Questa settimana i membri della Camera dei Lord del Regno Unito si preparano a votare una storica modifica legislativa che, se approvata, rappresenterebbe un momento cruciale nella storia dei diritti riproduttivi delle donne.

Un cambiamento oggi più necessario che mai: in Inghilterra, infatti, si registrano casi di donne arrestate con il sospetto di aver interrotto illegalmente la gravidanza, tra cui una che aveva subito un aborto spontaneo a 17 settimane. È solo uno dei tanti segnali di come la libertà riproduttiva femminile sia sotto pressione — ma c’è ancora tempo per impedirlo. Questi arresti avvengono in base a una legge risalente all’epoca vittoriana, entrata in vigore nel 1861, quando le donne non avevano nemmeno il diritto di voto.



La legge nel Regno Unito

La scorsa estate, a seguito di una campagna di Cosmopolitan UK, i membri della Camera dei Comuni hanno votato a larga maggioranza per abolire la legge e depenalizzare l’aborto. Se approvata definitivamente, questa modifica impedirà che le donne in Inghilterra e Galles vengano perseguite penalmente per aver interrotto una gravidanza.

Attualmente, l’aborto è illegale in Inghilterra e Galles, con alcune eccezioni: è consentito prima delle 24 settimane e in determinate circostanze. Le donne che desiderano interrompere una gravidanza entro le 24 settimane devono ottenere la firma di due medici prima di poter accedere alla procedura. Dal 2020, durante la pandemia di Covid-19, è stato inoltre possibile effettuare l’interruzione di gravidanza a domicilio tramite farmaci, dopo una consulenza telefonica o in video, entro le 10 settimane (la cosiddetta “telemedicina” o aborto farmacologico per posta).

Al di fuori di questi casi, l’aborto può comportare gravi conseguenze penali.

L’emendamento NC1 al Crime and Policing Bill, presentato dalla deputata laburista Tonia Antoniazzi e sostenuto nell’ambito della campagna End 1861 di Cosmopolitan UK, mira a porre fine all’applicazione della legge del 1861 sui reati contro la persona. Il voto dello scorso giugno si è concluso con una schiacciante maggioranza di 242 voti.

La campagna di Cosmopolitan UK, realizzata in collaborazione con il British Pregnancy Advisory Service (BPAS), ha ottenuto un forte sostegno pubblico: migliaia di persone hanno scritto ai propri deputati, oltre 50 organizzazioni, 180 parlamentari e tutti i principali fornitori di servizi per l’aborto hanno appoggiato l’iniziativa.

Tuttavia, prima di diventare legge, il provvedimento deve completare il suo iter parlamentare tra la Camera dei Comuni e la Camera dei Lord.

La proposta per la depenalizzazione

È importante chiarire che il disegno di legge non modificherebbe i limiti temporali per l’aborto, ma si limiterebbe ad allinearlo ad altre prestazioni sanitarie, garantendo che sia regolato senza il rischio di indagini penali. Abrogando la legge del 1861, Inghilterra e Galles si allineerebbero a Paesi come Canada, Francia e Nuova Zelanda, dove l’aborto è trattato come una questione medica e non penale.

Mercoledì di questa settimana, i membri della Camera dei Lord discuteranno la depenalizzazione e altri emendamenti, prima di votare le modifiche. Nel sistema giuridico inglese, sia la Camera dei Comuni sia la Camera dei Lord devono approvare il testo finale di una legge prima che possa ricevere l’assenso reale e diventare ufficialmente legge.

Negli ultimi anni i diritti riproduttivi delle donne sono stati sempre più messi in discussione, e un ulteriore emendamento propone di eliminare l’aborto farmacologico per posta. Anche questo punto sarà esaminato nel voto dei Lord: se approvato, verrebbe ripristinato l’obbligo di visite mediche in presenza, rendendo molto più difficile per molte donne accedere a un aborto nelle fasi iniziali.

In risposta a una richiesta di accesso agli atti (Freedom of Information) da parte del The Guardian, sia la polizia metropolitana sia quella del Nottinghamshire hanno confermato di aver effettuato arresti di donne sospettate di aver interrotto illegalmente la gravidanza a partire dallo scorso giugno. In un caso, i medici hanno contattato la polizia per timori legati alla sicurezza di una donna dopo un aborto spontaneo a 17 settimane: invece di ricevere supporto, è stata arrestata nella stanza del lutto dell’ospedale.

Un’altra donna ha visto la propria abitazione perquisita dopo un parto senza vita: credeva di essere all’inizio della gravidanza, ma aveva partorito in casa a 24 settimane (il limite legale per l’aborto in Inghilterra e Galles). I medici sospettavano potesse essere vittima di violenza domestica.

Intervenendo prima del voto, Louise McCudden, responsabile degli affari esterni nel Regno Unito per MSI Reproductive Choices, ha dichiarato:
“L’aborto è un servizio sanitario comune ed essenziale,
ed è inaccettabile che le donne in Inghilterra e Galles vengano ancora arrestate e indagate con il sospetto di aver interrotto la propria gravidanza in base a una legge vittoriana del 1861.

Sappiamo, grazie alla nostra esperienza nella salute riproduttiva in sei continenti, che la criminalizzazione danneggia le donne e rende l’aborto meno sicuro. La Camera dei Lord ha ora un’opportunità storica per eliminare definitivamente il rischio di persecuzioni penali, concedere la grazia alle donne già condannate e archiviare le indagini in corso. In un momento in cui assistiamo a regressi nei diritti riproduttivi in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti, è incoraggiante vedere il nostro Parlamento difendere le donne”.

L'aborto in Italia

In Italia l'Ivg (interruzione volontaria di gravidanza) è consentita fino a 12 settimane, dunque tre mesi di gravidanza. Oltre, l'interruzione deve essere motivata da un rischio grave per la vita o la salute della donna (per questo conosciuta come "terapeutica", o Itg) e, comunque, la pratica medica, ha fissato le 22-23 settimane come limite ultimo.