«Stavamo viaggiando a un ritmo di circa 10mila firme all'ora quando la piattaforma pubblica per la raccolta firme del ministero è andata in tilt per le troppe firme». Così spiegavano i sostenitori del Referendum Cittadinanza lo scorso settembre. In poco tempo sono state raggiunte le firme necessarie per un referendum sulle norme per la cittadinanza agli stranieri, anche grazie a un diffuso endorsement da Zerocalcare a Ghali passando per Malika Ayane e Giuliano Sangiorgi, Levante, La Rappresentante di Lista, Dargen D’Amico, Cosmo, Margherita Vicario, Giancane, Myss Keta e moltissime altre personalità note. Ora è arrivato il momento di andare votare per cambiare davvero le cose.
- Come arrivare preparati al referendum di giugno
- Come votare al referendum se sei fuori sede?
- Cosa c'è da sapere sul Referendum Cittadinanza
L'8 e il 9 giugno in Italia i cittadini saranno chiamati a votare su 5 quesiti, cinque domande sulla cancellazione o meno di una norma. Una di queste riguarda il modo in cui gli stranieri possono ottenere la cittadinanza.
Referendum 8-9 giugno: il quesito sulla cittadinanza
La scheda con cui si vota per cambiare la legge sul modo in cui gli stranieri ottengono la cittadinanza italiana è di colore giallo. La domanda proposta chiede se dimezzare o meno i tempi di residenza legale in Italia necessari alle persone straniere per richiedere la cittadinanza italiana. Secondo il comitato promotore si tratterebbe di «una conquista decisiva per la vita» per più di un milione di persone che lavorano e risiedono in Italia, pagano le tasse in Italia, frequentano le scuole italiane, crescono i loro figli in Italia.
Per capire la portata del cambiamento bisogna fare un passo indietro: come si ottiene la cittadinanza italiana al momento? In Italia vale il cosiddetto ius sanguinis quindi la cittadinanza si ottiene per nascita se si è figli di almeno un cittadino italiano. In alternativa, l'acquisto volontario avviene per matrimonio oppure per naturalizzazione ossia dopo un periodo di residenza continuativa nel territorio italiano di 10 anni dimostrando l’assenza di condanne penali, la conoscenza della lingua italiana e un reddito sufficiente.
Il referendum non va a toccare il principio dello ius sanguinis, ma modifica solo uno dei requisiti per la richiesta volontaria di cittadinanza ossia quello sul periodo di residenza che, se vincesse il sì, verrebbe dimezzato e portato a 5 anni com'era previsto per legge prima del 1992. Rimarrebbero quindi gli altri requisiti da dimostrare e rimarrebbero anche i tempi burocratici che, al momento, fanno sì che per diventare cittadini italiani ci possano volere anche 13 o 14 anni in totale. Inoltre, anche i minorenni nati in Italia ma figli di stranieri senza cittadinanza attualmente non sono considerati italiani e, in questo modo, anche per loro i tempi verrebbero ridotti perché acquisirebbero la cittadinanza per ius sanguinis dai loro genitori dopo 5 anni invece che 10.
Come spiega Paolo Bonetti, professore di diritto costituzionale e pubblico all’Università Milano-Bicocca, parlando con Valigia Blu, più del 9% della popolazione residente in Italia non ha la cittadinanza italiana, pur contribuendo ogni giorno alla società: «A queste persone viene negata la possibilità di partecipare alle decisioni politiche del paese in cui vivono». L'Italia al momento è tra gli stati con una delle normative sulla cittadinanza più restrittive d'Europa. Se vincesse il sì, ci avvicineremmo ad altri Paesi europei come Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo. Perché il referendum sia valido, però, deve votare la maggioranza delle persone che hanno diritto, altrimenti non si raggiunge il cosiddetto "quorum" e le cose rimangono automaticamente come sono, come se il referendum non fosse mai stato proposto.












