È un esperimento sul revenge porn e sulla condivisione non consensuale di materiale intimo ma è anche molto di più. A Roma sono comparsi dei volantini con diverse scritte e, al di sotto, un Qr code: «Guardate tutti quella stronza della mia ex nuda!!!», «Vaffanculo Elisa!!! Ora tutti vedranno i tuoi video!!!», «Guardate Francesca quanto è stata brava l'altra notte!!». Ad affiggerli in giro per la città sono state alcune studenti ventenni dello Ied, Clara Vella, Carlotta Ardu, Gaia Parmigiani, Pamela Marcelli e Martina Martucci, tutte ventenni, che hanno lanciato l'iniziativa per sensibilizzare sul tema della violenza tramite immagini.

La domanda sorge spontanea: chi ha scannerizzato il Qr code? E con che intento l'ha fatto?

I volantini sul revenge porn per le strade di Roma

«Abbiamo posizionato una serie di volantini con dei QR code accompagnati da frasi provocatorie che suggerivano l'accesso a nudes di ex fidanzate», spiegano le studenti, «Ma la realtà è un'altra: scannerizzando il codice, il link non porta a immagini private, ma a un video che colpevolizza chi ha compiuto il gesto. Se guardi, sei complice. Il video rimanda poi al sito ufficiale dell'iniziativa». Il progetto universitario è nato a partire da un tema che stava a cuore alle ragazze per sottolineare come l'indifferenza e la complicità amplifichino il problema. I volantini sono stati affissi nei bagni dei locali e delle università e in diverse zone di Roma per capire come avrebbero reagito le persone .«Ci siamo appostate per vedere come reagivano i passanti, se strappavano i poster o se provavano a vedere i video», racconta Clara Vella a Open, «Ci aspettavamo più reazioni, più indignazione. Invece, abbiamo visto molti ragazzi giovani e uomini di 50-60 anni scannerizzare il codice senza battere ciglio. È stato scioccante. Mentre lo facevano, ci chiedevamo: “Saranno consapevoli di essere complici?”».

In totale, in una settimana, 8000 persone hanno scannerizzato il Qr code. Qualcuno l'avrà fatto per curiosità, per vedere se ci fossero davvero delle foto o, come in questo caso, qualcosa di diverso. Ma, se ci fosse effettivamente stato del materiale intimo diffuso in modo non consensuale, il motivo del click non sarebbe stato così rilevante. Come sottolineano le studentesse «ci sono milioni di persone in Italia che sono coinvolte in questo fenomeno, in modo diretto o indiretto».

I dati parlano di 14 milioni di persone che in Italia hanno visualizzato contenuti privati diffusi in modo non consensuale e l’84% di chi riceve queste immagini e le condivide si dice pronto a farlo di nuovo. «È un comportamento che va fermato», aggiunge Vella, «manca ancora tanta consapevolezza. E complice di questo è l’assenza di un’educazione sessuale nelle scuole. Alla base di tutto, bisogna insegnare il rispetto per l’altro genere, il rispetto per il corpo e per le emozioni. Non basta inasprire le pene, serve l’educazione tra i banchi di scuola».