Per le strade di Teheran le persone camminano ancora con circospezione, ma i negozi sono aperti e le auto circolano normalmente. Ha riaperto anche il Tehran Grand Bazaar dopo che le proteste delle ultime settimane sono state represse con violenza. Come spiega ABC News, il blackout di Internet nel Paese continua a rendere difficile ottenere un quadro chiaro della situazione ma pian piano emergono testimonianze di persone che riescono a usare le linee telefoniche o di chi riesce ad accedere ai terminali satellitari Starlink. Sono queste persone a descrivere ai media una «calma inquietante» nelle città iraniane, con le forze di sicurezza che ancora pattugliano le strade.

«Ci sono forze di sicurezza ovunque, c'è uno stato di paura», ha detto ad ABC Mehdi Yahyanejad, attivista iraniano con sede a Washington che è riuscito a inviare centinaia di terminali Starlink a giornalisti cittadini iraniani. Dalle poche informazioni verificate che arrivano dal Paese, sembra che le proteste, iniziate il 28 dicembre, si siano arrestate. Il regime ha represso le manifestazioni con una brutalità senza precedenti negli ultimi quarant'anni e si pensa che siano state uccise migliaia di persone. Una donna di Shiraz, nell'Iran sud-occidentale, ha dichiarato a BBC Persian che ora «Le forze di sicurezza stanno ancora pattugliando la zona per tenere la situazione sotto controllo». «Ma nel complesso», ha aggiunto, «le cose sono tornate alla normalità».



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La carcassa di un autobus bruciato durante le proteste a Teheran

La repressione delle proteste

L'ultima ondata di proteste in Iran è iniziata alla fine di dicembre quando la valuta del Paese è crollata in un contesto di grave crisi economica e inflazione. Per questo, commercianti e studenti universitari hanno iniziato a manifestare, ma in breve tempo le proteste si sono trasformate, proprio come nel 2022, in un attacco diretto al governo teocratico iraniano con slogan come «Morte al dittatore» e «Iraniani, non abbiate paura, siamo tutti insieme». Se in un primo tempo il governo di Khamenei, Guida suprema dell'Iran, si era mostrato conciliante, all'aumentare del dissenso le forze di sicurezza hanno represso violentemente le proteste aprendo il fuoco sulla folla.

«L'impatto è stato disastroso e paralizzante», ha detto al Guardian Arash Azizi, autore del libro What Iranians Want, «Lo stiamo ancora digerendo. Stiamo parlando delle azioni più brutali della Repubblica islamica dagli anni '80. La stragrande maggioranza degli iraniani non ricorda nulla di simile. Ora emerge che quasi tutti conoscevamo qualcuno che è stato ucciso». L'organizzazione non governativa per la promozione e la difesa dei diritti umani in Iran HRANA parla di oltre 3.919 manifestanti uccisi, alcuni dei quali molto giovani e di 24.669 persone arrestate. Persino Khamenei ha riconosciuto pubblicamente l’entità della strage ammettendo che migliaia di persone sono state uccise e alcune morti sono avvenute «in modo disumano e brutale» e accusando Donald Trump di aver sobillato i manifestanti.

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Che cosa succederà adesso?

Al momento sembra che le proteste siano state sedate, Reuters ha parlato di qualche protesta ancora solo nel nordovest del paese. Mehdi Yahyanejad ha detto ad ABC News che negli ultimi giorni i segnali di dissenso sono sempre più sporadici: si sentono ancora degli slogan anti-regime dalle finestre e in alcuni quartieri si vedono giovani riunirsi per le strade e poi disperdersi rapidamente.

Diversi attivisti e analisti indipendenti hanno detto ad ABC News che si teme che gli arresti siano appena iniziati, al punto che i feriti rifiutano di recarsi in ospedale o in clinica per paura di venire arrestati o uccisi. C'è chi si aggrappa alla speranza che Donald Trump intervenga come aveva prospettato qualche giorno fa prima di fare marcia indietro. «Penso che», ha osservato Yahyanejad, «se non ci saranno azioni da parte degli Stati Uniti, le proteste non torneranno così presto».