Dovrebbe essere il momento di celebrare lo sport nella sua massima espressione, proprio come durante le Olimpiadi appena concluse, ma con uno sguardo ai corpi che la società ancora mette ai margini. Dovrebbe essere una festa in nome delle eccellenze sportive mondiali e dello sport che unisce e include, con la Cerimonia di Apertura domani a Verona e l'inizio delle gare. E invece queste Paralimpiadi di Milano-Cortina sembrano destinate ad aver luogo sotto il segno di polemiche, tensioni boicottaggi e una nuova guerra appena iniziata.

Già alcune settimane fa l'IPC, il Comitato Paralimpico Internazionale era finito in un polverone per la decisione di riammettere Russia e Bielorussia con tanto di bandiere e inni nazionali, nonostante il conflitto in Ucraina. Una scelta che si discosta da quanto avvenuto alle Olimpiadi e che ha portato diverse nazioni a boicottare la cerimonia inaugurale. Ora sembra addirittura che sia saltata la sfilata dei portabandiera.



La cerimonia di apertura senza portabandiera

Il Comitato Paralimpico Internazionale ha comunicato che i portabandiera non sfileranno alla cerimonia di apertura dei Giochi paralimpici. La motivazione ufficiale è di carattere logistico: «la lontananza dai campi delle gare del giorno dopo», ma si tratta di una scelta quasi senza precedenti. Precedentemente era successo solo nel 1980 a Mosca, edizione passata alla storia proprio per il boicottaggio in seguito all’invasione dell’Afghanistan da parte dei russi. Difficile, quindi, non vederci delle ragioni politiche, dato che molte delle 56 nazioni in gara nei giorni scorsi avevano annunciato che non avrebbero sfilato per protesta contro la riammissione di Russia e Bielorussia. Una decisione «deludente e scandalosa», secondo il ministro dello Sport ucraino Matvii Bidnyi.

L'IPC ha detto che al posto degli sportivi ci saranno dei volontari che rappresenteranno i diversi Paesi sfilando con le bandiere e a questi si aggiungeranno delle immagini registrate degli atleti che verranno mandate in onda. «Come già previsto», si legge nel comunicato, eppure è difficile credere che fosse questa la scelta fin dall'inizio.

L'ombra della guerra in Iran sulle Paralimpiadi

Le Paralimpiadi 2026 sembrano destinate a subire le conseguenze della situazione geopolitica sempre più tesa che stiamo vivendo. Non solo il conflitto in Ucraina e le conseguenze drammatiche sulla popolazione locale, ma anche una nuova violazione dell'antica tregua olimpica con l'attacco in Iran da parte di Stati Uniti e Israele. «Io sono preoccupato per la pressione che subiscono gli atleti», ha fatto sapere Giunio De Sanctis Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, «c'è apprensione, c'è ansia. Le Olimpiadi di Milano Cortina sono state una festa per tutti e così dovevano essere le Paralimpiadi, era un'occasione unica e irripetibile poterle svolgere in Italia, alla presenza di tanti leader che ora potrebbero decidere di non venire più. Sarebbe un grande peccato».

Alla vigilia dell'evento inaugurale, si percepisce preoccupazione anche ai vertici del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) tra riunioni d'emergenza e interrogativi in continua evoluzione. Per il momento il programma ufficiale è confermato senza variazioni. «La nostra linea attuale è monitorare la situazione e il suo potenziale impatto sui Giochi», ha dichiarato all’Ansa un portavoce dell'IPC, sostenendo che «La responsabilità della sicurezza spetta alle autorità italiane, in cui riponiamo la massima fiducia».

E in effetti la sicurezza sta diventando il tema di queste ore: sono 660 gli atleti attesi, ma ci si chiede se tutti riusciranno ad arrivare, tra spazi aerei chiusi, voli cancellati, scali internazionali sospesi. Le incognite maggiori riguardano l'atleta iraniano Abolfazl Khatibi (23 anni, sci di fondo paralimpico) e l'israeliana Sheina Vaspi (24 anni, sci alpino paralimpica). «Io devo incitare alla massima serenità ma è tutto molto difficile», ha detto ancora il numero uno del CIP, «La sicurezza è un problema serio, c'è un po' di paura e sarà aumentata la vigilanza per garantire la tutela di tutti».