Non si era ancora pronunciato sulle polemiche per la sua presenza alla cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026, ma finalmente ecco le parole di Ghali, affidate a una lettera sui social: “Alla cerimonia non potrò cantare l’inno. Non c’era spazio per la lingua araba”. Il cantante milanese a poche ore dall'evento (che si svolgerà il 6 febbraio a San Siro e che avrà gli occhi del mondo puntati addosso) ha condiviso il suo pensiero sull'invito ricevuto per le Olimpiadi. Come spiega Ghali su Instagram, prima c'è stata la proposta di cantare l'inno nazionale, poi il dietrofront degli organizzatori, che in alternativa gli avrebbero recitare una poesia sulla pace, con alcuni paletti imposti. Questo il testo della lettera postata sui social: “So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero”. E ancora: "So che una lingua, quella araba, all'ultimo era di troppo".



Non si allenta la tensione nelle ore che precedono le Olimpiadi Invernali 2026 di Milano Cortina e tutto dipende dalla presenza di Ghali in veste di ospite d'onore alla manifestazione internazionale. Il Governo in carica teme infatti che l'artista possa prendere pubblicamente delle posizioni considerate «scomode» sul palco. Comprensibilmente, c'è anche chi all'Opposizione teme che l'approccio governativo possa rappresentare una sorta di bavaglio nei confronti dell'artista, che già in passato non ha avuto timore a schierarsi quando l'ha ritenuto necessario (come accaduto a Sanremo 2024).

Il ministro dello sport Abodi su Ghali a Milano Cortina: «Non esprimerà il suo pensiero»

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    In attesa del grande evento in programma il prossimo 6 febbraio allo stadio San Siro di Milano, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha precisato: «La cerimonia di apertura è basata sul rispetto», e ha sottolineato anche che questo «azzera i rischi di libera interpretazione». Sul palco olimpico, stando alle parole del politico, «non sarà espresso il pensiero di Ghali».

    Il cantante, dunque, parteciperà alla serata ma pur sempre con riserva. Abodi ha infatti anche aggiunto: «Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il suo pensiero e i messaggi che ha mandato. Un Paese deve saper reggere all’urto di un artista che ha espresso un’idea che non condividiamo e che non sarà espressa su quel palco». La direzione dell'Esecutivo, è dunque quella di minimizzare le possibilità di «equivoci sull’indirizzo ideale, culturale ed etico».

    Scoppia la polemica sulla presenza di Ghali a Milano Cortina 2026

    Chi ha avuto parole decisamente più dure a riguardo è stata la Lega, che come riporta TGCom avrebbe addirittura espresso «sconcerto» per la presenza dell'«odiatore Ghali», accusato di essere dichiaratamente anti Israele e persino «un fanatico proPal».

    Il rapper tunisino ha però trovato pieno supporto in commissione Cultura da parte di alcuni rappresentanti del Movimento Cinque Stelle, che hanno tuonato: «Quando un ministro si permette il lusso di dire che un artista 'non esprimerà il suo pensiero sul palco' non sta parlando di rispetto o di etica: sta rivendicando una censura preventiva. Punto. Non è una questione di condividere o meno le idee di Ghali, è una questione molto più grave: un Governo che pretende di stabilire in anticipo cosa si può dire e cosa no».