In questo episodio di The Ballroom Diaries esploriamo le diverse identità presenti all’interno della scena. Nella ballroom l’identità non coincide con il genere di una persona, ma con il percorso da cui arriva e con il modo in cui decide di muoversi nel linguaggio della scena. Essere Woman, Fem Queen, Transman, Butch Queen, Butch, GNC o Drag significa appartenere a genealogie diverse, ognuna con la propria storia e sensibilità. Sono identità che nascono dentro la ballroom e che dialogano con il vissuto personale: descrivono il tipo di presenza che una persona porta sulla runway, l’immaginario a cui si collega, la comunità da cui si sente rappresentata.
Abbiamo chiesto a dodici persone della scena di raccontarcele: i loro racconti mostrano quanto la ballroom non sia un luogo uniforme, ma piuttosto un ambiente dove percorsi differenti trovano spazio e possibilità.
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FEM QUEEN: femminilità, cultura e consapevolezza
Per capire cosa significa essere Fem Queen nella ballroom abbiamo ascoltato Kimora Balenciaga Mother Juicy Couture e Havva Balenciaga Unbothered Cartier.
Nella scena, il termine Fem Queen viene usato per indicare una donna trans che vive e costruisce la propria identità anche attraverso la cultura ballroom. Non descrive solo un genere, ma una posizione culturale: un modo di attraversare la femminilità con intenzione, presenza e consapevolezza del proprio ruolo nella scena.
Le Fem Queen hanno avuto un ruolo decisivo nello sviluppo della ballroom: molte delle estetiche, delle categorie e delle strutture della scena nascono proprio attraverso di loro.
Secondo Kimora, la Fem Queen è una figura che cresce dentro la ballroom, ne comprende i codici e ne eredita la genealogia. Questo percorso crea una forma di femminilità che non nasce per nascondersi, ma per affermarsi. Havva aggiunge che nell’immaginario ballroom la Fem Queen porta spesso un’estetica marcata che non si limita ad imitare stereotipi, ma li trasforma in linguaggio personale. Essere Fem Queen, nella ballroom, significa abitare una femminilità che ha radici culturali, storiche e comunitarie. Una femminilità che nasce da percorsi individuali diversi, ma che trova nella ballroom il contesto in cui può esprimersi con forza, verità e libertà.
Kimora Balenciaga Mother Juicy Couture: essere Fem Queen come presenza e forza
Cosa significa, per te, essere una Fem Queen?
Per me essere una Femme Queen significa incarnare una presenza piena e consapevole. La figura della Fem Queen si costruisce attraverso ciò che abbiamo visto in altre FQ prima di noi: donne trans che hanno trasformato la propria immagine in un linguaggio e in un’eredità. Una Femme Queen è una donna trans che conosce se stessa, che usa la propria immagine in modo intenzionale e che affronta il mondo con fierezza. Essere Fem Queen significa riconoscere il proprio percorso e portarlo fuori, senza nascondersi.
In che modo la ballroom ti ha offerto uno spazio per esplorare o esprimere la tua identità?
La ballroom è stata il luogo dove ho potuto liberarmi dei muri sociali che avevo interiorizzato. Più ero me stessa, più la scena rispondeva sostenendomi e incoraggiandomi. Quando camminavo come Butch Queen, la ballroom mi ha mostrato che molti limiti non erano miei ma esterni. Essere Fem Queen significa trasformare un percorso interiore in presenza e immagine. La ballroom mi ha insegnato a esistere in modo libero e autentico.
Havva Balenciaga Unbothered Cartier: femminilità e potere identitario
Cosa significa, per te, essere una Fem Queen?
Essere una Fem Queen significa rappresentare la mia femminilità senza paura. Essere una donna trans nella ballroom vuol dire portare il proprio percorso dentro l’espressione artistica. La Fem Queen incarna un linguaggio costruito nel tempo attraverso estetica, attitude e movimento. Essere Fem Queen significa riconoscere il proprio percorso e farne parte di ciò che si porta sulla scena.
In che modo la ballroom ti ha offerto uno spazio per esplorare o esprimere la tua identità?
