Secondo l’ultimo rapporto di ILGA-Europe pubblicato a maggio, l’Italia si colloca al trentacinquesimo posto su 49 Paesi per uguaglianza e tutela delle persone LGBTQIA+. L’associazione sottolinea come, in particolare, nel nostro Paese si stiano verificando numerosi attacchi ai diritti delle persone trans: nel report si parla di episodi di violenza, citando quella avvenuta in provincia di Viterbo nell’agosto 2024, quando due donne trans sono state aggredite da una decina di giovani similmente a quanto successo a Roma pochi giorni fa. Si nominano gli insulti all’atleta trans Valentina Petrillo per la sua partecipazione alle Paralimpiadi e le dichiarazioni della ministra Eugenia Roccella sulla «realtà intrinseca del sesso biologico». L’associazione ricorda anche le pressioni politiche sull’Università Roma Tre, con accuse all’ateneo di «promuovere l’ideologia gender» per via di un progetto rivolto a bambini e bambine trans e gender-creative, e parla dell’ispezione all’Ospedale Careggi di Firenze, unico polo in Italia che offriva percorsi di transizione per minori con il consenso dei genitori, sull'uso della triptorelina, farmaco bloccante della pubertà. «L'indagine», sottolinea la relazione, «minaccia l'accesso a questo trattamento salvavita e rischia di chiudere uno dei pochi servizi del Paese dedicati agli adolescenti transgender».
In questo momento storico, dunque, il supporto alla comunità trans sul territorio risulta particolarmente cruciale e un esempio a cui guardare è il lavoro svolto dallo Sportello Trans Ala Milano Onlus che offre accoglienza, ascolto, orientamento e accompagnamento alle persone trans. Per questo la piattaforma LAUD END PRAUD, dedicata a promuovere i diritti della comunità LGBTQ+ attraverso arte, moda, talk e intrattenimento, ha deciso di devolvere allo Sportello milanese parte dei proventi dell’evento che si terrà il 20 giugno a Milano e che Cosmopolitan sostiene come partner. Giunto alla sua quinta edizione, l’evento di LAUD END PRAUD, ideato da Andrea Semeghini, proporrà momenti di riflessione e confronto sui diritti civili, unendo arte, creatività e intrattenimento.
«Ho incontrato Andrea Semeghini anni fa a Venezia in occasione dell’edizione 2022 dell’evento perché ero ospite di un talk», racconta Antonia Monopoli attivista transgender, Peer educator e responsabile dello Sportello Trans presso Ala Milano Onlus, «così è nata una collaborazione e, attraverso questa iniziativa, LAUD END PRAUD ha deciso di sostenere il lavoro dello Sportello Trans di Ala Milano Onlus».
Come hai iniziato il tuo percorso come attivista?
«Ho iniziato nel 2002. Mi sono avvicinata all'associazionismo per un mio bisogno personale, ho conosciuto anche Monica Romano, l’attuale consigliera del Comune di Milano e ho incontrato una situazione accogliente. Così mi sono detta "Vorrei iniziare anche io a fare attivismo cercando di aiutare le persone come me per quello che è mancato a me”. Quindi da lì ho iniziato a formarmi, a partecipare ai Pride, e gradualmente sono cresciuta come attivista».
Invece lo Sportello Trans quando è nato?
«Lo Sportello Trans è nato nel 2009 dietro un bisogno del territorio. Negli anni di volontariato ho sempre visto che l'associazionismo nasceva e poi, dopo poco tempo, moriva, e quindi ho pensato di creare un servizio di assistenza e presa in carico all'interno di un’organizzazione che si è individuata come terzo settore perché sono tutti professionisti all'interno, non sono volontari. Ho chiesto ad Ala Milano Onlus se ci fosse questa possibilità e da allora offriamo accoglienza, ascolto, orientamento e accompagnamento verso sé stessi».
Come si può entrare in contatto con voi?
«C'è una pagina Facebook dello Sportello Trans e, all'inizio dell'anno, ho creato una pagina Instagram. Spesso le persone arrivano anche tramite passaparola, magari perché su TikTok o Instagram un influencer o una influencer trans che ha attinto al servizio fa il nome del servizio oppure perché una persona che è già venuta si è trovata talmente bene che l’ha consigliato a un amico o un’amica. C’è anche il fatto che io sono nota come attivista; quindi, magari conoscono il mio nome o mi hanno vista a degli eventi e quindi mi contattano direttamente attraverso i social.
