In The Ballroom Diaries abbiamo raccontato la ballroom attraverso la sua storia, i luoghi e le persone che l’hanno portata in Italia. Abbiamo parlato di origini, di regole, di categorie.
Ma cosa significa davvero ballroom scene per chi la vive ogni giorno?
Abbiamo chiesto ad alcune figure della scena italiana di dirci cosa ha significato per loro fare parte della ballroom. Le loro risposte si slacciano dalle semplici definizioni: sono frammenti di vita, di corpo, di cura, di rinascita.



Kimora Balenciaga, Mother Juicy Couture: la ballroom come rinascita

Kimora Balenciaga Juicy Couture è la Mother della Kiki House of Juicy Couture. È la prima FemQueen italiana e la prima membra della House of Balenciaga in Italia. Ha rappresentato il Paese in tutta Europa e sul palco della Ball più importante al mondo, la Latex Ball di New York, portando in Italia tutte le categorie dedicate alle fem queen. È riconosciuta principalmente nelle categorie FQ Performance, FQ Body, FQ Sex Siren e FQ Realness.

«Per me la ballroom significa tutto. La ballroom è la mia vita, la vivo e la rappresento tutti i giorni. La ballroom significa rinascita, perché mi ha permesso di rivivere la vita da occhi diversi. Mi ha aiutata a riscoprirmi, a fortificarmi, a crescere davvero: non c’è niente di più sbagliato che crescere sapendo di essere vista dagli occhi sbagliati, da occhi giudicanti.

Nella ballroom cresci con la consapevolezza di essere vista dagli occhi giusti — ed è la cosa più bella che possa succedere. Soprattutto per noi fem queen, è fondamentale perché ci offre quello spazio che, nel mondo reale, non avremmo avuto.

La ballroom mi ha fatta crescere sapendo di essere speciale, ribaltando l’idea di “diversità” che ti viene imposta fuori.
Non cresci con il peso di essere sbagliata: cresci con la certezza di essere rara, unica, preziosa. Ed è qualcosa che ti salva la vita, letteralmente».

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© Arthur Buoso [@film.by.arthur]


Per Kenjii Benjii Oricci, Grandmother Juicy Couture è una «presa di coscienza»

Kejii Benji Oricci Juicy Couture è la Grandmother della Kiki House of Juicy Couture.
Brasiliano di origine, Kenjii ha scoperto la Ballroom Scene a Parigi, negli anni in cui la scena europea muoveva i primi passi, portando poi in Italia lo spirito e i valori fondamentali della cultura ballroom. È riconosciuto come la prima Mother queer, Black e Butch Queen nella scena italiana. Inoltre, è la Mother della prima FemQueen italiana, Kimora Balenciaga.

«In maniera molto semplice — per modo di dire — per me la ballroom ha significato una presa di coscienza di chi fosse effettivamente Kenjii, in quel caso aggiungendo il Benjii: una presa di consapevolezza della cultura alla quale io appartengo, una presa di consapevolezza di ciò che io aspiro a vedere nel futuro. Kenjii Benjii non sarebbe niente di tutto ciò se non avesse conosciuto la ballroom.

Credo che nella vita non sempre riusciamo a trovare meccanismi, modi, realtà che ci permettano di evadere, di esplodere, di vivere — e per me la ballroom ha significato questo. L’ho scoperta fuori dall’Italia, che non è il mio Paese. L’ho conosciuta in mezzo a una comunità totalmente diversa da quella che vivo qui oggi, e nonostante tutto mi ha lasciato impresso il potere che ha la cultura ballroom.

Ad oggi, per me, la ballroom significa futuro: un futuro dove splende chi si mette in gioco — e chi non lo fa, che resti a guardare chi splende».

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© Arthur Buoso [@film.by.arthur]



Jiji Milan, Father Munera e la ballroom come luogo di ricerca

JiJi Munera Milan, European trailblazer. Una delle persone che ha costruito la scena in Italia: ha guidato diversi kids nel loro percorso nella scena, organizzato decine di Ball ed eventi per la comunità insieme ad Anna Munera Montego con il progetto VogueXchange.
Ha scritto la prima tesi sulla Ballroom Scene in Italia nel 2013 ed è stata parte di molti judges panel, sia in Italia che all’estero.

«Per me la ballroom è, prima di tutto, un luogo di ricerca personale. È lo spazio in cui ritrovo parti di me che nel mondo reale spesso si confondono sotto i giudizi, le aspettative, le etichette. Lì posso fare pace con ogni mia versione: quella più forte, quella fragile, quella insicura e quella che vuole mostrarsi. Sbaglio a volte, certo, ma è proprio in quell’errore che cresco e mi espando.

La ballroom mi ha riconciliata con il mio corpo. Un corpo che fuori viene giudicato, deriso, commentato senza essere davvero guardato. Nella ballroom, invece, diventa un linguaggio: posso celebrarlo, scoprirlo o coprirlo, raccontarlo nella sua interezza senza il timore di essere ridotta a un pregiudizio. È il mio strumento, non il mio limite.