La ballroom mi ha dato fin da subito uno spazio dove poter esplorare la mia identità. Tutto è iniziato con il Vogue Fem, che mi ha permesso di performare la mia femminilità. Col tempo ho imparato a vivere la ballroom come ambiente che amplifica chi sono. Per una Fem Queen, appartenere alla ballroom significa trovare motivazione, direzione e un senso di esistenza che si riflette anche nella vita quotidiana.
BUTCH QUEEN: identità, presenza, storia
Per comprendere cosa significa Butch Queen nella ballroom abbiamo ascoltato Kenjii Benjii Juicy Couture e Alan Oricci. Nella ballroom, Butch Queen non è un semplice sinonimo di orientamento sessuale, ma un termine culturale che indica il ruolo di un performer queer maschile che attraversa la scena con il proprio linguaggio, stile e presenza.
I Butch Queen fanno parte della storia originaria della ballroom e hanno contribuito alla creazione di molte categorie. Il termine unisce due dimensioni: butch, che richiama una certa mascolinità, e queen, che richiama l’espressione queer e performativa. È un’identità complessa che rifiuta definizioni rigide e trova nella ballroom il proprio contesto naturale.
Alan: oltre i confini della maschilità
Cosa significa, per te, essere un Butch Queen?
Per me essere un Butch Queen è come una versione potenziata del classico ragazzo gay: abbraccio senza paura il lato femminile che fa parte di me. È un’identità che permette di essere pienamente se stessi senza dover scegliere tra mascolinità e femminilità. Essere Butch Queen significa trasformare ciò che la società vorrebbe invisibile in forza.
In che modo la ballroom ti ha offerto uno spazio per esplorare o esprimere la tua identità?
La ballroom è il mio spazio sicuro. Mi ha permesso di scoprire parti di me che fuori non troverebbero lo stesso spazio. Nel mondo esterno c’è ancora discriminazione, anche dentro la comunità LGBTQIA+. Nella ballroom, invece, il giudizio lascia il posto a persone che ti vedono davvero e apprezzano ciò che porti.
Kenjii Benjii Oricci Juicy Couture: identità e radici nella ballroom
Cosa significa, per te, essere un Butch Queen?
Essere butch queen per me ha coinciso con la scoperta del mio essere queer. All’inizio il termine era associato a un’immagine patriarcale di mascolinità, ma la ballroom mi ha mostrato che la mia identità non si esauriva in quella definizione. Essere butch queen mi ha aperto alla possibilità di esplorare lati più fluidi e legati alle sensazioni del momento.
In che modo la ballroom ti ha offerto uno spazio per esplorare o esprimere la tua identità?
La ballroom è per me uno spazio queer e black di espressione. L’ho vissuta prima a Parigi e poi ho portato quell’energia in Italia. Mi ha dato la possibilità di indagare chi fossi davvero e di comprendere il valore delle radici, dell’espressione e della comunità. La ballroom mi ha insegnato la consapevolezza: un elemento fondamentale quando si parla di cultura ballroom.
BUTCH: presenza, espressione, radici lesbiche
A parlarci dell’identità butch è Veynom Ninja Utopia. Butch è un termine nato nella comunità lesbica, usato per descrivere persone con un’espressione o un’attitudine percepita come mascolina. È un’identità che riguarda il modo di presentarsi, di muoversi e di stare al mondo, e può includere tratti mascolini nell’aspetto e nello stile senza essere rigida o immutabile. Essere butch significa vivere un’espressione di genere spesso marginalizzata, ma profondamente radicata nella storia queer.
Veynom Ninja Utopia: un’identità che si evolve
Cosa significa, per te, essere butch?
Ho sempre avuto un aspetto molto mascolino fin da piccolə, sia nell’espressione di genere che nel modo di fare. La mia identità butch è sempre stata spontanea, ma ho dovuto combattere contro il giudizio di chi mi voleva femminile. Più mi dicevano di adeguarmi, più imponevo il mio modo di essere.
Oggi il mio essere butch si è evoluto in una forma più morbida, che può cambiare e lasciare spazio alla fluidità.
In che modo la ballroom ti ha offerto uno spazio per esplorare o esprimere la tua identità?
