Non è vero che ai giovani non importa, che non si interessano di politica, che non hanno voglia di impegnarsi. Mentre l'attuale governo emana decreti contro chi manifesta per l'ambiente o scende in piazza per i diritti, pare che gli under 35 abbiano ben chiare le priorità in questo momento. Non solo sono andati a votare al Referendum (nonostante sia stato loro negato il voto fuori sede), ma hanno fatto la differenza, contribuendo alla vittoria del "No" e imponendosi come una voce che dovrebbe essere ascoltata.
Secondo i dati del Consorzio Opinio Italia per la Rai, tra i 18 e i 34 anni il "No" ha stravinto con il 61,1% dei voti, contro il 38,9% di "Sì". Nonostante la difficoltà del quesito e il carattere tecnico della riforma della Giustizia, i giovani hanno votato per tutelare la Costituzione.
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Il voto per la Costituzione
Quando raggiungi la maggiore età, ti regalano la Costituzione. È uno dei pochi testi giuridici che ai cittadini è capitato di trovarsi tra le mani e leggere almeno in parte, almeno una volta. È bello pensare che, chiamati a decidere se modificarla o meno, i più giovani si siano mobilitati ricordando i padri e le madri costituenti da poco studiati a scuola e il tempo impiegato per creare un delicato equilibrio di poteri e bilanciamenti che tutelasse le future generazioni dai pericoli dell'autoritarismo. È bello credere che in quel "No" ci sia la sensazione, quando si scopre che negli Stati Uniti è possibile rendere illegale l'aborto o uccidere i cittadini per strada, che da noi la Costituzione sia una delle poche forme di protezione.
Il quesito sulla Riforma della Giustizia non era facile per i non addetti ai lavori, la propaganda è stata serrata e il dibattito acceso, ma alla fine l'affluenza ha stupito. Ultimamente alle elezioni amministrative non si supera il 50% degli aventi diritto, all'ultimo referendum, quello sul lavoro e la cittadinanza, non ha votato neanche il 30% degli elettori (è vero che in quel caso c'era il quorum). Non solo: alle elezioni politiche del 2022, i giovani tra i 18 e i 34 si sono in larga parte astenuti: il 42,7% gli under 35 non è andato a votare. Questa volta, però, senza che di mezzo ci fossero partiti in cui, evidentemente, risulta sempre più difficile identificarsi, le cose sono andate diversamente e questo non può che dare speranza che la politica possa ancora coinvolgere. Del resto lo si era visto già nelle piazze per Gaza e la Sumud Flotilla: non sono l'interesse o l'impegno a mancare.
«Il fatto che i giovani, che si diceva essere sempre meno interessati dalla politica, si siano così entusiasmati per la loro Costituzione mi ha davvero allargato il cuore», ha commentato Enrico Grosso presidente onorario del Comitato Giusto dire No, nella conferenza stampa post referendum. Anche la segretaria del Pd Elly Schlein ha ringraziato le nuove generazioni per il voto: «I giovani hanno fatto la differenza, nonostante non potessero votare i fuori sede». A questo proposito Schlein ha promesso che «quando vinceremo le Politiche modificheremo la legge» in modo da consentire una volta per tutte ai fuori sede di votare.
Il voto negato ai fuori sede
Il voto negato ai fuori sede è stato un altro argomento molto dibattuto in questo Referendum. La maggioranza, infatti, ha respinto la proposta delle opposizioni per introdurre il voto fuori sede al referendum sulla riforma della giustizia, come già sperimentato al referendum dell’8 e 9 giugno 2025, su cittadinanza e lavoro. Questa volta non è stato possibile, a chi studia o lavora in un luogo diverso da quello di residenza, richiedere il voto fuori sede. Alcuni partiti come Alleanza Verdi e Sinistra hanno adottato una sorta di stratagemma per ovviare al problema riservando agli elettori fuori sede i propri posti come rappresentanti di lista ai seggi (persone che assistono alle operazioni di voto e allo scrutinio), in modo che potessero votare nel seggio al quale erano assegnati, anche se diverso da quello di residenza.
Eppure il problema rimane, anche per il futuro. Per Yari Russo, di The Good Lobby in rappresentanza della Rete Voto Fuorisede, «sono oltre 5 milioni i cittadini ai quali, nonostante delle prime sperimentazioni di successo, è stato negato l'accesso alle urne e l'espressione di un diritto fondamentale in occasione di questo referendum». Per questo, si chiede «un impegno trasversale, maggioranza e opposizione accelerino immediatamente l'iter della nostra proposta di legge» per cambiare le cose.













