«È molto più di uno slogan, è molto più del titolo di una canzone della nostra madrina Rose Villain»: "Fuorilegge" è lo statement del Rome Pride 2025 ed è anche un grido di lotta, una denuncia, un monito. «"Fuorilegge" è una realtà di fatto del nostro Paese», spiega Mario Colamarino presidente dell’associazione per i diritti LGBTQIA+ Mario Mieli che organizza il Pride nella capitale dal 1994. Siamo alla 31ª edizione dell'evento a difesa dei diritti LGBT+ e il 14 giugno si scenderà in piazza per la Parata, ci sarà anche Cosmopolitan, ancora una volta media partner del Roma Pride, ci saranno i carri, la musica, la festa finale, le persone che sceglieranno di camminare insieme e insieme, quindi, di essere «Fuorilegge». «Siamo fuorilegge perché le famiglie arcobaleno non vengono riconosciute», spiega Colamarino, «siamo fuorilegge perché non esistono le leggi contro l'omotransfobia e siamo fuorilegge perché la comunità trans non ha nessuna tutela e diritto. Siamo costantemente messi all'angolo, siamo costantemente invisibilizzati».

Mentre in Ungheria il Pride è stato effettivamente dichiarato illegale, il Roma Pride ancora una volta tiene insieme la gioia di celebrare l'orgoglio di essere se stessi e la voglia di non piegarsi di fronte a un clima politico ostile e a tratti spaventoso. «Siamo la voce che non si spegne, la comunità che non arretra», scrivono gli organizzatori, «Un passo indietro sul Pride è un passo avanti verso una storia che conosciamo fin troppo bene». Una storia che, a tratti, sembra sempre più vicina ed è per questo, come spiega Mario Colamarino, che «Quest'anno il Pride assume un valore completamente diverso».

roma pride e diritti lgbt+ come sarà la parata del 14 giugnopinterest
Antonio Masiello

Si avvicina la parata del 14 giugno. Che clima si respira in questo mese del Pride?

«Quello che sta accadendo nel mondo ci preoccupa: negli Stati Uniti l'identità delle persone trans viene cancellata, in Ungheria Orbán vieta il Pride e in Italia da anni viviamo nell'ombra perché la politica ci considera cittadini di serie B, ci attacca e cerca di toglierci dei diritti. La retorica anti LGBT+ che si è diffusa nel mondo legittima una violenza anche fisica contro la comunità e questo per noi è molto pericoloso. Proprio qualche settimana fa delle ragazze trans sono state picchiate brutalmente in un locale a Roma, anche a Milano ci sono state varie aggressioni. L'Italia è scivolata al 35º posto della classifica di ILGA-Europe sui diritti e le tutele alla comunità LGBT+ e siamo solo un punto sopra l'Ungheria di Orban che vieta i Pride e mina lo Stato di diritto. Una manifestazione come quella di Roma che accoglie tante persone assume un significato di lotta per un Paese alternativo, per un’Italia diversa che si riconosce in determinati valori».

Che atmosfera ci sarà secondo te?

«Penso che il fatto che siamo sotto attacco genererà una reazione positiva da parte della comunità e degli alleati. Quando le cose si mettono male le persone si uniscono e scendono in piazza e credo che sarà proprio così. Saremo tantissimi, ci aspettiamo quasi 40 carri, ci sarà il sindaco Gualtieri, ci saranno tante istituzioni, tante ambasciate. Penso che sarà un Pride molto particolare, molto politico di lotta e di resistenza. Ovviamente ci sarà anche tutta la parte della festa, di divertimento, perché il Pride è anche questo, è un atto personale oltre che collettivo e si scende in piazza per motivi diversi».

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FILIPPO MONTEFORTE

Lo slogan "Fuorilegge" è arrivato prima della scelta della madrina?

«Sì, volevamo sottolineare che poi abbiamo incontrato Rose Villain e ci siamo resi conto in modo molto naturale che era lei la madrina, per le stanze che ha sempre portato avanti, perché è una persona molto schierata e anche perché, ovviamente, il suo cavallo di battaglia quest'anno è il brano “Fuorilegge”, quindi ci sembrava l'inno perfetto».

Parlaci un po’ della Pride Croisette, invece.