Nella ballroom ho visto la mia identità trasformarsi e trovare spazio. Essere riconosciuta ha avuto un impatto fortissimo: mi ha permesso di conoscermi meglio e di capire che esistono molte più possibilità di quanto immaginassi. La ballroom mi ha insegnato che ogni identità è valida e merita rispetto.
GENDER NON CONFORMING: autenticità fuori dalle categorie
Per capire cosa significa GNC (Gender Non Conforming) abbiamo parlato con La Piera Ninja Princess Utopia e Medusa Juicy Couture, che lo descrivono come un’identità — e insieme un posizionamento — per tutte quelle persone che non aderiscono e non vogliono aderire alle norme sociali legate al genere assegnato alla nascita o a una categoria prestabilita. Essere GNC riguarda come ci si presenta nel mondo, il ruolo che si sceglie di occupare nella società o nella ballroom, e spesso — ma non sempre — si intreccia con le esperienze trans e non binarie. Nella ballroom, dove esistono categorie di genere molto specifiche, GNC indica chi esprime questa identità attraverso i linguaggi della scena: looks, runway, performance, voguing. GNC è un modo per affermare la propria autenticità quando le categorie di genere tradizionalmente riconosciute non rappresentano la complessità delle esperienze individuali.
La Piera Ninja Princess Utopia: un respiro in un mondo di caselle troppo strette
Al di là del significato letterario, cosa significa per te GNC?
Per me essere GNC significa aver finalmente trovato respiro in un mondo che mi vuole in delle caselle troppo strette, che non mi rappresentano e che per questo non mi hanno mai fattə sentire “al posto giusto”. Dal punto di vista della ballroom, è un concetto ancora in divenire, e non sempre è stato facile portare avanti la mia posizione in una scena che era (e a volte ancora è) restia al cambiamento. Per me essere GNC significa avere il potere di scrivere ogni giorno le mie regole e vivere e performare avendo la certezza di proiettare nel mondo la versione più autentica di me, senza compromessi. Vorrei che la mia esperienza potesse essere d’aiuto e d’esempio per altre persone che potrebbero sentirsi come me, per dimostrare che lo spazio anche per noi esiste.
In che modo la ballroom ti ha offerto uno spazio in cui esplorare o esprimere la tua identità?
Quando sono entrata nella Ballroom ero ignorante su tantissime tematiche, ma grazie alla scena ho avuto modo di imparare e decostruire preconcetti che nemmeno mi rendevo conto di avere. La Ballroom mi ha dato lo spazio per sperimentare liberamente. Al contempo mi ha insegnato tante lezioni. Le ball sono spazi senza pregiudizi, ma anche eventi in cui una giuria valuta la tua performance. Questa dicotomia è parte della bellezza della scena. Senza la ballroom probabilmente non mi sarei mai interrogata in maniera così profonda sulla mia identità: con un vaso chiuso dentro il cassetto che non avevo il coraggio di scoperchiare. È grazie alla scena se ho capito di identificarmi come persona non binary, e ho trovato la chiarezza che mi serviva per vivere al meglio anche la vita fuori dalla Ballroom.
Medusa Juicy Couture: una strada alternativa per cercare autenticità
Al di là del significato letterario, cosa significa per te GNC?
Per me GNC è un'identità ma anche un posizionamento. Nella ballroom scene ma anche nel mondo esterno, l'identità e l'espressione di genere prevedono solitamente due opzioni, con poche variabili. Tra le opzioni esistenti, se stanno strette, scelgo di aprire un'altra strada per cercare il massimo dell’autenticità. Rispetto le categorie di genere esistenti nella ballroom e per questo credo che aprire anche le categorie GNC risponda a una necessità della comunità.
In che modo la ballroom ti ha offerto uno spazio in cui esplorare o esprimere la tua identità?
Sia come Female Figure che come GNC, la ballroom scene mi ha dato supporto, calore e la possibilità di mettermi alla prova e crescere come performer. Mi ha permesso di evolvermi, rimanendo me stessa al 100%.
WOMAN: presenza, storia e agency nella ballroom
Per raccontare cosa significa Woman nella ballroom abbiamo ascoltato Leria Dita Kruger.
