Nello stilare il suo report annuale Rainbow Europe sullo stato dei diritti LGBT+ in Europa, l'associazione ILGA ha dedicato ben quattro pagine alla situazione in Italia. Sono tante rispetto alle due pagine stilate in media per gli altri Paesi analizzati e mostrano un quadro allarmante, un elenco di discriminazioni e violenze di vario tipo, tentativi di invisibilizzare la comunità LGBT+ e di privarla dei propri diritti. Il report analizza i dati raccolti da gennaio a dicembre 2024 e conferma anche quest'anno l'Italia al trentacinquesimo posto su quarantanove Paesi, persino al di sotto dell'Ungheria di Orban, con una percentuale di diritti riconosciuti e tutelati pari al 25,41%. Al primo posto si conferma, invece, per il nono anno consecutivo Malta (con l'87,83%), al secondo l’Islanda (83,01%) e al terzo posto il Belgio (78,48%).

l'italia nella classifica rainbow europe sui diritti lgbt 2025pinterest
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La situazione in Italia

La situazione in Italia non è rosea e questo vale per quasi tutti i parametri presi in considerazione dal report: uguaglianza e non discriminazione (tutelate solo all'8,74%), famiglia (17,14%), crimini generati dall’odio e discorsi d’odio (0%), riconoscimento legale del genere (48%), integrità corporea intersessuale (0%), e diritto di asilo (33,33%). L'unico bollino verde riguarda lo spazio nella società civile, e quindi il pieno esercizio della libertà di riunione, associazione ed espressione per le persone LGBTI (tutelato al 100%).

Entrando nel dettaglio, il report cita diversi esempi, dalle aggressioni omofobe e transfobiche avvenute in tutta la penisola (a Palermo dove sei giovani sono stati circondati e picchiati da un gruppo di 12 persone, a Milano dove un uomo di 22 anni è stato aggredito e accoltellato perché gay, in provincia di Viterbo dove due donne trans sono state avvicinate e aggredite da un gruppo di circa dieci giovani, solo per citarne alcuni), fino ai casi di discriminazione che avvengono nella vita di tutti i giorni, come quando a una coppia gay di Modena è stato negato l’affitto per ragioni legate all'orientamento sessuale. ILGA non dimentica di sottolineare le posizioni dell'attuale governo nei confronti della comunità LGBT+: le dichiarazioni transfobiche della ministra Roccella sulla «realtà intrinseca del sesso biologico», gli attacchi alla pugile Imane Khelif e l’apertura di un’istruttoria sul corso "Teorie di genere e queer" all’Università di Sassari da parte della ministra dell’Università Anna Maria Bernini. Si parla anche della proposta di legge contro la fantomatica "teoria gender" firmata dalla leghista Laura Ravetto e dell’ispezione avvenuta lo scorso giugno nel centro per l'incongruenza di genere dell'ospedale Careggi per valutare l’uso dei bloccanti della pubertà da parte degli adolescenti trans.

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Il rapporto prende in esame temi ampiamente dibattuti (come l'educazione sessuale e la risoluzione contro il «gender nelle scuole» e la legge che rende la gestazione per altri reato universale), ma anche forme di violenza e invisibilizzazione più subdole, come quando, lo scorso gennaio, il ministro dell’Istruzione Valditara ha cancellato dalla circolare sulla Giornata della Memoria i riferimenti alle persone omosessuali deportate e uccise nei campi di sterminio per via del loro orientamento sessuale.

Secondo Alessandro Zan, che ha presentato il report al Parlamento Europeo, l'analisi «Restituisce un quadro allarmante e evidenzia una saldatura tra i regimi illiberali e gli attacchi alla comunità LGBTQIA+». «La Gpa reato universale, vietare la trascrizione degli atti di nascita dei figli delle coppie arcobaleno, la lotta contro la bufala costruita ad arte dell’ideologia gender», osserva, «sono tutte misure che colpiscono bambini, famiglie e lavoratori, negano i diritti fondamentali e violano i principi dell’Unione Europea».