Quando, nel pomeriggio del 28 febbraio, è risultata chiara la necessità di chiudere gli spazi aerei a causa dell'attacco all'Iran da parte di Stati Unite e Israele , diverse compagnie come Emirates, Qatar Airways ed Etihad si sono trovate a dover gestire più di 20.000 persone in volo e poi una mole incredibile di tratte da riprogrammare, voli da cancellare, da dirottare, da far atterrare in aeroporti che non fossero ancora chiusi. È stato un caos logistico che ancora non si è esaurito e che potrebbe portare a notevoli conseguenze.

Tra il 28 febbraio e il 14 marzo, secondo i dati della società di analisi aeronautica Cirium riportati dalla Cnn, sono stati cancellati 52.000 voli, diretti o di passaggio nella regione mediorientale. Nei primi giorni di guerra, più di 7,5 milioni di persone si sono visti cancellare le proprie tratte per un danno stimato, come sottolinea il Corriere della Sera, di almeno 1,6 miliardi di dollari. Il problema è legato anche dal fatto che gli Emirati Arabi, soprattutto Dubai e Doha, sono uno snodo cruciale per molti viaggi intercontinentali. Attualmente, però, hanno ripreso ad operare solo a flusso ridotto.



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Foto di Julian Hochgesang su Unsplash

Il cambio delle rotte

Al momento, dopo che la guerra si estesa a diversi Paesi del Golfo Persico, gli Stati che hanno chiuso o limitato i loro spazi aerei sono Iran, Iraq, Israele, Qatar, Kuwait, Bahrain, Siria, parti di Arabia Saudita ed Emirati. Diverse compagnie aeree hanno provveduto a ripensare le loro rotte per garantire maggiore sicurezza, ma questo significa tratte più lunghe (e quindi con più carburante) e attualmente più congestionate. Se prima, per spostarsi dall'Europa al Sud Est Asiatico o in Australia, gli aerei di linea sorvolavano l'Iraq, l'Iran e i paesi del Golfo, ora passano per il Caucaso e l'Asia Centrale, volano su Turchia ed Egitto, oppure attraverso i cieli di Arabia Saudita e Oman.

In ogni caso al momento British Airways ha sospeso i voli per Dubai, Abu Dhabi, Amman, Bahrein e Tel Aviv fino al 31 maggio e per Doha fino al 30 aprile. Lufthansa ha bloccato le tratte per Dubai, Abu Dhabi, Amman, Beirut ed Erbil fino al 28 marzo, per Riyadh fino al 5 aprile, per Tel Aviv fino al 9 aprile e per Teheran fino al 30 aprile e così via per le più importanti compagnie europee.

L'aumento dei prezzi e i voli cancellati

Tutto questo sta già iniziando ad influire su chi pensa di prenotare un viaggio, anche solo come vacanza, in un contesto geopolitico sempre più preoccupante e in rapida evoluzione. Molti passeggeri si sono trovati a dover gestire la cancellazione dei propri voli, ad esempio. Le compagnie aeree sono obbligate a fornire assistenza occupandosi degli alloggi e presentando le opzioni disponibili a livello di rimborso o nuova prenotazione. Nel caso degli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, il governo locale è intervenuto per coprire i costi dei passeggeri bloccati o da rimborsare. Dato che le guerre sono considerate «circostanze straordinarie», non è invece possibile chiedere un risarcimento del danno, motivo per cui potrebbe essere utile, specie nel caso si prenoti un volo a rischio, pagare un'assicurazione. In ogni caso è utile informarsi sulle policy delle diverse compagnie aeree perché le soluzioni, in caso di cancellazione, possono variare. Fiavet Confcommercio, inoltre, ha ricordato l'importanza di iscriversi al portale "Viaggiare Sicuri" del ministero degli Esteri prima della partenza in modo che, in caso di emergenza, risulti più facile e veloce venire contattati.

Un altro tema di cui si discute in questi giorni è poi l'aumento dei prezzi dei voli. Con le rotte più lunghe e l'impennata nel costo del carburante, infatti, potrebbero presto crescere anche i prezzi dei biglietti. Secondo Jarrett Bilous, managing director per i trasporti, l'aerospazio e la difesa di S&P Global Ratings che ha parlato con Wired USA, al momento non ci sono certezze su cosa succederà in vista delle prossime vacanze: «Il rischio di un aumento dei prezzi è certamente cresciuto rispetto a qualche settimana fa», ha commentato, ma è ancora presto per fare ipotesi. Nel frattempo, però, c'è già chi sta cancellando i propri viaggi per Pasqua per paura di rimanere bloccati o per ragioni di sicurezza. Secondo le ultime stime del World Travel & Tourism Council riportate dal Financial Times, si parla di una perdita di 600 milioni di dollari ogni giorno nel settore turistico. Anche l'Italia potrebbe venire danneggiata come destinazione turistica, anche se attualmente le mete più colpite sono gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e, come viaggi di lungo raggio, Cina, Thailandia, Maldive, India, Australia solo per citarne alcune. In questo quadro è difficile non pensare ai tempi della pandemia, e in molti stanno già cambiando i propri programmi per le vacanze estive.