"Nella ballroom, le categorie sono spesso suddivise in base al genere, al tipo di corpo o allo status nella scena. Sotto il cappello Female Figure (FF) troviamo diverse identità: transgender women (fq), cisgender women e drag o Butch Queen Up in Drags.
Nel dettaglio, il termine women nella ballroom si riferisce alle donne cisgender, sia gay che etero, cioè a coloro cui è stata assegnata alla nascita l’identità femminile e che la vivono come parte integrante della loro identità quotidiana.
Tuttavia, al di là di questa definizione legata alle categorie, il concetto di donna nella ballroom assume un significato molto più ampio e profondo.
Nella cultura ballroom, tutto parte dalle donne: essere donna significa portare con sé orgoglio, resistenza e motherhood — una dimensione di cura e forza. È stato proprio grazie all’atto di resistenza e al coraggio di figure iconiche come Crystal e Lottie Labeija che sono state gettate le fondamenta di questo sistema culturale unico e potente. E sì, ancora oggi più che mai, abbiamo bisogno di rivendicare questo spazio, soprattutto considerando la drammatica lista dei femminicidi in Italia. Ricordando sempre: There is no ballroom without femme queens!".
Leria Dita Kruger: riscrivere il proprio essere donna attraverso la ballroom
In che modo la ballroom ti ha offerto uno spazio in cui esplorare o esprimere la tua identità?
«Esprimere la propria identità significa avere il coraggio di mostrarsi per ciò che si è davvero, a sé stesse prima ancora che al mondo. La ballroom, per me, è stato il luogo in cui tutto questo ha finalmente trovato forma. Mi ha offerto uno spazio autentico in cui raccontarmi, un luogo dove la mia energia ha trovato un ritmo, un linguaggio e una comunità senza filtri.
È lì che ho costruito il mio mantra: accetta, accogli, celebra.
Da bambina avevo imparato che per essere rispettata non dovevo mostrarmi vulnerabile, e che come donna avrei dovuto dimostrare il doppio. Questo per anni mi ha portata a percepire il femminile come qualcosa di fragile, esposto, attaccabile.
La ballroom ha ribaltato quella prospettiva. Mi ha insegnato che la forza nasce dal contatto tra fragilità e potenza, che gli opposti possono sostenersi a vicenda. In questo spazio ho trovato guide, storie, corpi che raccontano anche la libertà attraverso il movimento. Ho potuto riconoscere la mia: chi ero, chi stavo diventando e la donna che desideravo incarnare.»
Drag: uno spazio di espressione
Per capire cosa significa Drag nella ballroom abbiamo parlato con Jupiter e Princess Lana Mùnera, che descrivono questa identità come uno spazio in cui arte ed espressione di genere si incontrano. Nell’immaginario comune, il drag è spesso associato alla figura della drag queen e a una femminilità esagerata, ma nella ballroom il termine ha una storia diversa e molto più ampia: indica un modo di attraversare e reinterpretare il genere attraverso la performance, il corpo, lo stile. Come ricorda Jupiter, il termine drag affonda le sue radici nel teatro — dove veniva usato per indicare chi interpretava ruoli femminili in un contesto in cui alle donne non era permesso recitare — ma con il tempo ha assunto significati nuovi. Nella scena ballroom, drag non riguarda solo la trasformazione estetica: descrive anche percorsi identitari in movimento e modalità diverse di esplorare il proprio genere, senza che questo coincida necessariamente con un’identità drag del mainstream. Per Lana, il drag è un linguaggio che non si limita alla caricatura del femminile, ma una forma precisa di espressione che appartiene alla female figure nella ballroom. Non è solo trucco o abiti: è un processo creativo e identitario che permette di portare in scena un’immagine di sé costruita attraverso dettagli, attitude e movimento.
Nella ballroom, quindi, drag può essere un’estetica, una categoria di performance, ma anche un percorso personale di scoperta. È un modo di rendere visibile ciò che si sente, senza doversi conformare a ruoli prestabiliti. È uno spazio dove la creatività incontra il genere e dove la performance diventa un modo per abitare sé stessə.
Princess Lana Mùnera: il drag come spazio per raccontarsi
Al di là del significato letterario, cosa significa per te butch?
