Voi com'eravate a 14 anni? Come sono, a 14 anni, le vostre sorelle, cugine, allieve, vicine di casa, amiche? Quali sono i loro sogni? Cosa fanno quando non sono a scuola? Che cosa ascoltano nelle loro cuffiette? Di cosa parlano con le compagne, a bassa voce durante l'ora di italiano? Com'era Martina Carbonaro prima che il suo ex fidanzato la uccidesse?
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Abbiamo pensato al peggio ancora una volta quando Colombaro, originaria di Afragola, ha detto a sua madre che sarebbe tornata a breve e poi non le ha più risposto al telefono. Ora il diciottenne Alessio Tucci ha confessato di averla uccisa colpendola, pare, con una pietra durante una lite. Poi ha nascosto il corpo. Ancora una volta lei lo aveva lasciato, ancora una volta lui non accettava di lasciarla decidere.
Martina Carbonaro, il ventottesimo femminicidio del 2025
Martina Carbonaro è la ventottesima donna uccisa nel 2025, anche se forse dovremmo parlare più correttamente di «bambina» perché a 14 anni la vita è appena cominciata. Il punto, però, non è solo il numero delle vittime che continuiamo a contare e nemmeno il fatto che la violenza di genere metta radici già a partire dall'infanzia, quello che ormai dovrebbe essere impossibile da ignorare è il ripetersi inesorabile dello stesso pattern ogni volta, senza che nulla venga fatto per interrompere un processo già in corso e impedire che, tra qualche mese, un'altra bambina, ragazza, donna, perda la vita, ancora e ancora.
L'iter è sempre lo stesso, ora si inizierà a parlare di come punire il colpevole, ma la prevenzione è quasi inesistente, si arriva sempre troppo tardi. Chi studia il fenomeno della violenza di genere, chi lavora nei centri antiviolenza, ripete da anni che il problema non è l'«amore malato» o il profilo del singolo omicida, ma l'intero impianto socioculturale, e non saranno delle pene più severe a cambiare le cose.
Ancora in Italia manca un approccio serio e competente al problema, mancano programmi di formazione e sensibilizzazione, fondi per i centri antiviolenza, strumenti in grado di agire sull'incapacità maschile di gestire il rifiuto senza violenza, specie in un mondo in cui i ragazzi sono sempre più esposti all'odio, al machismo e al sessismo online. Ancora in Italia manca l'educazione sessuo-affettiva: nelle scuole i ragazzi fanno i sondaggi su quali ragazze, tra quelle uccise, meritassero maggiormente di morire, ma il governo ritiene più importante tutelare dall'"ideologia gender", che assumersi davvero la responsabilità dei femminicidi. Così il compito di proteggersi è lasciato alle donne stesse («Il braccialetto elettronico dà l’alert. Poi la vittima deve trovare un rifugio, in una chiesa o in una farmacia», ha detto di recente ministro della Giustizia Carlo Nordio) e si finge ancora che morti come quella di Martina Carbonaro siano prevedibili, ma non evitabili.







