Sui social sotto la foto postata su X di J.K. Rowling che festeggia per la sentenza contro i diritti delle persone trans, qualcuno parla di «un nuovo livello di cattiveria», qualcuno scrive «Immagina essere ricca e famosa e passare la tua vita a odiare le persone trans», qualcun altro la paragona a Lord Voldemort. Nello scatto l'autrice ha un sigaro in mano ricreando una famosa scena di A-Team e nella caption ha scritto: «Vado matta per i piani ben riusciti». Si sta rallegrando della nuova storica sentenza della Corte suprema del Regno Unito che stabilisce che, ai fini delle pari opportunità, la definizione giuridica di “donna” vale solo per le persone biologicamente di sesso femminile e non per le donne trans.
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La sentenza è arrivata dopo anni di lotte in tribunale sollevate da For Women Scotland, un'associazione che Rowling sostiene e a cui, nel febbraio del 2024, ha donato 70mila sterline. È un passo indietro per i diritti delle persone trans e contribuisce ad alimentare lo stigma e la discriminazione, l'idea che si tratti di persone pericolose che vogliono intrufolarsi nei bagni delle donne per molestarle o "rubare" i loro diritti, il tutto senza alcun reale riscontro nei fatti.
J. K. Rowling e la nuova sentenza
Da tempo J. K. Rowling esprime apertamente sui X le proprie posizioni transfobiche allineate a quelle delle cosiddette "TERF" (Trans Exclusionary Radical Feminist) , femministe «gender critical», che sostengono che le donne trans vadano escluse dalle lotte per i diritti delle donne e, anzi, che siano un pericolo. Ma Rowling non si limita a dire la sua a un pubblico di 14 milioni di follower, usa la propria ricchezza e la propria influenza per scopi politici, e questa sentenza ne è la prova.
Sui social i fan della saga di Harry Potter sono divisi. C'è un'intera generazione di ragazzi che è cresciuta con i romanzi del famoso mago, che hanno finito per rappresentare molto di più che una semplice lettura. Per chi ama Harry Potter, non si tratta solo di una storia di magia, ma di comunità, conforto, identificazione e, al colmo del paradosso, di valori come l'accettazione dei diversi e degli esclusi. Sono tanti i ragazzi LGBTQIA+ che hanno trovato rifugio nei romanzi di Rowling e per questo le sue posizioni transfobiche feriscono e risultano quasi incomprensibili.
Dovremmo boicottare J.K. Rowling?
Come scrive Claire Dederer in Mostri. Distinguere o non distinguere le vite dalle opere: il tormento dei fan, vedere Rowling gioire della cancellazione e dell'oppressione di quelle che sono al momento alcune tra le persone più discriminate al mondo «complica» l'amore dei fan per Harry Potter. «"Complica" è toppo poco», scrive Dederer, «la consapevolezza rovina l'amore». «Che cosa facciamo con l'arte dei mostri?», si chiede ancora l'autrice in un dilemma che non ha risposte chiare e si porta dietro un conflitto morale ed emotivo, «Che cosa facciamo con le persone orribili che amiamo? Le tagliamo fuori dalla nostra vita? Le giustiziamo in modo rapido e indolore? Le cancelliamo? A volte. Ma è un processo straziante». «Ci chiediamo (o magari no, ma a tentoni cerchiamo di affrontare il problema): Quanto è orribile la loro orribilità? Quanto li amiamo? E quanto è importante per noi quell'amore?».
Siccome l'amore per Harry Potter è tanto, per tante persone, c'è, naturalmente, chi chiama in causa la separazione tra opera e artista, eppure questo significa ignorare il potere di Rowling, gli effetti concreti che la sua visibilità e i suoi soldi hanno e avranno a livello politico. Significa, che ci piaccia o no, contribuire, essere complici. «Ecco perché continuiamo a dire di NON guardare la nuova serie», scrive su Threads un attivista, «Ecco perché critichiamo gli attori che accettano i ruoli. J.K. Rowling sta danneggiando le donne transgender. Non esiste una "separazione tra l'arte e l'artista". Qualsiasi cosa che le faccia guadagnare soldi finanzia gli attacchi alle donne trans».
In molti sono pronti a condannarla (l'hanno fatto anche Emma Watson e Daniel Radcliffe negli anni), ma in quanti sono disposti a rinunciare, a boicottare, a prendere una posizione che implichi una percentuale di sofferenza in prima persona? Sembra che il dilemma si riduca a un bilanciamento tra il dolore che ci provoca vedere Rowling che festeggia col sigaro in mano e il dolore che ci provoca rinunciare alla nuova serie, a comprare i gadget magari, ad alimentare in qualsiasi modo l'impero dell'autrice, per amore della sua opera. E allora dovremmo fare i conto il privilegio che ci permette di ignorare il fatto che il potere di Rowling inciderà sulle leggi e sulle vite delle persone. Cercare una soluzione è, come scrive Dederer, «un processo straziante». È doloroso nella misura in cui implica sentimenti profondi e irrazionali e difficilmente sminuirli e dipingere i fan di Harry Potter come bambocci incapaci di staccarsi dalla loro idolatria aiuterà. D'altra parte, se è di fedeltà all'opera che stiamo parlando, se il punto è l'amore per i personaggi e il loro coraggio nel scegliere il bene andando controcorrente, allora la strada è già tracciata.