Per me il drag è un modo per raccontarmi. È uno spazio di libertà dove posso esprimere lati di me che nella vita quotidiana magari sarebbero rimasti più nascosti se Lana non fosse esistita. Non è soltanto trucco o abbigliamento: è un processo identitario e mezzo di auto-esplorazione. Nel drag trovo una versione di me completa, che non vuole imitare nessuno ma che vuole esistere con verità. È il luogo in cui la mia creatività incontra la mia identità. Lana è fierce, è una supereroina che mi dà coraggio per affrontare anche le sfide della vita quotidiana al di fuori delle Ball e out of drag.
In che modo la ballroom ti ha offerto uno spazio in cui esplorare o esprimere la tua identità?
La ballroom è la mia casa da più di otto anni e mi ha regalato una cosa che è molto rara: uno spazio dove non devo spiegarmi. Qui la mia identità e la mia espressione vengono accolte e celebrate attraverso categorie, performance e una comunità che capisce il mio linguaggio. Nella ballroom posso sperimentare, crescere e scoprirmi senza paura di giudizi. È un ambiente che ti insegna disciplina, ti dà una famiglia scelta e ti permette di trasformare ciò che sei in arte. Grazie alla ballroom ho potuto trovare una versione di me che non solo è possibile, ma è anche vista, riconosciuta e rispettata.
Jupiter: il drag come possibilità e ridefinizione
Cosa significa per te il drag?
Il drag è una parte fondamentale del mio essere. È attraverso il drag che ho scoperto di essere una persona non binaria transgender, liberandomi degli schemi patriarcali con cui ero cresciutə come ragazzo gay. Il drag è arrivato nella mia vita nel 2018, quando dopo la laurea ho scelto un percorso artistico. È stato uno spazio di esplorazione: drag queen, drag king, club kid, beauty queen, real queen, monster queen. Attraverso queste forme mi sono visto in tanti modi diversi e ho iniziato a capire chi fossi. Oggi il drag è il mio modo di andare avanti in un mondo spesso duro. È arte, ma anche vita.
In che modo la ballroom ti ha offerto uno spazio per esplorare o esprimere la tua identità?
Per me la ballroom è uno spazio queer e black di espressione. È lì che ho capito chi fossi davvero e quali parti di me avessero bisogno di emergere. La scena mi ha mostrato l’importanza delle radici, dell’espressione, della comunità. Ricordo i primi training in strada con la mia Mother Veneno Lamborghini, a Napoli: allenarci sotto la Galleria Umberto I mentre i ragazzini giocavano attorno a noi. Da lì è nato tutto. La ballroom mi ha dato consapevolezza. Mi ha insegnato che nulla è garantito e che devi conquistare il tuo posto. “Learn your place, earn your spot”, come dice MC Debra.
Le parole che abbiamo raccolto per questo episodio mostrano quanto la ballroom sia un luogo in cui l’identità prende forma mentre viene vissuta. Ogni persona che abbiamo ascoltato ci ha restituito un frammento diverso di questo processo: un modo distinto di stare nella scena, di raccontarsi, di trovare un linguaggio che altrove spesso manca.
Dentro la ballroom, categorie come Fem Queen, Butch Queen, Butch, GNC, Woman, Transman e Drag non sono etichette rigide, ma strumenti con cui orientarsi, specchi in cui riconoscersi, percorsi attraverso cui il corpo e la voce trovano spazio. Sono posizioni culturali che esistono perché c’è una comunità che le sostiene e le rinnova.mNiente nella ballroom, come nella vita, rimane identico a sé stesso. Le identità cambiano quando cambiano le persone che le abitano: si ampliano, si spostano e si ridefiniscono. È in questo movimento che la ballroom continua a resistere e a trasformarsi, offrendo possibilità nuove a chi entra e a chi torna.
Raccogliere questi racconti significa fare una cosa semplice e complessa allo stesso tempo: fermarsi un attimo di fronte a una cultura che vive nel gesto, nella presenza, nelle storie che non sempre arrivano fuori dalla scena. E riconoscere che la ballroom non protegge un modello: protegge le persone. Le accompagna mentre trovano il proprio posto, e le accoglie quando quel posto cambia.
Discordia xoxo 007





















