Secondo un nuovo studio del King's College di Londra condotto in 30 Paesi in occasione della Giornata internazionale della donna, il 53% delle ragazze della Generazione Z si definisce femminista rispetto al 32% dei ragazzi con un divario di 21 punti percentuali. È la generazione più polarizzata di sempre, dicono gli esperti, le giovani donne sono sempre più informate sui loro diritti e attive politicamente, i giovani uomini sono più conservatori, pensano che il femminismo faccia più bene che male, sei su 10 (60%) concordano sul fatto che viene chiesto loro uno sforzo eccessivo per sostenere l'uguaglianza di genere.
È con questa spaccatura interna che la Gen Z attraverserà la Giornata internazionale dei diritti delle donne, una data, quella dell'8 marzo sempre in bilico tra cioccolatini, auguri e luoghi comuni sulle donne da una parte, e lotta per maggiori diritti dall'altra. In mezzo, gli hashtag #internationalwomensday #IWD2025 #8marzo che accompagneranno i video di oggi su TikTok.
Gen Z e Gender gap
L'approccio della Gen Z alla parità di genere è sempre stato più sfaccettato rispetto alle generazioni precedenti. I ragazzi che si interessano alle tematiche di genere sono consapevoli che non si può costruire un mondo più equo per le donne senza tenere conto anche di altre forme di oppressione, come il razzismo, l'abilismo o il classismo. La Gen Z ha anche un approccio al genere più fluido e meno binario: secondo in un’indagine Ipsos 2024 in 26 Paesi, il 17% della Gen Z si identifica come Lgbtq+ e la percentuale è in crescita, anche negli Stati Uniti, nonostante le spinte repressive del nuovo governo.
Se i ragazzi oggi rivendicano la libertà di essere ciò che vogliono al di fuori dei ruoli imposti dalla società è anche perché hanno più facilmente accesso a contenuti su femminismo, diritti, mondo Lgbt+, forme di discriminazione e di lotta. Questo è in gran parte merito dei social media che, nel bene e nel male, hanno caratterizzato la cosiddetta Quarta Ondata del femminismo tra hashtag virali come il #MeToo, infografiche su Instagram e attivismo online.
Luci e ombre tra i trend TikTok
Oggi molti dei temi che toccano la Gen Z a livello mainstream emergono su TikTok. Negli ultimi anni trend apparentemente leggeri, hanno portato ad affrontare argomenti importanti come, ad esempio, la violenza sessuale, il victim blaming, la paura di essere aggredite. Si è discusso di video come quelli sul Denim Day e la cosiddetta "sentenza dei blue jeans" o della domanda virale «Preferiresti trovarti in un bosco con un uomo o con un orso?». Secondo un’indagine dell’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes, insieme alla community di Scomodo che ha coinvolto oltre 2.700 ragazzi e ragazze italiani under 26, la metà degli intervistati (48%) dichiara di aver subito almeno un episodio di violenza. In particolare il 67% delle ragazze ha subito catcalling (a fronte del 6% dei maschi) e il 45% molestie sessuali (a fronte del 18% dei maschi. Inoltre il 58% dei ragazzi individua nel revenge porn il rischio maggiore che si corre sul web.
Su TikTok emerge anche il tentativo, caotico ma presente, di smontare alcuni stereotipi di genere. Sempre in base ai trend si è parlato di mansplaining e di pick-me girl (ossia della tendenza di alcune ragazze a mostrarsi "diverse dalle altre" sminuendo chi è più femminile), si è discusso di finanza con il trend Girl Math e di microfemminismo. Anche il lavoro è un tema caro alla Gen Z, tra video sul quiet quitting e sui lazy girl job. A oggi, secondo gli ultimi dati INPS, in Italia le donne lavoratrici hanno uno stipendio medio più basso del 20% rispetto agli uomini. Questo avviene anche se sono più formate: le donne con un livello di istruzione più alto rispetto al lavoro che fanno sono più degli uomini (29,4% contro 25,4%), specie nella fascia tra i 25 e i 34 anni dove la percentuale supera il 40%.
I problemi sono ben visibili sul social preferito della Gen Z con trend che romanticizzano la perdita di indipendenza da parte delle donne (i video sulle stay at home girlfriend ad esempio) o le relazioni tossiche, la gelosia e i «malesseri». Secondo un indagine di Save the Children e IPSOS, il 43% degli adolescenti italiani ritiene che una ragazza possa sempre evitare un rapporto sessuale non voluto e il 29% che le vittime di una violenza possano provocarla con il loro modo di vestire. Quasi il 20% delle ragazze e dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni pensa che sia legittimo dare uno schiaffo ogni tanto al partner e il il 30% ritiene che la gelosia sia un segno di amore.
Tuttavia è proprio in ambito relazionale che le ragazze della Gen Z stanno provando a cambiare approccio. Forse i video sul celibato volontario e quelli sul movimento coreano delle 4B (niente appuntamenti, niente sesso, niente matrimonio, niente gravidanze) potranno sembrare provocatori e lo stesso vale per il trend #womeninmaledominatedfield dove le ragazze provano a ripagare i loro fidanzati con gli stessi comportamenti tossici dei loro ex. Eppure sono in molte a dichiarare che, o troveranno un #softboy lontano dalla mascolinità tossica, o sono pronte a restare da sole.










