Lo slittino mi sembra da pazzi: gettarsi a una velocità di 145 chilometri orari stando distesi a pochi centimetri da una lastra di ghiaccio con un controllo minimo sul veicolo (e niente freni) e lo stesso vale per lo skeleton dove sfrecci disteso a pancia in giù, di testa. Quando guardo i pattinatori artistici fare i loro flip, i lutz, e gli axel e atterrare in bilico sulla lama mi copro gli occhi e durante i salti con gli sci ripeto spesso «Ma non si muore facendo queste cose?».

Tendenzialmente no. O meglio: alle Olimpiadi siamo di fronte agli atleti più qualificati, quelli che più degli altri padroneggiano le loro discipline, per quanto pericolose, dopo anni di allenamento. Certo, il rischio di infortuni c'è: abbiamo visto tutti Lindsey Vonn portata via in elicottero dopo la caduta nella discesa libera a Cortina, Cam Bolton, 35enne atleta australiano di snowboard cross che si è rotto il collo a Livigno cadendo durante un allenamento o lo sciatore freestyle neozelandese Finley Melville Ives, tra i favoriti, che è caduto violentemente sulla neve durante un' evoluzione e battendo collo e testa. Nel complesso, secondo i dati del CIO pubblicati sul British Journal of Sports Medicine, in media l'11% degli atleti ha subito qualche tipo di infortunio durante ciascuna delle ultime quattro Olimpiadi invernali.




olimpiadi incidenti: quali sono gli sport più rischiosipinterest
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Gli sport più pericolosi

A differenza di quello che possiamo pensare, lo slittino e lo skeleton sono tra gli sport invernali con il tasso di infortuni più basso. È, tutto sommato safe lasciarsi andare nel vuoto lungo la pista a una velocità superiore di quella che teniamo in autostrada, molto superiore a quella che tengo io. Secondo un'analisi del Washington Post sui dati del Comitato Olimpico Internazionale delle ultime quattro Olimpiadi invernali, le percentuali più elevate di infortuni si verificano piuttosto nelle gare sulla neve con molta pendenza o che richiedono di eseguire piroette e salti mortali con gli sci (infatti, mi pareva). I ricercatori hanno preso in considerazione tutti quegli eventi che richiedono cure mediche e che interferiscono con le normali funzioni: si va quindi dalle contusioni alle peggiori fratture ossee.

C'è da dire che, effettivamente, gli infortuni gravi, che hanno costretto i concorrenti a rimanere fuori per almeno sette giorni, sono rari e tendono a concentrarsi nelle stesse gare con i tassi di infortunio più elevati. L'evento con il più alto tasso di infortuni è lo ski big air, che ha debuttato alle Olimpiadi del 2022, dove gli gli sciatori si lanciano da una rampa ed eseguono acrobazie in aria. Il 28,1% degli atleti si infortuna. Subito sotto c'è lo ski halfpipe, un'altra disciplina freestyle, presentata per la prima volta ai Giochi di Sochi del 2014, che presenta un tasso di infortuni del 27,6%. Nello skeleton, invece,solo il 10,8% dei concorrenti si è infortunato alle Olimpiadi invernali da Vancouver (2010) in poi. Ancora meno nello slittino skeleton: siamo 6,5%. Eppure, c'è qualcuno che è morto.

a ski jumper in flight during the 80 metre special jump, part of a trial event over papoose peak ahead of the 1960 winter olympics, staged in squaw valley, california, december 1959. the games were held in from 18th to 28th february 1960. (photo by fpg/archive photos/hulton archive/getty images)pinterest
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Gli incidenti più gravi

Gli incidenti mortali alle Olimpiadi ci sono stati. Alcuni sono molto noti, come quello del maratoneta portoghese Francisco Lázaro che, nel 1912 si cosparse di grasso sul corpo per evitare scottature e morì per il calore, perché il corpo non era più in grado di traspirare. Alle Olimpiadi invernali del 1964 morirono ben due atleti: l'australiano Ross Milne campione di Sci alpino scontrandosi con un albero durante gli allenamenti, quattro giorni prima dell’apertura dei Giochi e il britannico Kazimierz Kay-Skrzypecki che morì un giorno dopo un incidente in slittino durante gli allenamenti otto giorni prima dell'apertura dei Giochi.

Nel 1992 ai Giochi di Albertville, lo sciatore di velocità svizzero Nicolas Bochatay si scontrò con una motoslitta su una pista pubblica, mentre nel 2010, a Vancouver, un altro slittinista, il georgiano Nodar Kumaritashvili perse il controllo durante una prova e morì. L'incidente sollevò anche dei seri dubbi sulla sicurezza della pista e vennero apportate modifiche immediate del percorso e delle misure di sicurezza.