All’ospedale di Kathmandu negli ultimi giorni sono arrivati moltissimi nuovi pazienti, quasi tutti colpiti da colpi di armi da fuoco. Sulla lavagna che segna i loro nomi e le loro età si leggono i numeri 18, 22, 20, 18, 23. Sono tutti giovanissimi, decine di ragazzi nepalesi colpiti dopo che la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti. A raccontarlo è il Guardian che ha intervistato gli esponenti della Gen Z che, da lunedì 8 settembre, stanno guidando le proteste scoppiate nel Paese.
Sono iniziate in modo spontaneo contro la corruzione dell’attuale governo. Il punto di rottura è arrivato quando il governo ha deciso di bloccare quasi tutti i social network nel Paese: migliaia di persone sono scese in piazza a Kathmandu con striscioni con su scritto «Wake up Nepal», «Enough is enough», «Giovani contro la corruzione».
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Che cosa succede in Nepal?
Il movimento è nato sui social network: Instagram, Facebook e Discord. Si parlava di eliminare la corruzione, di lottare per una democrazia più giusta e di togliere il potere e la ricchezza dalle mani delle élite al governo. Il Nepal, infatti, è una repubblica parlamentare dal 2008 ma da allora si sono alternati governi instabili ed estremamente corrotti. Su TikTok erano diventati virali dei video in cui si criticavano i «Nepo Kids», figli di politici, giudici e funzionari nepalesi che sui loro profili mostravano vacanze in resort di lusso mentre il resto della popolazione vive per un quarto sotto la soglia della povertà, fatica a trovare lavoro ed è costretta a spostarsi all’estero.
Il governo ha reagito imponendo un blocco a 26 importanti piattaforme in un Paese con uno dei tassi di utilizzo del web pro capite più alti dell'Asia meridionale. «I social media sono l'unica piattaforma in cui possiamo parlare, condividere e seguire i media globali», ha raccontato alla CNN un regista nepalese che ha partecipato alle proteste, «La maggior parte dei nostri amici, delle nostre famiglie, dei nostri fratelli, sono fuori dal Paese, quindi quello è il nostro mezzo di comunicazione». «L'accumulo di frustrazione è stato ciò che ha portato a questo movimento», ha spiegato una ragazza descrivendo il divieto dei social media come «la goccia che ha fatto traboccare il vaso». Così, quando lunedì il governo l’ha revocato era ormai troppo tardi.
Le proteste e gli scontri
Lunedì mattina, migliaia di giovani, alcuni in uniforme scolastica, si sono radunati al Maitighar Mandala, un monumento di Kathmandu vicino al palazzo del parlamento federale. È la protesta di una generazione che in tutto il mondo fa sentire la propria voce: hanno marciato per strada ma quella che doveva essere una protesta pacifica si è trasformata in uno scontro a fuoco. Alcuni manifestanti si sono diretti verso il palazzo del parlamento e hanno iniziato a scavalcare il cancello. La polizia ha aperto il fuoco e sono morte. Sono state uccise almeno 19 persone. Martedì le proteste sono aumentate nonostante il coprifuoco: alcuni manifestanti hanno assaltato le case del primo ministro e di altri membri del governo presente e passato, hanno incendiato la sede della Corte Suprema, e la sede del parlamento nepalese e del Nepali Congress Party. Sui muri degli edifici circondati dal fumo si leggono scritte come «Gen z» e «Fuck the government».
A seguito degli scontri, che secondo quanto riportato dal ministero della Salute nepalese hanno portato alla morte di 30 persone e a migliaia di feriti, il primo ministro KP Sharma Oli si è dimesso «per contribuire a normalizzare la situazione». Al momento la situazione è ancora piuttosto confusa. Molti manifestanti della Generazione Z, come si legge sul New York Times, hanno preso le distanze dagli atti di violenza e di vandalismo parlando di frange estremiste che si sono infiltrate nel movimento. «Guardando al futuro, crediamo che la futura leadership del Nepal debba essere libera da radicate affiliazioni a partiti politici, completamente indipendente e selezionata sulla base di competenza, integrità e qualifiche», hanno affermato i portavoce della Generazione Z in una dichiarazione, «Chiediamo un governo trasparente e stabile che operi nell'interesse del popolo e non a vantaggio di individui corrotti o élite politiche».
Chi è la nuova premier del Nepal
Nel frattempo domenica è salita al governo Sushila Karki come nuova premier ad interim del Nepal e prima donna in questo ruolo nella storia del Paese. Ha fatto sapere che il suo governo rimarrà in carica solo sei mesi, poi ci saranno le elezioni fissate per il 5 marzo del 2026. «Dobbiamo lavorare secondo il pensiero della Generazione Z» ha dichiarato mostrandosi intenzionata a collaborare con i manifestanti, «Ciò che questo gruppo chiede è la fine della corruzione, il buon governo e l'uguaglianza economica. Voi ed io dobbiamo essere determinati a raggiungere questo obiettivo».














