Come ogni mattina stai andando in università, dalla provincia a Milano: mezz’ora di treno, qualche minuto di metro, un breve tragitto a piedi e sei arrivato. Lo fai ogni giorno, nell'alternanza tra il grigiore diffuso e la frenetica luminosità, i suoni ovattati e i rumori penetranti, gli ambienti vuoti e quelli saturi. Sgusci fuori dal vagone alla fermata Duomo, schiacciato dalla massa di persone pigiate in quel cubo metallico. Le scale mobili, una massa scomposta di gente, sei quasi fuori, ma ti fermi. Qualcosa attira la tua attenzione.
All’s Fair, la recitazione e oltre
Sfili le cuffie. Guardandoti intorno ti accorgi che tutti i cartelloni sono occupati dalla pubblicità di un unico prodotto: All’s Fair, una nuova serie in esclusiva su Disney+ come recita la dicitura che puoi leggere sotto uno di quelli.
Ideata da Ryan Murphy, Jon Robin Baitz e Joe Baken, distribuita per Disney+ in Italia a partire dal 4 novembre, la serie è un legal drama di nove puntate e nonostante il giudizio negativo sia stato pressoché unanime è stata già rinnovata per una seconda stagione. La storia è quella di un gruppo di avvocate divorziste che decidono di abbandonare uno studio legale dominato dalla presenza maschile per aprirne uno tutto loro. Si troveranno quindi invischiate in complessi casi e scandali matrimoniali ben al di fuori della “normalità”. Un cast, come si dice in questi casi, stellare: Sarah Paulson (Carrington Lane), Kim Kardashian (Allura Grant) al suo debutto da attrice, Glenn Close (Dina Standis), Naomi Watts (Liberty Ronson) Teyana Taylor (Milan), cantante, che di recente ha recitato anche nello splendido film di Anderson, pluripremiato ai Critics Choice Awards, Una battaglia dopo l’altra.
Oltre le attrici: influencer e cantanti, Kim Kardashian e Teyana Taylor. Scelta che segna la volontà di indirizzare la serie verso un pubblico che sia il più ampio e vasto possibile, ma sempre entro i confini di una certa estetica e rappresentanza mediatica: quella del glamour, del fashion e del lusso.
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Nuovi temi vecchi stereotipi
E infatti quelle di All's Fair sono donne in tailleur rosa, fucsia e viola, su sfondi dello stesso colore. La loro postura e i loro visi trasmettono volontà, determinazione, freddezza, pragmaticità nel giustificare con spietatezza il mezzo con il fine (un certo “macchiavellismo” spicciolo non passa mai davvero di moda). Insomma l’intera scale di valori che contraddistinguono “chi vuole farcela nonostante tutto e tutti”. In questo senso la scelta di Kardashian come attrice protagonista appare perfetta. Da una parte la palese irrealtà della serie con i suoi eccessi e lussuose stravaganze, dall’altra la concreta realtà di una delle interpreti. Una donna, Kim Kardashian, che proprio come la protagonista che interpreta ce l’ha fatta e che vive nello stesso lusso rappresentato da Murphy. Irreale per tutti noi spettatori. Non per lei che è riuscita a raggiungerlo.
Il rosa dopo Barbie
Eppure ti chiedi come sia possibile che un prodotto esplicitamente femminista, per quanto semplifichi e districa il concetto, scelga di essere rappresentato dal colore rosa? Una cosa è fare come Gerwig in Barbie, uscito ormai nel 2023, che rappresentava lo stereotipo femminile per eccellenza rovesciandone però i presupposti. Con una narrazione originale che faceva stridere forma e contenuto e una prova attoriale mirabile di Margot Robbie e Ryan Gosling. Nel mondo di Barbie riscritto da Gerwig la presenza del rosa ha perfettamente senso. In All’s fair invece il richiamo al rosa rimane un modo per attirare l’attenzione, o al massimo, una provocazione grossolana e vuota di contenuto. Anche perché gli stereotipi che dovrebbe ribaltare vengono sistematicamente confermati dallo sviluppo della serie.
Imprenditrici del sé
Su altri poster, sempre con lo stesso sfondo rosa, compaiono slogan familiari: “Niente compromessi”, “Capire chi vuoi essere: questo è il vero lavoro”, “Non puoi dirci di fermarci”. Gli stessi mantra dell’imprenditoria del sé — quella maschile, competitiva, performativa — semplicemente declinati al femminile.
Non è un caso se Usa Today abbia definito All's Fair “la serie tv peggiore dell’anno”. E allora perché ti sei fermato a guardare? Perché la volgarità attira l’attenzione, questo è un fatto inequivocabile. Probabilmente a pochi sarà piaciuta All’s Fair ma in molti l’avranno guardata. E di certo tutti ne hanno parlato.
Altre narrazioni possibili
Finalmente esci dalla metropolitana. Ma prima di arrivare in università ti fermi al Libraccio di via Santa Tecla. Tappa solita anche questa. Il reparto usato riserva sempre qualche sorpresa interessante. Ma oggi, forse trascinato dai pensieri di prima, ti fermi al primo piano attirato da alcuni titoli. Sul banco delle novità saggistica noti Taci, anzi parla di Carla Lonzi; un’antologia Einaudi dal titolo Nuovi femminismi; Ferite di passione di Bell Hooks; L’ho uccisa perché l’amavo di Michela Murgia e Loredana Lipperini. Autrici pioniere e icone del pensiero femminista. Studi, saggi e raccolte che attraversano il secondo dopoguerra fino a oggi. E che insieme condividono la tempistica: quasi tutti questi titoli sono stati pubblicati o ripubblicati nel 2025. Quasi contemporaneamente all’uscita di All’s fair.
Chi è Carla Lonzi
Autrice, tra gli altri, di Sputiamo su Hegel, animatrice del collettivo Rivolta femminile, storica e critica d’arte poi filosofa femminista radicale. Carla Lonzi è una figura imprescindibile, un'autrice fondamentale, come ricorda Ragozzino su Doppiozero «senza cui è impossibile immaginare la storia del femminismo in Italia».
Farei torto a chi la studia parlandone superficialmente. Ma mi permetto solo un accenno. Afferma Lonzi che “La donna così com’è è un individuo completo”, “la trasformazione non deve avvenire su di lei, ma su come lei si vede dentro l’universo e su come la vedono gli altri”. Nulla di più lontano dal quelle rappresentate in All’s Fair. Già solo dalle immagini e dalle frasi esposte in metropolitana non è difficile immaginare come le donne nella serie siano il risultato di un trasferimento sul femminile di tutti quei principi maschili che fino ad ora sono stati, per motivi storici, sociali e culturali prerogativa degli uomini. Non è sufficiente cambiare il soggetto per cambiare il senso. Sarebbe troppo comodo.
Come rappresentiamo la donna di oggi?
Le copertine dei libri si sovrappongono mentalmente alle immagini e alle frasi dei poster visti qualche centinaio di metri più indietro. È questo che fa il presente: ci mette di fronte a simultaneità continue, a narrazioni aberranti che convivono nello stesso spazio e nello stesso momento. E spesso la polarità non è evidente come nel caso di Lonzi e All’s Fair. La differenza è molto più sottile sfumata. Si può fare tutto, dire tutto, pensare tutto. Questa è l’impressione del presente. Ed è una fortuna che sia così. Ma proprio per questo è importante limitare il campo. Riconoscere a cosa è importante pensare. Sopratutto, come pensare, come conoscere. Da All’s Fair nel buio sotterraneo della metropolitana ai pensieri lucidi e affilati di Lonzi. La scelta, come sempre, è nostra.