Lo Sportello Trans ha un sito internet, una linea dedicata, la Linea Amica Trans, con un numero apposito e c'è un’e-mail dedicata. Le persone possono contattarmi e io cerco di fissare un appuntamento. La disponibilità della consulenza è bisettimanale, dalle 12 indicativamente, fino alle 19, il mercoledì e il sabato».
Chi si rivolge solitamente allo Sportello?
«C'è un'ampia fascia di età. Si va da persone di 11-12 anni, accompagnate dai genitori, fino ai 65 anni. Le richieste sono tantissime e variano da persona a persona. Ci sono persone determinate a voler iniziare un percorso di affermazione di genere oppure persone che magari sono nella fase in cui vogliono cercare di esplorare la propria identità prima di iniziare un percorso di affermazione di genere medicalizzato. Ci possono essere persone che sul lavoro vengono discriminate quindi si cerca di attivare un sindacalista all'interno della CGIL, oppure ci può essere la richiesta di una casa di accoglienza perché i genitori non sono supportivi. A volte c’è bisogno di una consulenza endocrinologica o di un supporto legale o di un percorso psicologico o ancora di un inserimento nel mondo del lavoro tramite, ad esempio, la collaborazione che abbiamo con la Fondazione Human Age – Manpower Group.
È un lavoro di assistenza, prendiamo in carico la persona e la accompagniamo in tutti gli step. Io, come Peer educator, mi baso sulla richiesta della persona e cerco di mettere in rete i professionisti con l'utenza. Seguo la persona dal primo colloquio agli incontri di follow-up per capire come sta andando col terapeuta, come sta andando con l'endocrinologo, come sta andando con l'avvocato, come sta andando il percorso di affermazione. È proprio una presa in carico, un accompagnamento verso sé stessi».
Che professionisti collaborano con lo Sportello?
«Abbiamo un’equipe di collaboratori multidisciplinari di tre terapeuti, una ginecologa, tre endocrinologhe, un avvocato, un urologo, un personal trainer per i ragazzi trans, una vocal coach per le ragazze trans, chirurghi. Nel tempo ho creato una rete di persone con cui mettere in contatto l’utenza a seconda delle richieste».
Come si svolge il primo incontro quando una persona prende appuntamento?
«Il primo incontro è importante perché appunto pongo alcune domande sul proprio vissuto relazionale, amicale, familiare, cerco di tastare un po' il terreno su tutti gli ambiti, come la famiglia, la scuola, il lavoro, per avere un quadro chiaro e capire con la persona in che cosa posso essere di aiuto. Si cerca di mettersi a disposizione, di condividere la conoscenza, di dare degli strumenti per evitare un senso di solitudine. Anche per questo due volte al mese organizzo dei gruppi di auto-mutuo-aiuto».
Come funzionano questi gruppi?
«Sono gruppi per ragazzi, ragazze, uomini, donne trans. Solitamente partecipano 25-30 persone proprio per confrontarsi e mettersi in rete con altre persone che stanno percorrendo lo stesso percorso. Una volta al mese organizzo anche dei gruppi di auto-mutuo-aiuto solo per i genitori perché è importante che si confrontino e siano preparati per accompagnare i propri figli e le proprie figlie in questo percorso».
In questi giorni siamo all’inizio del mese del Pride, segnato, però, da un clima molto difficile per i diritti delle persone trans. Com’è la situazione?
«Abbiamo iniziato il mese del Pride con tre pestaggi a Roma: un gruppo di giovani ragazzi che picchiava delle ragazze trans. Abbiamo denunciato un po' tutti questa violenza disumana da parte di questi giovani, che sono la nuova generazione, il nostro futuro. Le violenze le vediamo, le subiamo e questo governo le legittima. In Italia l’ospedale Careggi era l'unico ospedale dove ai minori trans veniva prescritta la triptorelina (farmaco bloccante della pubertà, nda), ma il governo ha fatto pressioni contro la distribuzione del farmaco e questo può avere effetti sui minori, perché la triptorelina può anche alleviare i pensieri suicidari. Ci sono stati i manifesti Pro Vita a Roma. C'è un'aria tossica, un'aria irrespirabile, viviamo con la paura».












