Mentre negli Stati Uniti le persone trans stanno pensando di lasciare il Paese dopo che Donald Trump ha vinto le elezioni portando avanti una campagna che promette di limitare notevolmente i loro diritti e, intanto, qui in Italia si parla di limitare l'accesso ai farmaci bloccanti della pubertà per gli adolescenti trans, si avvicina anche quest'anno il Transgender Day of Remembrance. Il 20 novembre si ricordano le persone trans uccise dalla transfobia, spesso lasciate sole da vive e dimenticate poi da morte con i media che ancora ne raccontano le uccisioni senza rispettare i loro nomi e la loro identità di genere. Del resto, come scrive l'autrice femminista Sara Ahmed, «Le vite queer devono prima essere riconosciute come vite per poter essere compiante nella morte».
Anche quest'anno, però, c'è chi celebra il valore della memoria e il 16 novembre a Milano (alle 16:30 in Piazza Oberdan) si terrà Trans Lives Matter, la marcia silenziosa per commemorare le persone transgender uccise per motivi d'odio in Italia. «Per il terzo anno consecutivo», spiegano gli organizzatori, le associazioni ACET (Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere) e Sportello Trans di Ala Milano onlus, «abbiamo deciso di portare le nostre vite, il nostro dolore e la nostra indignazione nelle vie più centrali della città di Milano per dare un segnale preciso alla società, alla politica e alle istituzioni: le vite delle persone trans contano».
Sono 443 le persone che quest'anno sono morte per transfobia nel mondo e i casi riportati aumentano di anno in anno. «Stiamo parlando di più di una persona trans al giorno che perde la vita per cause violente», commentano gli organizzazioni della marcia, «Più di 5000 le persone trans che abbiamo perso dal 2008 ad oggi: sono tantissime, se si considera che siamo l’1% della popolazione mondiale». In Italia, con l'affossamento del ddl Zan, non abbiamo ancora una legge a tutela dell'omotransfobia e questo contribuisce a collocare l'Italia, nella Rainbow map di Ilga Europe sulle politiche a tutela delle persone LGBT+, al trentaseiesimo posto su 48 Paesi.
Ricordare le vittime significa restituire loro il valore di vite degne di essere vissute e meritevoli di essere compiante. Come nel caso di Cloe Bianco, la professoressa che, dopo essere stata allontanata nel 2015 dal suo lavoro a scuola per aver deciso di indossare abiti femminili, nell’estate del 2022, si è data fuoco nel suo camper. Oppure il caso di Chiara, ragazza transgender di 19 anni che si è tolta la vita nell’ottobre del 2022. «Si era rivolta agli operatori del Gay Center di Roma per chiedere aiuto», raccontano le associazioni di Trans Lives Matter, «Chiedeva "Perché devo soffrire se voglio mettere un rossetto o truccarmi? In fondo sono solo un essere umano. Mi sento una donna, vorrei non avere paura. Ma sono in un labirinto senza uscita"». Anche Elios, giovane persona non binaria, si è tolta la vita l'anno scorso a 15 anni e gli studi confermano che esiste una relazione tra i provvedimenti contro i diritti trans e l'aumento del tasso di suicidi. «Esiste un filo rosso che collega tutte queste terribili morti», concludono gli organizzatori della marcia, «e si chiama transfobia».






