Nonostante la guerra, il Pride di Kiev non si ferma. Sembrava che dovesse saltare tutto per questioni di sicurezza e invece, alla fine, la parata c'è stata: il 14 giugno, 1.500 persone sono scese per le strade della capitale ucraina per chiedere maggiori diritti per la comunità LGBT+.
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«Nonostante i problemi e le avversità, Kiev ha brillato per il Pride», hanno scritto gli organizzatori, «Un'altra volta, un'altro passo, più gente, ancora più forte».
Com'è andato il Pride di Kiev
Fino all'ultimo sembrava che fosse troppo pericoloso scendere in strada. C'erano alti rischi di attacchi missilistici, ma anche forti tensioni con l'estrema destra che ha organizzato una contro-manifestazione. Alla fine gli organizzatori si sono accordati con le autorità per una parata veloce, di 30 minuti circa, come già l’anno scorso, con la protezione delle forze dell'ordine. Il percorso si estendeva tra due rifugi antiaerei in un momento ritenuto dalle autorità cittadine meno rischioso in termini di attacchi russi. Alla fine la manifestazione si è svolta in sicurezza e in modo pacifico, senza scontri.
Secondo un sondaggio del 2024, il 70% degli ucraini ritiene che le persone LGBT+ dovrebbero godere di pari diritti civili, in netto contrasto con la repressione in atto nella Russia di Putin dove le persone omosessuali sono sotto attacco tra censura, segnalazioni e violenze. Eppure anche in Ucraina l'estrema destra nazionalista parla di un ritorno ai valori tradizionali che comprende una regressione nei diritti LGBTQIA+. «L’odio verso i tuoi stessi cittadini, verso i loro diritti e la loro diversità non è un valore ‘tradizionale’, ma è un tratto primitivo della società russa e di altre società totalitarie», si legge infatti nel Manifesto del KyivPride 2025.
«Non possiamo rimanere in silenzio, perché i diritti umani non sono qualcosa che può essere rinviato a 'dopo la vittoria'», hanno affermato gli organizzatori che chiedono il riconoscimento delle unioni civili, l’adozione di leggi contro i crimini d’odio, e maggiori diritti in caso di morte dei partner, anche al fronte. «L'attacco ai diritti LGBTQ+», hanno dichiarato ricordando le recenti leggi repressive in Georgia e Ungheria dove i Pride sono stati resi illegali, «è spesso il primo passo verso una più ampia riduzione dei diritti e delle libertà per tutte le persone».















