Partiamo dai dati: secondo un'indagine di Global Thinking Foundation e Roba da Donne, in Italia il 68,8% delle donne si dichiara economicamente autonoma a fronte di un 31,2% che dipende da partner o da altro familiare. Le cosa stanno migliorando: nel 2017 il 37% delle donne era dipendente da altri economicamente. Eppure ancora solo il 58% delle italiane ha un conto corrente intestato personalmente, il 12,9% ne ha solo uno intestato con il partner o altro familiare, e il 4,8 non ne ha nemmeno uno. La mancanza di indipendenza economica continua ad avere una stretta correlazione con la violenza di genere tanto che il 74% delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza riporta situazioni di sofferenza economica: si parla di impossibilità di usare il proprio reddito, di conoscere l’ammontare del denaro disponibile in famiglia, di prendere decisioni su come gestire i soldi familiari. Delle oltre 14mila donne che hanno chiamato il numero antiviolenza 1522 lavorano meno della metà.



La violenza economica ha radici profonde che derivano anche dalla convinzione, ancora diffusa, che le donne siano meno propense ad occuparsi della gestione economica e finanziaria. Sono stereotipi che si formano molto presto e che possono dare origine a cattive abitudini, limitare l'autonomia e trasformarsi in campanelli d'allarme. Per questo abbiamo chiesto qualche consiglio su come tutelarci a Giovanna Boggio Robutti, Direttrice Generale della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (FEduF) costituita su iniziativa dell’ABI.

Come agisce la violenza economica all’interno di relazioni tossiche o violente?

La violenza economica è un abuso che può avere forme differenti e gravi: dal controllare o limitare l’accesso ai soldi fino ad obbligare la partner a indebitarsi o a partecipare ad attività di cui non è consapevole. È di fatto una forma piuttosto subdola di violenza di genere ed è spesso difficile da individuare poiché in numerose realtà sociali non solo è presente, ma è accettata dalle stesse donne. Le forme più evidenti si hanno quando in ambito famigliare alla donna viene proibito di avere un lavoro, poiché questo darebbe uno spazio di autonomia con tutto ciò che ne consegue: la gestione diretta del proprio denaro, l’apertura di un proprio conto corrente e quindi la libertà di scegliere come usare i propri soldi. La privazione di questi spazi dà la possibilità di un controllo totale ed è una violenza a tutti gli effetti.

L'educazione finanziaria è uno strumento per prevenire la violenza di genere?

La violenza economica attecchisce meno laddove trova donne consapevoli e soprattutto con una solida indipendenza. Per prevenirla quindi occorre fare informazione e rendere consapevoli le donne che dover chiedere soldi al partner anche per piccoli acquisti non è una situazione accettabile, così come non lo è dover rendere conto delle proprie spese. Servono quindi consapevolezza, autostima, ma anche la conoscenza di nozioni finanziarie di base, a partire dalle più semplici: ed è qui che entra in gioco l’educazione finanziaria. Senza questa competenza fondamentale, una persona è facilmente vittima di controllo economico, perché non pienamente consapevole dei suoi diritti e priva di strumenti di autonomia, quindi di libertà.

Che cosa dovremmo chiederci per capire se stiamo salvaguardando la nostra indipendenza economica?

Abbiamo visto che la violenza economica si traduce in atti deliberati di controllo e monitoraggio del comportamento di una persona in tema di utilizzo del denaro. In tutti gli atteggiamenti vessatori e violenti c’è un minino comun denominatore: negare la gestione delle risorse economiche, esponendo l’altro a debiti, o ancora impedendole di avere un lavoro e un'entrata finanziaria personale e di utilizzare le proprie risorse secondo la sua volontà. Riassumendo tutti quei comportamenti messi in atto che, come obiettivo, vogliono impedire che la donna possa diventare economicamente indipendente. Spesso proprio le donne faticano a riconoscerla come vera e propria violenza, a causa di stereotipi che la giustificano culturalmente. Quindi le domande giuste da porsi sono: “Gestisco da sola i miei soldi? Ho un conto corrente tutto mio? Ho libero accesso al mio denaro?” Ma, soprattutto, “Come posso imparare ad essere autonoma e chi mi può aiutare?”.

Ci sono comportamenti che possono trasformarsi in campanelli di allarme?

Delegare totalmente ad altri le decisioni economiche. Non dimentichiamo che il denaro è uno strumento indispensabile per il benessere presente e futuro e che la vita ci riserva sorprese non sempre positive.

Come possiamo tutelarci a livello di prevenzione, quindi?

Se dovessimo scegliere tre punti fondamentali direi:

1. Sviluppare e proteggere la propria autonomia economica aprendo un conto corrente a proprio nome dove versare le proprie entrate e uno strumento di pagamento a proprio nome;

2. Proteggere i propri beni personali e il proprio reddito, insieme al patrimonio della famiglia

3. Evitare di esporsi a sovraindebitamento, specie su conti correnti cointestati firmando, ad esempio, documenti proposti dal partner senza informarsi sulle conseguenze finanziarie e giuridiche degli stessi.

Che fare, invece, quando la situazione precipita?

Abbiamo visto come le stesse vittime a volte fatichino a riconoscere la violenza economica, quindi la prima cosa da fare è sapere che esiste. Poi, bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto, soprattutto in fase preventiva e di parlarne con le persone di cui ci fidiamo, meglio ancora se donne. Se avvertiamo di essere vittima di violenza economica possiamo rivolgerci al 1522, il servizio nazionale gratuito di prima assistenza per le donne vittime di violenza o alle tante associazioni presenti in tutta Italia che affiancano le donne in condizione di difficoltà.

Ci sono delle letture o delle risorse utili, sempre pensando alle ragazze giovani, che può consigliare per l’educazione finanziaria?

Ci sono tanti libri su questo argomento scritti proprio per le donne; il portale www.curaituoisoldi.it con consigli utili sulla gestione del denaro e le iniziative della FEduF sul contrasto al gender gap. Di recente l’ABI e la Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio (FEduF) hanno sviluppato la guida contro la violenza economica (su www.abi.it ), realizzata in raccordo con il Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in condivisione con le banche e le Associazioni dei consumatori. Con un linguaggio semplice e immediato, il vademecum intende approfondire i principali aspetti che riguardano questa forma di violenza per aiutare le donne che la subiscono e per supportare i cittadini anche nella comprensione e nel riconoscimento del fenomeno. Un altro importante momento di educazione finanziaria, gratuito e aperto a tutti, è rappresentato dalla nona edizione del Salone dei Pagamenti, organizzato da ABIEventi dal 27 al 29novembre a Milano, presso l’Allianz MiCo. L’appuntamento sulle frontiere dell’innovazione nei pagamenti accoglierà oltre 2.000 studenti e proporrà numerosi incontri per le scuole che puntano a fornire a ragazze e ragazzi le competenze fondamentali per la gestione consapevole delle risorse economiche.