Mentre cammina, mentre prende la metro, mentre va a correre al parco, mentre torna a casa di sera, una ragazza ogni tanto pensa «speriamo di non venire stuprata». Da quanto le succede? Non lo sa, da sempre, da quando ha iniziato a leggere le storie delle altre e ha pensato che le assomigliassero. «In un certo senso crediamo che il “nostro stupratore” sia già là fuori che, inevitabilmente, ci aspetta nell’ombra», scrive l'autrice femminista Leslie Kern e lo crediamo, a maggior ragione, quando subiamo catcalling, quando ci fischiano e commentano per strada e magari siamo sole.
- «Voi con queste gonnelline mi provocate»
- Le molestie nel metaverso
- Il Regno Unito si schiera contro il catcalling
Capita, ci è capitato, che gli uomini questo non lo capiscano, che ci dicano che dovrebbe farci piacere e che, comunque, non tutti gli uomini stuprano. Solo che gli stupratori non è che ce l'abbiano scritto in faccia e, secondo il primo Rapporto Univ-Censis La sicurezza fuori casa, sono quasi 7 su 10 (il 67,3%) le donne che hanno paura quando devono tornare a casa la sera. Come spiega un nuovo studio dell’Universidad Nacional Autónoma del Messico, il catcalling viene normalizzato per mancanza di empatia e così, nel caso non gli bastino le storie delle donne nel mondo reale, c'è un nuovo modo per far capire agli uomini cosa si prova, tramite la realtà virtuale
Catcalling e realtà virtuale
La realtà virtuale con video a 360 gradi rientra nelle tecnologie in grado di agire sull'emotività, coinvolgere l’utente e aiutarlo a immedesimarsi in una situazione che normalmente non vive facendogli assumere un nuovo punto di vista.
L'esperimento svolto dall’Universidad Nacional Autónoma del Messico ha presentato a 44 uomini due diverse forme di narrazione, una tramite testo e l'altra tramite in RV con video 360°. Nel video con Realtà i partecipanti hanno indossato il visore e visto dei contenuti girati in prima persona da una donna. Il video era diviso in diverse parti: prima gli uomini dovevano cercare di imitare un avatar femminile per creare un senso di incarnazione, poi "vivevano" delle scene di vita quotidiana attraverso i suoi occhi e, infine, venivano esposti a commenti sessuali e molestie.
«Alla luce del fenomeno sempre più diffuso del catcalling, questo studio ha utilizzato la realtà virtuale immersiva per consentire ai partecipanti di sesso maschile di sperimentare direttamente il catcalling nel contesto della mobilità quotidiana», spiegano i ricercatori, «Abbiamo registrato le emozioni riportate dai partecipanti dopo l'esperienza RV e i nostri risultati indicano che sperimentare situazioni di catcalling da una prospettiva in prima persona, mediata dalla RV, aumenta significativamente le emozioni di disgusto e rabbia dei partecipanti». Queste emozioni, secondo gli studiosi, sono particolarmente importanti perché aiutano i soggetti a connettersi con le conseguenze emotive e psicologiche delle proprie azioni, costruiscono autoconsapevolezza come primo passo verso il cambiamento comportamentale.
«L'utilizzo dell'incarnazione virtuale per migliorare la sensibilità emotiva negli uomini è promettente sia per le applicazioni cliniche che educative», spiegano i ricercatori, «In ambito clinico, può fungere da intervento per aumentare la consapevolezza emotiva e l'empatia di individui che hanno messo in atto delle molestie, con l'obiettivo di modificarne il comportamento». Ma la virtual reality può essere utile anche in contesti educativi. «La realtà virtuale», spiegano infatti, «può essere impiegata per simulare ambienti che illustrano vividamente l'impatto negativo delle molestie per strada, come il catcalling, consentendo ai partecipanti di sperimentare direttamente il disagio emotivo causato da tali situazioni».











