casuale, con la poesia. Speravamo che in un bar di domenica pomeriggio la gente entrasse anche per caso. Tra l’altro è un bar molto bello, con tutte delle vetrate, quindi c'è anche la possibilità di vedere cosa sta succedendo dentro. Abbiamo partecipato alla lettura prima io e Greta, anche per metterci un po' in gioco, e poi avevamo chiamato degli headliner: Francesca Flora che è una performer e Costanza Candeloro che è principalmente un’artista visiva, ma che ha una pratica di scrittura molto bella. Lei ci ha mandato un lavoro sonoro, un suo testo mangiato da un'intelligenza artificiale. Poi nella seconda parte c’era il microfono aperto e ogni volta che si inserisce un open mic succedono cose molto belle. In quel caso siamo andati avanti per due ore».

Cos’è successo dopo?

MLC: «Abbiamo creato una pagina Instagram per comunicare in maniera facile e poi abbiamo scritto alle persone che avevano partecipato all’open mic e organizzato il primo workshop, dove l’idea era partire dalla condivisione dei testi. La cosa bella è che siamo entrate in contatto anche con fondazioni d’arte, al momento stiamo collaborando con Fondazione Elpis, ad esempio. Le cose si sono evolute, Greta Sugar ha deciso di prendere un'altra strada, nel frattempo abbiamo anche pubblicato Almanacco Murmur, che raccoglie in un libro le poesie di 56 poeti e poetesse che hanno partecipato alle letture o ai workshop dei primi due anni di Murmur».

E poi è arrivata Allison.

Alison Grimaldi Donahue: «Ci siamo conosciute nel 2023 perché ho condotto un workshop per Books and Others, un piccolo festival del libro di Fondazione ICA. Io vengo da New York e volevo portare i miei poeti preferiti in Italia. Abbiamo lavorato molto bene insieme, poi Maria Luce mi ha chiesto di condurre un workshop con Murmur e da lì è iniziata la collaborazione».

Ci sono spesso persone molto giovani ai workshop e agli eventi?

AGD: «La cosa bella è che c'è gente di qualsiasi background e in qualsiasi fase della vita. Mi ricordo di una ragazza di 17 anni, che era al liceo ancora, ed era bravissima. All’ultimo workshop c’erano ragazzi universitari, ma anche persone di settant'anni ed è molto commovente questa cosa. Spesso le persone scrivono poesie da anni, ma è la prima volta che condividono quello che scrivono e quindi si crea questa bolla di sicurezza in cui tutti sono molto attenti ad ascoltarli».

La poesia può funzionare anche sui social?

AGD: «Su Instagram ci sono dei mondi di poesia infiniti: puoi scoprirla anche tramite strumenti inaspettati. Tramite la poesia breve possiamo inserire cose profonde in una piattaforma che spesso è solo immagine».

Il nome, Murmur, però, fa riferimento soprattutto alla parola detta, pronunciata. Qualcosa di molto diverso dal mondo online.

MLC: «È stata Greta a proporre il nome ed è perfetto perché è un’onomatopea per indicare appunto il mormorio, e quindi la voce. Fin dal primo incontro abbiamo inserito la performance, cioè la lettura dei nostri testi, che non è una componente ovvia nel panorama italiano. Nella tradizione americana, dagli anni '60 in poi, non esiste, credo, un poeta che non legga ciò che scrive ad alta voce. In Italia non è una pratica molto comune».

Che differenza c’è tra la poesia letta da soli e quella pronunciata ad alta voce, in mezzo alla gente?

AGD: «Leggere la propria poesia ad alta voce, sentirla in una stanza, vedere le facce degli altri, ti cambia la percezione di quello che hai scritto. C’è una poeta americana, Alice Notley, che aveva questa teoria: devi ascoltare la poesia letta da chi l’ha scritta perché è legata al suo respiro. Sentirla dalla persona che l’ha scritta significa capire come vuole esprimersi, ed è qualcosa di molto forte.

La cosa che ci interessava era l'incontro, l'incontro anche casuale, con la poesia

E poi si impara facendolo: al workshop di sabato una signora ha letto una sua poesia molto bella, ma non aveva capito dove finire i versi e leggerla le è servito per capire la direzione che voleva. È utile per tutti ed è un piacere, come ascoltare la musica».

Eppure ci sono ancora molti stereotipi che allontanano dalla poesia, che la dipingono come difficile e inaccessibile.

AGD: «Carmen questo weekend ha detto una cosa molto bella: "Non capisco la gente che dice che non gli piace la poesia, perché la poesia è infinita, è come l'arte o la musica: c'è qualcosa per tutti”. Credo anch’io che ci sia una poesia per qualsiasi gusto, per ogni occasione, per ogni persona, per ogni interesse. Non è una cosa scolastica, può essere supportata e inserita nelle istituzioni, ma può anche essere una forma di controcultura. Dobbiamo vederla come una cosa viva».