Qualche giorno fa vi ho parlato del meraviglioso spazio sul palco del Teatro Ariston con Gino Cecchettin riguardo il tema urgente del patriarcato. Ieri sera, domenica 1 marzo, in diretta su Nove a Che Tempo Che Fa con Fabio Fazio è andato in onda un altro bellissimo momento di televisione italiana. Una delle attrici Gen Z più apprezzate da pubblico e critica, Matilda De Angelis, ha voluto fare un appello agli uomini complici di fare violenza (fino ahimè dell'uccisione) di donne perché non in grado di accettare un "No" come risposta. L’attrice bolognese ha scelto infatti di affrontare senza filtri uno dei temi più urgenti del presente: il ruolo dell’educazione maschile.



Educare al rifiuto: le parole di Matilda De Angelis in tv

Durante l’intervista, De Angelis ha pronunciato parole che hanno rapidamente acceso il dibattito pubblico e social, spostando l’attenzione dalla sola condanna della violenza alla necessità di comprenderne le radici culturali.

«Gli uomini sono spesso, non le prime vittime, ma essi stessi vittime, della società patriarcale. Gli uomini devono essere educati all’idea del rifiuto, devono essere educati a quello che è il femminismo, da dove nasce, perché. Ci vuole curiosità da parte degli uomini per delle tematiche che, per noi donne, sono alla base della nostra vita e della quotidianità. A livello di società a noi viene imposto di destrutturare e il nostro modo di pensare. La realtà, la scienza e più in generale nulla è fatto a nostra immagine e somiglianza. Gli uomini devono essere i primi ad educarsi al rispetto e al rifiuto. Ci sono uomini (e questo mi stupisce) che contemplano l’idea di marcire in carcere piuttosto che accettare il no di una donna

Le parole dell’attrice, decisamente forti ma al tempo stesso necessarie, mettono in evidenza un passaggio culturale fondamentale. Quale? La violenza di genere non nasce improvvisamente, ma si sviluppa dentro modelli educativi e sociali che per decenni hanno normalizzato il possesso e la difficoltà ad accettare il rifiuto. Quante volte abbiamo letto che già nelle scuole sarebbe partito un percorso di sensibilizzazione di questo tipo: è successo? Il tema dell’educazione al "no" è fondamentale. Se è NO, è NO.

Violenza di genere e Gen Z: una nuova consapevolezza culturale

Mentre sono in treno di ritorno dal Festival di Sanremo, ho recuperato il discorso di Matilda e ho avvertito la necessità di amplificare il suo messaggio. Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può fare qualcosa. Per molti giovani, oggi, il femminismo non è più percepito come contrapposizione tra uomini e donne. La sua riflessione evidenzia un altro aspetto spesso ignorato. Alle donne viene storicamente richiesto di adattarsi, mentre agli uomini raramente viene chiesto di mettere in discussione i propri benefit. Nel 2026 siamo ancora a parlare di differenze tra uomini e donne, purtroppo. È qui però che, fortunatamente, entra in gioco la nuova consapevolezza generazionale. Sempre più ragazzi e ragazze discutono apertamente di consenso. Del resto, e lo dico con orgoglio, noi Millenial e Gen Z siamo i primi ad avere anche sui social un linguaggio decisamente inclusivo. Spero che questo articolo possa diventare una lettera a cuore aperto che, chissà, arrivi anche a Filippo Turetta (che ha 4 anni di me) o ad altri giovani che hanno tolto la vita alle loro coetanee per un NO in più. Io continuo a credere nella parola futuro. Non so come possa essere il domani dove vi trovate ora, cosa state pensando a riguardo. So che per Giulia, infinite donne e le loro famiglie, non esiste più neanche l'oggi. E questo è quello che fa più rabbia. NO-NO-stante tutto.