«Oddio non l'ho mai detto a voce alta», mormora Bebe Vio Grandis dopo che Fabio Fazio a Che tempo che fa le ricorda che c'è da fare un annuncio. Alla fine lo dice, visibilmente emozionata: «Purtroppo è finita con la scherma».
Per la campionessa paralimpica, una delle più note schermitrici italiane, è un momento di grandi cambiamenti. C'è da lasciare andare (anche se non del tutto, continuerà a far parte della Federazione) lo sport amatissimo che l'ha resa famosa in Italia e nel mondo. Lei, però, ha spiegato al Corriere della Sera che la fama non le è mai interessata: «Non ho mai fatto sport per diventare famosa, ma perché ne sono follemente innamorata, specie della scherma. Amo poter stare con la squadra, gli allenatori. Il resto è una conseguenza, ma non è uguale». Per questo Bebe ha deciso che era troppo presto per ritirarsi, e sta puntando a una nuova disciplina, allenandosi per i 100 metri.
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L'addio alla scherma
Due medaglie d'oro, una d'argento e tre bronzi alle Paralimpiadi, poi cinque ori ai mondiali e altri cinque ori agli europei. «Mi fai sentire vecchia», dice Vio Grandis quando Fazio le elenca i suoi successi. Le vittorie raggiunte e lo spirito indomito e pieno di energia che la guida hanno contribuito a renderla una delle atlete paralimpiche più seguite e amate in Italia, ma anche all'estero. Bebe è stata la prima schermitrice al mondo a gareggiare con quattro protesi artificiali, dopo che, da piccola, una grave forma di meningite portò all'amputazione di gambe e braccia per tenerla in vita. Vio, però, ha raccontato di aver avuto, negli ultimi anni, delle difficoltà gravi che l'hanno portata a doversi allontanare dalla scherma. «Ho avuto parecchi problemi fisici ultimamente, dopo di Tokyo, dopo Parigi, prima di Tokyo, prima di Parigi. Le cose non sono andate fisicamente come speravo», ha detto a Fazio spiegando che la decisione di lasciare è stata necessaria: «Non ce la faccio più fisicamente».
Ha spiegato al Corriere della Sera di aver avuto «problemi al gomito, poi dolori a schiena, collo, anche alla testa»: «Non perché la scherma faccia male, anzi fa benissimo, ma il mio tipo di scherma faceva molto male a me», spiega. In particolare le Paralimpiadi di Parigi sono state difficili: «Avevo iniziato a bloccarmi», racconta, «a volte mi si paralizzava parte del corpo. Ho già metà corpo, se poi quella che è rimasta smette di funzionare è un guaio». Questo le faceva paura, più paura di perdere: «Agli Europei in spogliatoio cercavo di alzarmi dal lettino e non riuscivo: la gamba destra non reggeva, l’occhio non vedeva, il braccio non funzionava. Anche in allenamento è capitato». La scelta di abbandonare è stata l'unica possibile: «Facevo la cosa che amavo di più, ma con la paura di bloccarmi addosso». A Parigi ha tirato di scherma per l'ultima volta.
Il nuovo inizio
Lasciare, raconta Bebe Vio, è stato «un trauma sotto tutti i punti di vista». «Ho iniziato ad avere incarichi in Federazione per non mollare del tutto», racconta ancora al Corriere, «È una vita che sono con la squadra, non saprei stare senza». Ma rinunciare allo sport sembrava semplicemente impossibile: «pensare di svegliarmi senza un obiettivo sportivo mi massacrava il cervello. Da quando ho 5 anni ho sempre pensato alla palestra, ad allenarmi, a migliorare». Così, dopo varie visite mediche e un periodo di ripresa, ha iniziato con l’atletica: «Un anno di preparazione. Ho sempre usato dall’addominale in su, ora devo lavorare sotto», dice. Con fiducia verso l'intera squadra che la segue, oggi punta ai cento metri, ma è tutto nuovo: «Sto riadattando la mia testa a muovere il corpo come non lo ho mai mosso».
Nel frattempo la campionessa continua a portare avanti i suoi progetti legati allo sport e all'inclusività. C'è art4sport ETS, nata per volontà di Bebe Vio Grandis e dei suoi familiari per aiutare bambini e ragazzi con amputazioni d’arto a riprendere in mano la propria vita attraverso lo sport. La fondazione realizza e finanzia le protesi (che sono molto costose) e le attrezzature necessarie allo sport paralimpico. E poi c'è la Bebe Vio Academy, realizzata con art4sport e Nike per promuovere lo sport per tutti, dando la possibilità a bambini con e senza disabilità, di sperimentare cinque diverse discipline sportive paralimpiche. Pian piano la vita di Bebe Vio si sta riorganizzando verso nuovi obiettivi. «Non posso dire di essere innamorata dell’atletica, mi piace e so che è complicata per me. L’amore rimarrà sempre la scherma», dice. Intanto, però, come sempre guarda avanti.