«La Pride Croisette è questo polmone arcobaleno a Roma, a Caracalla. È il villaggio del Roma Pride, una sorta di festival che dura 18 giorni, dal 28 maggio al 14 di giugno. La parata del Pride finisce infatti proprio alla Pride Croisette. È una realtà per tutti, dove tante persone si incontrano: non ci sono solo persone LGBT+, ma anche turisti, curiosi, cittadini, persone che sono a Roma per altri motivi ed è diventato un punto di riferimento per la città. Le giornate iniziano con talk e dibattiti dalle 8:30 fino alle 21:00, poi ci sono spettacoli, concerti, musica, mostre. Tra gli ospiti ci sono Corrado Formigli, Augias, Maurizio Landini segretario generale della CGIL. Ci sarà anche Cosmopolitan il 13 giugno con la direttrice Lavinia Farnese che presenterà un talk dedicato al genere e alla paura che fa, soprattutto in relazione alle donne. È un po' un luogo dove parlare di tutto, confrontarsi, ascoltare, divertirsi».

Negli Stati Uniti quest’anno si è parlato di maggiori difficoltà nel trovare sponsor per i Pride. Voi avete notato qualche differenza a livello organizzativo?

«Negli Stati Uniti il fenomeno è reale e ci sono stati tanti problemi con i Pride (anche quelli più grandi come quello di San Francesco) che hanno visto un taglio ai finanziamenti, quasi la metà dei fondi. Tutto questo è frutto della retorica “anti woke” che Trump sta portando avanti per depotenziare le politiche Diversity Inclusion e penalizzare le aziende che le portano avanti. In Italia, forse perché siamo un po’ più periferici rispetto a quello che accade nel mondo, quest'anno non abbiamo subito nessun definanziamento da parte dei nostri sponsor, anzi, quelli che ci hanno sempre sostenuto hanno continuato a farlo e ne abbiamo anche incontrati di nuovi sul nostro cammino. Io sono convinto che questo nasca dal fatto che le aziende con cui lavoriamo appoggiano davvero la nostra carta dei valori».

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FILIPPO MONTEFORTE

Quali sono le tematiche su cui è più importante focalizzarsi oggi in Italia a livello di diritti e lotte della comunità LGBTQIA+?

«Quest'anno siamo particolarmente vicini alla comunità trans, stiamo portando avanti una serie di iniziative e battaglie per tutelare l'esistenza delle persone trans. Poi ci sono le famiglie arcobaleno e i diritti dei loro figli. Per fortuna una sentenza della Corte Costituzionale un mese fa ha stabilito che i bambini con due mamme nati con PMA all'estero devono essere riconosciuti come figli di entrambe. Prima questo non avveniva perché bisognava passare attraverso i tribunali. Ora, però, bisogna combattere anche per i papà.

Poi in Italia non abbiamo una legge contro l'omotransfobia che è una cosa molto grave perché se qualcuno subisce un'aggressione fisica o verbale, non c'è nessun tipo di aggravante, non c'è nessun tipo di punizione specifica. Infine siamo anche preoccupati dai limiti al diritto di protesta e dal DDL sicurezza. Guardiamo all'Ungheria e vediamo come Orbán a piccoli passi ha vietato il Pride, ma è partito da una serie di leggi contro, appunto, il diritto a manifestare. È importante guardare a 360° quello che ci circonda con occhio vigile».

Il Roma Pride e il Circolo Mario Mieli, tra l’altro, hanno annunciato che parteciperanno al Budapest Pride questo giugno.

«Sì, saremo lì con una delegazione il 28 di giugno e ci faremo sentire. Arriveranno tante delegazioni dall’Europa perché Orbán ha vietato il Pride attraverso una legge contro la propaganda LGBT+ simile a quella russa fatta teoricamente per proteggere i bambini. Di fatto il Pride è stato bandito, ma noi saremo comunque lì, rischieremo questa multa che va dai 14 ai 500 euro ma la parata si farà. In più noi, come Mario Mieli, abbiamo deciso di dedicare anche il nostro carro alla parata di Roma proprio alla solidarietà verso il Pride ungherese e tutti i Pride che nel mondo vengono vietati».

Alla luce del clima politico attuale, quindi, che significato assume la partecipazione al Pride 2025?

«Io credo che significhi dire che noi non andiamo da nessuna parte, che nessuno può tagliarci fuori dalla vita pubblica di questo Paese e che le nostre vite e le nostre richieste non vanno da nessuna parte. Significa anche che non siamo soli perché nel Pride non camminano solo persone LGBT, ma tante persone eterosessuali, tante ambasciate, tante istituzioni che vogliono un Paese diverso».