A un certo punto qualcuno ha organizzato un ritrovo a San Francisco chiamato "mass cancellation party". Sulla locandina che girava online, c'era il disegno di una tomba con su scritto «RIP OpenAI». Data 13 febbraio, ore 19.00, luogo Ocean Beach. «Unitevi a noi per celebrare l'enorme ondata di cancellazioni degli abbonamenti a ChatGPT e OpenAl!», scrivevano gli organizzatori, «Brindiamo alla nuova era dell'intelligenza artificiale. Gemini e Grok sono ospiti speciali!».
Alla fine di gennaio è nato QuitGPT, un grande boicottaggio di OpenAi come forma di protesta per il crescente coinvolgimento dell'azienda nell'amministrazione Trump. Il Guardian, dice che l'iniziativa ha le carte in regola per diventare uno dei maggiori boicottaggi degli ultimi anni: «OpenAI, l'azienda dietro ChatGPT, è sulla buona strada per perdere 14 miliardi di dollari quest'anno. La sua quota di mercato sta crollando e il suo stesso CEO, Sam Altman, ha ammesso di aver "sbagliato" un elemento del prodotto. Bastano 10 secondi del tuo tempo per accelerare questo declino». In molti l'hanno già fatto, annullando l'abbonamento e cancellando il proprio profilo (bastano davvero pochi passaggi), tra questi anche Mark Ruffalo e Katy Perry, che hanno aderito al movimento.
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I motivi del boicottaggio
Tutto è iniziato quando, a gennaio, si è diffusa la notizia che il presidente di OpenAI, Greg Brockman, aveva donato 25 milioni di dollari a Maga Inc, ossia il più grande Super Pac (un'organizzazione per raccogliere fondi a favore o contro un candidato) di Donald Trump. In poche parole: è risultato il più grande donatore di Trump negli ultimi tempi. Quando Wired gli ha chiesto spiegazioni, Brockman ha dichiarato che queste donazioni erano legate alla missione stessa di OpenAI «per l'umanità». A questo si aggiunge il fatto che i dipendenti dell'ICE, l'agenzia coinvolta nelle operazioni anti-migranti di Minneapolis a gennaio, hanno utilizzato uno strumento di screening basato proprio su ChatGPT.
OpenAI ha, poi, contribuito a lanciare un'iniziativa di lobbying da 125 milioni di dollari per garantire che nessuno Stato possa regolamentare l'intelligenza artificiale. Come spiega ancora il Guardian l'azienda «Attacca qualsiasi politico che cerchi di approvare leggi sulla sicurezza. Vuole che Trump, e solo Trump, scriva le regole per la tecnologia più potente al mondo. Ogni mese, il denaro degli abbonamenti degli utenti di tutto il mondo confluisce in un'azienda che si sta integrando nell'infrastruttura repressiva dell'amministrazione Trump». «ChatGPT», aggiungono inoltre gli organizzatori del boicottaggio, «alimenta crisi di salute mentale attraverso l'adulazione e la dipendenza, sostituendo le relazioni umane con fidanzate/fidanzati AI. Molti dipendenti hanno lasciato OpenAI a causa delle bugie, degli inganni e dell'incoscienza dei suoi dirigenti».
Il movimento
Il movimento QuitGPT ha preso forma su iniziativa di attivisti ed esperti di cybersicurezza a livello internazionale. Ne è nata una campagna di boicottaggio legata al coinvolgimento politico di OpenAI e alla mancanza di trasparenza dell'azienda, ma anche alle lamentele di una frangia di utenti che ritengono che gli ultimi aggiornamenti di ChatGPT abbiano prestazioni deludenti. Sul sito attualmente si legge che più di 4 milioni di persone hanno scelto di disattivare l'abbonamento, cancellare i loro profili e utilizzare delle AI alternative come Claude della società Anthropic che si è recentemente rifiutata di concedere al Pentagono accesso illimitato alla propria tecnologia, anche per la sorveglianza di massa e le armi autonome, come richiesto da Trump. «Alcuni utilizzi sono semplicemente al di fuori di ciò che la tecnologia odierna può fare in modo sicuro e affidabile», ha detto il CEO di Anthropic mentre OpenAI, ha invece firmato l'accordo.
Secondo gli organizzatori di QuitGPT, ChatGPT rimane il chatbot più grande al mondo, «ma questo vantaggio è fragile. Sta perdendo quote di mercato. OpenAI, sta perdendo 3 volte più di quanto guadagna». La campagna punta sul ruolo delle masse quando sentono di poter fare qualcosa di concreto (in questo caso senza rimetterci molto). Come ha scritto lo storico Rutger Bregman, «Il presidente di OpenAI ha scommesso 25 milioni di dollari che non avreste notato dove andavano a finire i vostri soldi e che, anche se lo aveste fatto, non vi sarebbe importato abbastanza da perdere 10 secondi per cambiare. È ora di dimostrargli che si sbaglia».











