Sono passati quattro anni e mezzo da quando i talebani hanno ripreso il potere nel 2021. Da allora il regime ha tolto alle donne quasi tutti i diritti. Superati i 12 anni, le ragazze non possono più andare a scuola, non possono uscire di casa senza un accompagnatore maschio, devo indossare il burqa, sono escluse dalla maggior parte delle professioni, non possono andare nei parchi pubblici, nelle palestre e nei saloni di bellezza. In pubblico non possono parlare né cantare. Ma la situazione continua a peggiorare. Di recente un nuovo regolamento penale ha di fatto permesso agli uomini di picchiare mogli e figli impunemente, a condizione che non si fratturino le ossa. «La norma rende un sistema legale già repressivo ancora più draconiano», ha spiegato Smriti Singh, direttrice di Amnesty International per l'Asia meridionale. «Donne e ragazze sono, ovviamente, tra le più colpite, con disposizioni che normalizzano la violenza domestica e impongono restrizioni ancora maggiori alla loro libertà di movimento e autonomia».

A tutto questo si aggiunge la guerra. Nelle scorse settimane, infatti, si è riacceso lo scontro tra Pakistan e Afghanistan. Il Pakistan ha condotto un raid su alcune province afghane tra il 21 e il 23 febbraio, a questo ha fatto seguito una rappresaglia afghana il 26 febbraio e il giorno successivo il governo pachistano ha iniziato a bombardare diverse aree dell’Afghanistan dichiarando tramite il ministro della Difesa di essere in «guerra aperta».

La Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha detto che 56 civili sono stati uccisi e altri 129 sono rimasti feriti a seguito degli scontri armati tra Pakistan e talebani e di questi il 55% sono donne e bambini.



afghanistan tra guerra e diritti negati le donne sono in pericolopinterest
OMER ABRAR//Getty Images

Il conflitto con il Pakistan

Il governo pachistano ha come obiettivo dichiarato fermare il gruppo terroristico Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP, chiamati anche talebani pachistani), che sta portando avanti una guerriglia armata nella parte occidentale del Pakistan. Islamabad accusa i talebani di dare rifugio a questi gruppi in Afghanistan. I bombardamenti hanno messo a dura prova una popolazione già prostrata da una delle peggiori crisi umanitarie attualmente in corso aumentando il numero già molto elevato di sfollati (3,2 milioni di sfollati interni e 5,3 milioni di rifugiati e richiedenti, secondo l'UNHCR).

Un attacco missilistico dal Pakistan, ad esempio, è atterrato vicino a un campo che ospitava dei profughi del terremoto di Kunar del 2025. «La situazione era drammatica per le donne», ha raccontato a Fanpage Luca Lo Presti, presidente della Fondazione Pangea Onlus, ricordando i danni del terremoto, «non le tiravano fuori dalle macerie perché gli uomini non potevano toccarle». Quelle stesse zone ora sono sotto attacco: «Le persone che già erano rimaste sfollate a causa del terremoto stanno scappando di nuovo da una guerra che li colpisce senza che ne conoscano i motivi», spiega il presidente di Pangea.

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Il nuovo codice penale

In aggiunta alla guerra, la drammatica situazione delle donne afghane, definita una "apartheid di genere", è ulteriormente peggiorata da quando i talebani hanno approvato un nuovo regolamento penale. «Il Regolamento di procedura penale dei tribunali, che stabilisce pene e condanne per una serie di reati vaghi e generici, criminalizza la violenza domestica solo nei casi in cui la donna abbia subito una frattura ossea o lesioni visibili», spiega Amnesty International che ha pubblicato un report sul tema, «Il decreto prevede inoltre una pena detentiva di tre mesi per qualsiasi donna che visiti regolarmente i familiari senza il permesso del marito e che rifiuti un ordine del tribunale di tornare a casa».

Il regolamento prevede pene severe per chi non rispetta i principi religiosi, rafforza la discriminazione basata su genere, religione, credo e status sociale e riconosce la schiavitù. Contiene anche disposizioni che autorizzano la distruzione della proprietà, la tortura, le punizioni corporali e la pena di morte. «Le nuove norme», spiega Amnesty, «continuano a minare sistematicamente i diritti delle donne, normalizzando la violenza e creando condizioni che ne aumentano la vulnerabilità agli abusi, limitandone ulteriormente la libertà di movimento, l'autonomia e la partecipazione alla vita pubblica».