Il palco del Teatro Ariston, da sempre, diventa megafono di tematiche strettamente importanti e collegate alla situazione attuale del Paese. Eppure, nonostante la sensibilizzazione più attenta e precisa tra social già nelle scuole, c'è una piaga incontrollabile: la violenza di genere. Troppi femminicidi. Donne che perdono la vita a causa dei loro fidanzati troppo violenti e possessivi. Quanta strada, ancora dobbiamo fare. Quanti altri nomi dovremo leggere, prima di capirla?
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Il murales sul palco: tanti, troppi nomi
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In una serata complicata come questa, a causa dell'ennesimo attacco internazionale, il Teatro Ariston ha deciso di ricordare tutte le donne vittime di femminicidio. E lo ha fatto nel modo più semplice e umano possibile: il silenzio. Mentre sul led del palco uscivano i nomi delle donne uccise (UNA OGNI 3 GIORNI!), sul palco (e anche qui in sala stampa) ha regnato un silenzio sovrano. E tra i nomi di queste donne, anche il nome di Giulia Cecchettin uccisa brutalmente nel mese di novembre 2023 dal suo ex fidanzato Filippo Turetta.
Gino Cecchettin sul palco, l'amore lascia libera la vita
«C’è un dato gravissimo che ci racconta un fenomeno troppo diffuso. Ci sono oltre 100 femminicidi l’anno. Una donna ogni 3 giorni viene uccisa», introduce Giorgia Cardinaletti. Le fa eco Laura Pausini: «Sono figlie, sorelle, madri, amiche». A chiudere l'introduzione, Carlo Conti: «Quelli che appariranno adesso sono i loro nomi, quelli delle donne uccise dal 2023 a oggi». Gino Cecchettin è così salito sul palco e, visibilmente emozionato, ha voluto ricordare la figlia Giulia e tutte le giovani donne che come lei non sono sopravvissute. «Dobbiamo spiegare ai nostri giovani il rispetto. Non devono accettare le battute sessiste, ma devono scappare prima che sia troppo tardi. Vorrei dire a queste ragazze che non sono sole, anzi. Ricordate che la libertà non è negoziabile: chiedere il rispetto è il minimo. Cari uomini, imparate che l’amore è tutt’altro. Non urla, non ferisce, non fa male. L’amore lascia spazio, rende libera la vita». Parole queste che dovrebbero riecheggiare nella Gen Z. E, nonostante le polemiche degli ultimi giorni circa i problemi evidenti autorali circa i momenti di attualità sul palco, questo ci sembra decisamente riuscito. C’è un dato gravissimo che ci racconta un fenomeno troppo diffuso. Il momento di riflessione si chiude con una domanda da parte del conduttore: «Come si affronta un dolore così grande?». La risposta di papà Gino è immediata:«È un dolore che si vive nell’intimità, che impari a conoscere nel profondo, che ti accompagna tutti i giorni e che sai che fino all’ultimo dei tuoi giorni sarà con te. Allora è una scelta, o annichilirti o chiuderti oppure provare a trasformarlo. E io ho deciso questa seconda strada. Prendendo ispirazione proprio da Giulia, che aveva un animo altruista, un occhio di riguardo per le persone più fragili. Creando la fondazione, ho pensato che se anche una famiglia può risparmiare quel dolore che io ho vissuto, allora forse vale la pena di provarci».