Mi ha dato due famiglie: la Kiki House of Munera e la House of Milan, con cui ho appena debuttato alla Scandalous Ball. Non è solo appartenenza: è sostegno reciproco, crescita condivisa, uno spazio dove impari a capire chi sei e cosa puoi dare agli altri. Mi ha aiutata a riconoscere i miei privilegi e a chiedermi come rendere la comunità più sicura e più accogliente.

E poi c’è la comunità, quella vera. Certo, ci sono lo shade, la competizione, la sfida costante — fanno parte del gioco. Ma quando conta davvero, chi vive la ballroom come la vivi tu è lì: a festeggiare le tue vittorie, a sostenerti nei momenti vulnerabili, ad accompagnarti nella tua evoluzione. Per me la ballroom è questo: un luogo dove mi ritrovo, mi sfido, mi evolvo e cresco. Una casa che non assomiglia a nessun’altra».

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© Arthur Buoso [@film.by.arthur]


Havva Balenciaga, Unbothered Cartier: la ballroom come espressione di sensualità

Havva Balenciaga Unbothered Cartier è entrata nella scena ballroom nel 2017. Ha origini turche ed è una delle poche femqueen con uno stile Soft 'n Cunt e Sexy Performance a camminare FQ Performance, anche a livello internazionale. Fa parte della House of Balenciaga ed è la prima figura della scena italiana a prender parte alla Kiki House of Unbothered Cartier.

«Per me la Ballroom Scene è quel luogo in cui riesco davvero, e senza timore, a esprimere al massimo il mio concetto di femminilità, il mio percorso di vita, la mia essenza e sensualità. È il momento e lo spazio che ho sempre desiderato, e se oggi riesco a trasmettere anche al di fuori della scena queste cose, è solo grazie al tanto lavoro fatto dentro la scena stessa. La ballroom mi ha fatta vivere, nascere e rinascere. Mi ha insegnato ad accettarmi e ad accettare tante cose della mia vita. Soprattutto, da lì ho iniziato davvero a volermi bene.

Rappresentare tutto questo attraverso la categoria che cammino è il punto di incontro tra un sentimento personale e un modo già “definito” di raccontare il mio percorso di transizione, il mio concetto di femminilità e di sensualità. È quel luogo in cui riesco, anche solo per pochi attimi, a disconnettere tutto e portare davanti a tante persone la vera me, senza vergogna né giudizio».

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© Arthur Buoso [@film.by.arthur]



Legendary Godmother Nemesi Ninja, Founding Mother Utopia, dal voguing alla ballroom

Legendary Godmother Nemesi Ninja, Founding Mother Utopia ha conosciuto la ballroom nel 2011, a soli tredici anni. Nel 2014 entra ufficialmente nella House of Ninja, che rappresenta tuttora, e negli anni partecipa a numerosi eventi internazionali.Parallelamente si impegna nella divulgazione della cultura ballroom, collaborando con Arcigay Firenze come volontaria per organizzare Ball ed eventi di sensibilizzazione.

Nel 2023 riceve lo status di Legendary New Way, riconoscimento assegnato a chi si distingue per dedizione e contributo alla scena.

«Ho conosciuto la ballroom nel 2011, quando ho incontrato La B. Fujiko per la prima volta.
Avevo tredici anni e venivo dal mondo della danza, quindi il mio primo approccio è stato attraverso il voguing. Quello che mi ha subito affascinata è stato il fatto che questa subcultura si porta dietro significati incredibili di rivendicazione e affermazione di sé.

Nella ballroom mi sono sentita da subito accolta e libera di esprimermi.
A tredici anni non avevo ancora capito tantissime cose di me, per esempio il mio orientamento sessuale. Ma mi sono sentita libera come giovane donna, italiana di seconda generazione — mia madre è venezuelana — e libera di utilizzare ogni sfaccettatura della mia persona, trasformandola in qualcosa di potente.

Poco dopo ho conosciuto Benny Ninja, Javier e Archie Ninja, grazie ai quali sono entrata nella House che ancora oggi rappresento. In questi anni, oltre a camminare e rappresentare all’estero nel nome della mia House, ho cercato di fare un lavoro di condivisione e informazione, perché le persone potessero conoscere questa cultura nel modo corretto.

Lo scorso anno, inoltre, ho ricevuto lo status di Legendary New Way: un momento altissimo, un enorme riconoscimento ottenuto grazie ad impegno e dedizione. È stato il modo più bello per guardarmi indietro e dire: sto davvero contribuendo a qualcosa che conta».

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© Arthur Buoso [@film.by.arthur]

Raccontare la ballroom significa attraversare molte vite. La scena è un mosaico di percorsi personali, di corpi che trovano voce, di storie che si intrecciano. Le voci di chi la vive e la rende viva mostrano quanto la scena sia diversa e complessa, per ognuno dei suoi membri. Non esiste una definizione unica di ballroom, ma un insieme di esperienze che continuano a evolversi e a ridefinirsi.


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