«Siamo in un mondo che privilegia un po’ il maschile e le cose cambieranno, io me lo sento», ha detto Arisa in conferenza stampa a Sanremo 2026. E poi ancora: «Mi piacerebbe tantissimo che ci fossero più donne e mi incuriosisce il fatto che ce ne siano sempre meno». Nel riflettere sul ruolo che il Festival prevede per le donne, la cantautrice in gara con il brano "Magica Favola", ha sollevato una questione che è, ormai, sempre più difficile da ignorare: quella della co-conduzione e della direzione artistica a Sanremo.
«Io dico le cose esattamente per come sono, sono come la cronaca, con me non c’è colorazione: riporto la verità», ha aggiunto Arisa parlando ai giornalisti prima di ricordare quando, nel 2015 è stata co-conduttrice a una delle serate del festival assieme a Rocio Muñoz Morales e Emma Marrone sempre al fianco di Conti. «Sono stata una valletta», ha dichiarato, «perché la co-conduttrice è qualcuno che sta sempre al fianco del conduttore. Invece io andavo e venivo, andavo e venivo, andavo e venivo e mi davo il turno con le altre».
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Le co-conduttrici
Arisa ha centrato il punto, un punto di cui si discute da anni con lenti passi avanti e speranza disattese. Qualcosa, infatti, è cambiato se pensiamo al 2020, quando Amadeus aveva voluto ben undici donne al suo fianco sul palco: Antonella Clerici, Monica Bellucci, Sabrina Salerno, Mara Venier, Diletta Leotta, Emma D’Aquino, Laura Chimenti, Francesca Sofia Novello, Georgina Rodriguez, Rula Jebreal e Alketa Vejsiu. Proprio parlando di Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi, l'allora direttore artistico aveva pronunciato la famigerata frase che pure rendeva bene l'idea dei ruoli femminili sul palco dell'Ariston («vallette», come ha detto Arisa di se stessa): «È stata scelta da me perché vedevo, intanto la bellezza, ma anche la capacità di stare vicino ad un grande uomo, stando un passo indietro».
Per anni le donne sul palco di Sanremo sono risultate soprattutto accessori, bambole belle da guardare mentre scendevano dalla scalinata sfoggiando vestiti e gioielli meravigliosi, consegnavano fiori o ricevevano indicazioni dal conduttore su come presentare gli artisti in gara. Col tempo e con le polemiche (comprese quelle sui monologhi, unici spazi ritagliati ad hoc perché queste donne potessero prendere la parola e insegnarci qualcosa, come richiesto a ogni donna su un palco), qualcosa si sta muovendo.
Laura Pausini a Sanremo 2026
Quest'anno il ruolo di Laura Pausini è quello che più si avvicina al concetto di co-conduzione. La cantautrice sarà presente a tutte le serate a fianco di Conti e già in questi giorni è risultato chiaro che la sua presenza è più paritaria. Fin dalla prima serata, infatti, Pausini è stata centrale: non è apparsa in scena, come accadeva di solito, dopo i primi cantanti, ma ha assunto la co-conduzione da subito mostrando la sua dimestichezza sul palco, presentando, dialogando con gli ospiti, apparendo credibile e a proprio agio. Stiamo parlando, del resto, di una star che ha venduto più di 70 milioni di dischi, ha vinto un Grammy, ha una nutrita fanbase all'estero (e 5,4 milioni di follower su Instagram), parla cinque lingue e partecipa regolarmente a programmi televisivi, soprattutto in Spagna.
Non ci sarebbe da stupirsi (e sarebbe bello pensare che sia andata davvero così) che Pausini abbia accettato il ruolo solo a patto di non essere ridotta a ornamento, potendolo fare proprio perché è lei. È d'altra parte indicativo, però, come sia bastato un po' più di potere in mano a una donna per scatenare le malelingue, non solo facendo riemergere, anche legittimamente, le posizioni più controverse di Pausini dal passato (quando si è rifiutata di cantare "Bella ciao", quando ha detto che avrebbe partecipato all'Eurovision anche se ci fosse stato Israele tra i Paesi in gara), ma anche (e qui sorgono i soliti problemi) dipingendola come una prima donna capricciosa. Dagospia, ad esempio, sostiene che in questa edizione del Festival la cantautrice abbia preteso di affossare tutti gli altri co-conduttori impedendo loro di apparire sulle cover dei magazine e negli spot, che volesse il photocall riservato a lei e che abbia richiesto per sé il camerino più vicino al palco.
Sognando una direttrice artistica
Ma davvero ci sarebbe qualcosa di male se una donna avesse, non solo più spazio e libertà a Sanremo, ma più autonomia decisionale e un ruolo di primo piano? Se il suo potere non fosse semplicemente derivato (come nel video in cui Carlo Conti fa la serenata a Pausini per chiederle galantemente di affiancarlo all'Ariston), ma completo e tutto nelle sue mani? Nella storia del Festival una sola donna ha avuto il ruolo di direttrice artistica: Carla Vistarini nel 1997 e nemmeno da sola, con lei c'erano Pino Donaggio e Giorgio Moroder. Le altre 75 edizioni sono state tutte pensate e curate da uomini.
In questi giorni si è tornati a parlare di questa possibilità. Sia Bambole di Pezza che Arisa hanno fatto il nome di Elisa: «È una grandissima musicista, quando io sarò dove è Elisa oggi potrò dire di essere arrivata», ha detto Arisa. Avere una direttrice artistica aprirebbe alla possibilità di un cambiamento che stiamo aspettando ormai da tanto. Speriamo arrivi prima che Sanremo diventi irrilevante.




