Lungo il feed della pagina Instagram @queer.cut.bologna si alternano foto di volti sorridenti e capelli attentamente acconciati. Le persone ritratte hanno l’espressione di chi si è appena visto allo specchio con un nuovo taglio e sta familiarizzando con una nuova versione di sé. A gestire la pagina e il progetto è Idil, «queerdresser autodidatta con base a Bologna» che ha sentito l'esigenza di creare uno spazio sicuro per la comunità LGBTQIA+ riconoscendo il valore che acconciature e tagli di capelli hanno da sempre per le persone queer in termini di affermazione della propria identità e creazione di comunità.

«Ho iniziato a “queerizzare” lo spazio durante i mercatini fai da te di Bologna», racconta Idil a Cosmopolitan, «avevo un semplice tavolino e una sedia, forbici e pettini amatoriali sparsi sul tavolo e un cartello scritto a mano che diceva "Queer cuts offerta libera"». Col tempo il servizio si è spostato anche nei bagni e nelle cucine di chi contatta Idil su Instagram per un appuntamento e cambio di look, ma è sempre rimasto gratuito, «un modo per contribuire al benessere della comunità, essendo solidali gli uni con gli altri». «I tagli queer non hanno prezzo», conferma Idil, «si basano sulla fiducia reciproca e la cura».

Per te che cos’è un "queer cut", un “taglio queer”?

«Un taglio di capelli queer è un atto di ribellione, un atto di auto-rivendicazione e fa parte della creazione delle nostre narrazioni sulle nostre vite. Questo avviene quando diventiamo radicalmente incuranti degli standard normativi e iniziamo a prenderci cura di noi come meritiamo. Qualsiasi taglio di capelli scegliamo (a volte fuori dagli schemi, altre volte no) con l'intenzione di prenderci cura di noi e in solidarietà reciproca diventa un taglio queer».

Quanto è importante per la comunità Queer avere uno spazio dedicato all'acconciatura dei capelli?

«Penso che sia decisamente importante avere uno spazio sicuro dove prenderci cura dei nostri corpi queer poiché la società normativa è fondata sulla protezione, la conservazione e l'imposizione di stili di vita eteronormativi che includono decisamente anche moda e acconciature. Ho incontrato tantissime persone queer davvero frustrate dalla mancanza di comprensione e attenzione da parte dei loro parrucchieri per il loro aspetto. Soprattutto le persone trans e non binarie hanno molte difficoltà nei saloni di parrucchieri divisi rigorosamente per genere, dove nel migliore dei casi non si sentono benvenute e nel peggiore dei casi subiscono transfobia e violenze».

Il modo in cui si portano i capelli è particolarmente importante per la comunità LGBTQIA+?

«Un altro motivo per cui abbiamo bisogno di spazi sicuri per tagliare e acconciare è proprio che i capelli sono importanti, per molte ragioni! Non solo ci presentano alla società, ma ci fanno anche sentire a casa nel nostro corpo. A volte un taglio di capelli che conferma il proprio genere è molto potente per una persona trans che magari è in coda da anni per accedere alla terapia ormonale. So che potrebbe sembrare un'esagerazione, ma a volte è la sensazione di sentirsi a casa e al sicuro nel nostro corpo che ci mantiene in vita. I tagli di capelli sono anche importanti per creare comunità, semplicemente per socializzare, per riconoscersi nella folla di persone eterosessuali che ci circonda, per farsi coraggio a una festa in compagnia, senza nemmeno bisogno di conoscersi».

Chi ti contatta?

«Non sono solo le persone queer a contattarmi, ma anche persone cis-eterosessuali e questo non mi sorprende. Credo che il punto sia sentirsi al sicuro, sentire che qualcuno ti vede e comprende. Mi contattano gli studenti di Bologna e delle città limitrofe, studenti in scambio da tutto il mondo, visitatori che hanno sentito parlare del progetto e a volte anche docenti universitari! Mi scrivono dei genitori per portare i figli e a volte anche persone ultracinquantenni!»

Che cosa ti chiedono?

«Alcuni mi mostrano foto di tagli di capelli queer che hanno trovato, altri dicono: "Mi fido di te, fai quello che vuoi!". Alcuni si scusano (senza che ce ne sia alcun bisogno) se pensano di avermi portato un riferimento a un taglio di capelli troppo "noioso". A prescindere dal punto di partenza, il risultato è sempre straordinario. Non perché io sia una professionista insostituibile (tutt'altro!), ma perché è un lavoro che si fa insieme a ogni passo, un processo intimo. Da parte mia, pongo molte domande per capire i loro desideri e fare del mio meglio per ricreare l'aspetto immaginato. Ci prendiamo dei momenti insieme per riflettere sul progetto, facciamo una pausa per un caffè o un pranzo mentre i fogli di alluminio con il decolorante pendono dalle loro teste».



Quali sono i tagli del momento?

«All'inizio, erano tutti focalizzati sui Woolf Cut! Anche le teste rasate e tinte con dei disegni sono molto richieste, maun mullet personalizzato è sempre un successo! Quest'anno il mullet è stato un vero e proprio mezzo di emancipazione per molte persone. E poi scalature, molte, molte scalature!»

Che feedback ricevi di solito?

«I tagli queer sono conversazioni molto lunghe e intime tra me e la persona seduta sulla sedia. A volte diventa piuttosto emozionante. È un po' un cliché, ma vedere la felicità negli occhi delle persone è il motivo per cui amo farlo. A volte ricevo messaggi commossi giorni dopo il taglio: parole gentili e di apprezzamento per il progetto, risate e abbracci. Ci sosteniamo a vicenda, ed è davvero una sensazione appagante. Non dimenticherò mai la volta in cui una persona si è messa a piangere di felicità, dicendo di non essersi mai sentita se stessa prima di quel taglio di capelli. Anch'io ho pianto un po’».

Per la tua esperienza, in che modo tagli di capelli e le acconciature si collegano all'esplorazione e all'affermazione della propria identità?

«I capelli sono fluidi, come le nostre identità intersezionali! Cambiare acconciatura riflette in modo giocoso la fluidità di genere e apre possibilità di ridefinizione. Questa espressione creativa è profondamente legata ai nostri sentimenti, alle nostre idee politiche, a come vediamo il mondo e a come vogliamo essere visti da esso. Credo anche che il riconoscimento sociale sia una parte importante delle nostre identità. Quando il modo in cui vogliamo essere visti si allinea con il modo in cui siamo percepiti, c’è un'affermazione sociale della nostra identità di genere e ci aiuta a sentirci più in sintonia con il nostro vero sé».