Secondo uno studio del 2024 commissionato dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO), solo la metà delle città che in passato hanno ospitato le Olimpiadi invernali avrà ancora il clima adatto per ospitare i Giochi nel 2050. Sulle Alpi italiane le temperature superano già le medie di lungo periodo: a febbraio le massime a Milano possono raggiungere i 10,2 °C, a Cortina i 4,2 °C. Questo fa sì che il manto nevoso naturale, fondamentale per gli sport invernali, sia sempre più raro e debba essere sostituito dalla neve artificiale.
Per motivo negli ultimi cinque anni, l’Italia ha perso 265 stazioni sciistiche e il comitato organizzatore di Milano-Cortina stima di produrre 2,4 milioni di metri cubi di neve artificiale, che richiederanno 948.000 metri cubi di acqua. È un circolo vizioso paradossale per cui è richiesto un dispendio di energia necessario per mantenere in vita gli sport invernali, ma questo danneggia ulteriormente l'ambiente e riduce le possibilità di praticarli. Così, le stesse Olimpiadi invernali rischiano di contribuire alla loro stessa scomparsa.
- Ci sono Paesi esclusi dalle Olimpiadi?
- Dua Lipa per Milano-Cortina: lo spot virale
- Mariah Carey ospite a Milano - Cortina 2026
Milano-Cortina gli obiettivi per la sostenibilità
Le Olimpiadi di Parigi sono state le più vicine a soddisfare rigorosi criteri di sostenibilità che il CIO ha fissato anche per Milano-Cortina 2026. Tra gli obiettivi c'è la riduzione delle emissioni di carbonio del 50% entro il 2030, l'uso di strutture e sedi quasi esclusivamente preesistenti o temporanee e la scelta di siti di gara sulla neve "climaticamente affidabili", ovvero sufficientemente freddi e nevosi da consentire lo svolgimento delle competizioni senza eccessivi interventi.
Gli organizzatori assicurano che il 92% delle sedi di Milano-Cortina 2026 esiste già, con solo due strutture completamente in costruzione a Milano: il Villaggio Olimpico, che poi verrà adibito a residenze per studenti, e l'arena Santa Giulia per l'hockey maschile che in seguito ospiterà concerti ed eventi musicali. Milano-Cortina, inoltre, seguirà lo standard internazionale ISO 14064 per la rendicontazione dei gas serra e produrrà un report completo delle emissioni di CO2 entro la fine del 2026, con l'obiettivo di compensarle. Il conteggio terrà conto del consumo energetico delle sedi del sistema di trasporto olimpico e delle infrastrutture temporanee. Non terrà conto, però, degli spostamenti degli spettatori che sono una delle maggiori fonti di emissioni.
L'impegno di Eni
L'obiettivo di contribuire a una maggiore sostenibilità di Milano Cortina 2026 non sfugge agli sguardi più attenti. In qualità di Premium Partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, Eni fornisce ai Giochi biocarburante diesel HVO (al 100% da materie prime rinnovabili) il cui utilizzo consente una riduzione significativa delle emissioni di gas a effetto serra, compresa tra il 70% e l’80% (lungo l’intera catena del valore, in funzione delle materie prime impiegate e degli usi previsti per i Giochi).
Inoltre, per le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, Eni fornisce anche un HVO diesel ‘artico’, capace di garantire piena operatività fino a -28°C. Questo biocarburante è stato realizzato appositamente, prevalentemente da scarti e residui, per alimentare una vasta gamma di applicazioni in alta quota: dai bus per il trasporto degli atleti della Famiglia Olimpica, Comitati Nazionali, Federazioni e spettatori, alle auto della Fondazione Milano Cortina 2026 e ai mezzi impiegati per l’allestimento e la preparazione dei campi di gara, come ad esempio i battipista, e i gruppi elettrogeni destinati alla produzione di energia elettrica.
Milano-Cortina le critiche
Eppure le critiche e le perplessità non mancano. Anche se le sedi vengono riutilizzate c'è chi osserva che determinati interventi rischiano di risultare ugualmente superflui. È il caso, ad esempio, della scelta di ristrutturare l'attuale pista per bob, slittino e skeleton Eugenio Monti di Cortina. Come fa notare la CBC, i più critici sostengono che il progetto si è trasformato in una ricostruzione quasi totale con l'abbattimento di centinaia di larici maturi per una struttura dedicata a uno sport poco praticato a livello mondiale, e molto costosa da gestire. Gloria Zavatta, direttrice per la sostenibilità e l'impatto dei prossimi Giochi invernali ha ribattuto che la decisione di costruire il centro spettava alla regione e che l'alternativa di utilizzare una pista esistente in Austria sarebbe stata complessa logisticamente. Le Olimpiadi di quest'anno, del resto, interesseranno già oltre 20.000 chilometri quadrati di territorio tra Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto. Questo permette di sfruttare gli impianti sportivi esistenti ma aumenta i tempi di percorrenza.
Attualmente un nuovo rapporto intitolato Olympics Torched pubblicato da Scientists for Global Responsibility e dal New Weather Institute, stima che i Giochi emetteranno circa 930.000 tonnellate di emissioni. Il problema, secondo i ricercatori è dato dagli accordi di sponsorizzazione: tre dei partner più importanti di Milano Cortina 2026 genereranno 1,3 milioni di tonnellate in più, aumentando di più del doppio l'impronta totale. Si tratta di Eni, della casa automobilistica Stellantis e la compagnia aerea nazionale italiana ITA Airways. «Se le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 rinunciassero agli sponsor che sono grandi inquinatori, non farebbero altro che mettere in pratica la loro missione chiaramente dichiarata», ha dichiarato Andrew Simms, co-direttore del New Weather Institute. Secondo i ricercatori, eliminando gli sponsor poco sostenibili sostituendoli con partner low-carbon si salverebbero circa 1,4 milioni di tonnellate di CO₂. «Sarebbe la cosa più responsabile da fare», aggiunge Simms, «e dimostrerebbe che il CIO fa sul serio, invece di fare dichiarazioni che suonano bene, ma vengono ignorate».
Il futuro delle Olimpiadi invernali
Al di là dei Giochi del 2026 il problema rimane e il dibattito è aperto. Sul sito savethewintergames.com si trovano aggiornamenti regolari sulla minaccia che l’inquinamento da gas serra rappresenta per gli sport invernali e nascono nuovi comitati e petizioni, spesso lanciate dagli atleti, per chiedere di mettere fine alla sponsorizzazione dei combustibili fossili negli sport invernali. Secondo il presidente della Federazione internazionale di sci e snowboard, Johan Eliasch servono soluzioni creative prima di arrivare a un punto di rottura. C'è chi propone un nuovo modello in cui le Olimpiadi Invernali vengano ospitate a rotazione solo nei pochi centri ancora climaticamente in grado di sostenerle naturalmente, c0me Vancouver-Whistler, Calgary-Canmore, Lillehamme, in Norvegia, e Sapporo in Giappone.
Nessuno scenario è di facile realizzazione, ma c'è da chiedersi quanto a lungo le Olimpiadi invernali saranno sostenibili senza compromettere irrimediabilmente gli habitat montani. I ricercatori hanno stimato che l'impatto complessivo dei Giochi 2026, compresi gli sponsor, comporterà la perdita di circa 5,5 chilometri quadrati di manto nevoso, l'equivalente di oltre 3.000 piste di hockey su ghiaccio: il circolo vizioso continua.















